Vaccini, ora basta il domicilio: ma aprile ancora a rilento. In campo anche biologi e ostetriche

Mercoledì 31 Marzo 2021 di Diodato Pirone
Vaccini, ora basta il domicilio: ma aprile ancora a rilento. In campo anche biologi e ostetriche

Sul fronte delle vaccinazioni quella di ieri è stata una giornata da giravite. Un'aggiustatina qui, da parte del capo della Protezione Civile, l'ingegner Fabrizio Curcio, che vuole un decalogo per la distribuzione delle fiale che avanzano a fine giornata. Un colpetto di là, da parte del commissario, il generale Francesco Figliuolo, che ha proposto di aggregare all'esercito dei vaccinatori anche i biologi e gli ostetrici e che, con un'apposita norma, ha ordinato alle Regioni di vaccinare non solo i residenti ma anche coloro che per lavoro o studio sono domiciliati nei loro territori. Si tratta di centinaia di migliaia di persone fra insegnanti, appartenenti alle forze dell'ordine ma anche dipendenti di imprese private.

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LUCI E OMBRE
Figliuolo nel corso di una audizione in Parlamento ha dipinto uno scenario dell'operazione vaccini ricco di luci ma senza nascondere qualche ombra. Per il generale-commissario non c'è dubbio che il sistema italiano stia rispondendo accettabilmente all'enorme sfida della vaccinazione. «Ora abbiamo oltre 2.000 punti di somministrazioni in tutt'Italia - ha detto Figliuolo -. Si tratta di allargare al massimo il numero dei vaccinatori anche a biologi o ostetriche pur di poter proteggere l'80% degli italiani entro settembre. Non dobbiamo più star lì a discutere del punto o del punto e virgola di fronte ad una missione che riguarda tutti».
Ok i soldati, ma le munizioni? Il generale sui numeri dei vaccini, pur dimostrando ottimismo, si è ben guardato dall'usare toni trionfali. «In queste ore ci stanno arrivando tre milioni di dosi, il che vuol dire che chiuderemo il primo trimestre intorno a quota 14,5 milioni di vaccini, circa un milione in meno rispetto alle stime di gennaio ma qualcosa in più rispetto alle previsioni di inizio marzo».

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E ad aprile? «Ne arriveranno 8 milioni - ha spiegato il Commissario - di cui 400.000 mila del nuovo vaccino monodose della Johnson&Johnson». Quest'ultimo - come la stessa multinazionale americana ha annunciato - sarà disponibile in Europa solo da lunedì 19 aprile. E allora non occorre essere dei geni della matematica per capire che 8 milioni di vaccini suddivisi per i 30 giorni di aprile equivalgono a qualcosa meno di una media di 300.000 somministrazioni quotidiane. Oggi viaggiamo su circa 250.000 al giorno. E dunque la velocità delle vaccinazioni del prossimo mese non dovrebbe discostarsi troppo da quella attuale anche se è ipotizzabile una graduale lievitazione dei numeri nel corso di aprile tale per cui da maggio in poi si possa effettivamente raggiungere il livello di 500.000 iniezioni al giorno ipotizzato nei piani governativi.

 


A maggio e giugno, ha lasciato capire Figliuolo, dovrebbe davvero arrivare la valanga di 40/45 milioni di dosi, a botte di 5 milioni a settimana, che segnerebbe la svolta sul fronte della guerra al Sars CoV-2.
Per questo il commissario, davanti ai parlamentari e non senza ironia («Devo stare attento a non fornire strafalcioni a Crozza e Littizzetto»), ha investito sulla limatura dei piani d'attacco. «Non voglio fare polemiche - ha detto con una stoccata al presidente della Campania, Vincenzo De Luca (ma anche a quello del Veneto, Luca Zaia) - ma se una Regione dovesse mai comprare un vaccino sarebbe poi obbligata dalla Costituzione a distribuirlo a tutti gli italiani». «Abbiamo chiuso con le categorie e con le eccezioni anche per evitare nepotismi - ha continuato - Se allarghiamo i vaccini alla grande e piccola distribuzione, ai postini, agli operatori ecologici allora che succede con i fragili e gli over 80?».

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Intanto sul versante della pandemia ieri l'Istituto Superiore di Sanità con un apposito studio ha confermato che la variante inglese ha soppiantato anche in Italia la versione originale del Covid-19. La nuova forma del virus è responsabile dell'86,7% dei contagi, quasi 9 su 10, con una velocità di trasmissione maggiore del 37%. La variante brasiliana è riscontrata nel 4% dei casi mentre è relativamente poco rilevante (0,1% delle nuove infezioni) il peso della variante sudafricana.

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Ultimo aggiornamento: 1 Aprile, 09:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA