Vaccino, chi è indeciso (e perché): in uno studio della Cattolica l'analisi degli esitanti

Venerdì 3 Settembre 2021 di Stefania Piras
Vaccino, chi e perché è indeciso: in uno studio della Cattolica l'analisi degli esitanti

Perché ci sono persone che ancora non sono convinte dell'efficacia del vaccino? I pilastri su cui si fonda l'esitazione vaccinale sono essenzialmente quattro: il tempo, la consapevolezza, la personalizzazione e la fiducia. A metterli a fuoco, uno studio pubblicato su Eclinical Medicine del gruppo The Lancet, frutto della collaborazione tra Università Cattolica, New York Medical College, Università di Belgrado e di Verona. Lo studio è firmato da Fidelia Cascini, Ana Pantovic, Yazan Al-Ajlouni, Giovanna Failla e Walter Ricciardi.  

Gli autori hanno effettuato una ricognizione di tutta la letteratura scientifica pubblicata, selezionando 209 studi. La prima constatazione è stata che i tassi di esitazione vaccinale variano molto e quelli più alti si registrano nei Paesi arabi. Tra i quattro pilastri dell'esitazione, in primis: il fattore tempo: la disponibilità delle persone a farsi vaccinare aumenta quando viene consentito loro di attendere più a lungo, prima di ricevere il vaccino e «da questo punto di vista, la velocità alla quale sono stati messi a punto i vaccini contro il Covid-19 aumenta la percezione di una loro scarsa sicurezza». «È interessante notare che in alcuni studi, la disponibilità delle persone a farsi vaccinare è aumentata quando è stato offerto loro di aspettare ancora un po' di tempo prima di ricevere il vaccino - si legge - Le principali barriere che hanno contribuito all'esitazione del vaccino negli studi esaminati e sono state identificate come le più frequenti erano la paura della sicurezza e degli effetti collaterali del vaccino, la sua efficacia e la velocità impiegata nello sviluppo di questo vaccino, rispetto ad altri vaccini»​.

Il secondo ostacolo all'accettazione del vaccino è la scarsa consapevolezza di rischi e benefici: tra le popolazioni più esitanti vi sono quelle dei contesti a basso reddito, le minoranze razziali e con un basso livello di istruzione. «Informazioni più complete e comprensibili a tutti, sono la chiave per cancellare i dubbi», spiegano gli autori.

Il terzo problema è la mancanza di personalizzazione nella scelta del vaccino, reso più complesso dalla rapidità con la quale viaggiano le informazioni su Internet e social. «Migliorare le strategie di comunicazione ufficiali faciliterebbe il dialogo con le persone».

Infine, pesa la poca fiducia verso l'operazione vaccinale: avere l'impressione di trovarsi al cospetto di un professionista competente, aperto e onesto, gioca un ruolo fondamentale in questo senso. «È dunque importante offrire ai vaccinandi un ambiente familiare».

«L'esitazione vaccinale è un fenomeno multifattoriale influenzato da una serie di fattori: cognitivi, psicologici, socio-demografici, politici e culturali», spiega Fidelia Cascini, docente di Igiene generale e applicata presso l'Università Cattolica, campus di Roma e primo autore dello studio. «Ci auguriamo - conclude - che i governi utilizzino quanto emerso da questo studio, per adattare le proprie strategie». 

 

 

Cosa dice lo studio 

La premessa, il pilastro fondante con cui si apre la ricerca è l'importanza del raggiungimento dell'immunità di gregge. «Sono necessari alti tassi di vaccinazione in tutto il mondo per stabilire un'immunità di gregge e fermare l'attuale evoluzione della pandemia COVID-19. L'esitazione del vaccino è una grande barriera nel raggiungimento dell'immunità di gregge in diverse popolazioni», si legge all'inizio del documento reperibile su Eclinal Medicine. 
La ricerca prende in considerazione ben 209 studi. 

Nell'introduzione si ripercorre la storia di questi ultimi vaccini e si dice la pandemia di Covid ha posto da subito il problema dello sviluppo di un vaccino, in quanto era l'unica chiave definitiva che poteva risolvere completamente il virus pandemico. E che il Covid ha prodotto un nuovo record di tempo nello sviluppo di qualsiasi vaccino finora. A partire dal primo trimestre del 2021, ci sono stati 85 candidati vaccini in fase clinica e 184 in fase pre-clinica. L'11 dicembre 2020, la U.S. Food and Drug Administration ha rilasciato la prima autorizzazione di emergenza per un vaccino per la prevenzione del Covid-19 in individui di 16 anni di età e oltre. Dei vaccini che hanno raggiunto la quarta fase di test clinici, quattro di loro sono stati autorizzati. Due di questi usano una piattaforma di vaccino mRNA (candidati sviluppati da Moderna e Istituto Nazionale di Allergia e malattie infettive e da BioNTech RNA Pharmaceuticals e Pfizer), uno utilizza la nuova piattaforma adenovirus-vettore per scimpanzé (sviluppato da AstraZeneca e Università di Oxford) e il quarto ha applicato il virus inattivato (sviluppato da Sinovac e Butantan Institute). Dopo lo sviluppo dei vaccini però la vera sfida è la somministrazione su larga scala e la disponibilità a riceverlo.

«I vaccini rappresentano la più grande protezione nel contesto della salute pubblica, tuttavia, per avere successo, l'assorbimento della vaccinazione deve essere elevato», si legge. Anzi, si dice che occorrono alti tassi di copertura vaccinale per consentire una protezione indiretta per l'intera comunità, il ritorno società al normale modello di vita e riaprire l'economia globale. «Alti tassi di vaccinazione sono anche cruciali per raggiungere l'immunità di gregge al fine di ridurre la trasmissione della Covid-19 e creare un diminuzione del rischio di infezione tra la popolazione in generale e quelli più vulnerabili alla trasmissione», si legge. «La percentuale della popolazione che deve essere vaccinata per per raggiungere l'immunità di gregge potrebbe arrivare all'82,5%», scrivono gli studiosi .

«Emergenti ricerche in letteratura nell'ultimo decennio hanno suggerito che l'esitazione vaccinale è aumentata negli ultimi anni in molte popolazioni, anche tra gli operatori sanitari», scrivono ancora. Le resistenze sono cresciute negli Stati Uniti e in Europa. Lo si nota anche analizzando il livello di assorbimento del vaccino contro l'influenza stagionale che è diminuito, e l'aumento di epidemie di morbillo negli ultimi anni:  «Anche se il vaccino era riuscito ad eliminare il morbillo negli Stati Uniti, le comunità sotto-vaccinate e non vaccinate hanno contribuito alla sua ricomparsa- L'esitazione della vaccinazione contribuisce a diminuire significativamente i tassi di vaccinazione tra le popolazioni e rappresenta una grande sfida per gli esperti di salute pubblica in termini di lotta contro le malattie infettive. Nel 2019, l'OMS ha elencato l'esitazione vaccinale come una delle dieci principali minacce per salute globale».

Diventa perciò fondamentale capire il perché di questa esitazione e superarla. 

Focus sull'Europa

Un totale di 53 studi ha valutato i tassi di accettazione/esitenza del vaccino tra i paesi europei, tra cui l'Italia, la Francia, il Regno Unito, la Danimarca, la Polonia, la Spagna. «Gli studi dal Portogallo riportano bassi tassi di esitazione al vaccino tra i pazienti con sclerosi multipla, mentre un'indagine condotta sulla popolazione generale ha mostrato una notevole disponibilità delle persone a ricevere il vaccino, tuttavia, più della metà dei partecipanti (55%) ha dichiarato che avrebbe aspettato qualche tempo», si legge nello studio. 

Riportiamo il brano dello studio che analizza la situazione in Italia. «I dati di uno studio longitudinale dall'Italia hanno osservato che la disponibilità degli adulti a ricevere la vaccinazione tendeva ad aumentare durante la fase del lockdown, con un aumento dell'esitazione dopo la riapertura e in effetti, i dati ottenuti da studi trasversali in diversi punti temporali hanno confermato una tendenza al declino dell'accettazione del vaccino tra questa popolazione. Le indagini condotte in specifiche regioni italiane riportano risultati contrastanti, da un'esitazione molto alta osservata a Napoli (76%), ad una bassa nel Sud Italia (84.1%). Un sondaggio fatto sugli studenti come rappresentanti della popolazione più giovane ha confermato che la maggioranza di loro accetta la vaccinazione sia a Napoli che nell'Italia meridionale. Alcune popolazioni specifiche che sono state anche incluse nei sondaggi comprendono le persone senza fissa dimora, due terzi delle quali hanno espresso la volontà di vaccinarsi, mentre un alto tasso (74%) di disponibilità è stato osservato anche tra i pazienti celiaci. Infine, gli studi che hanno valutato la disponibilità dei genitori/caregiver riportano che i partecipanti inglesi erano meno disposti a vaccinare i loro figli (48,2%) rispetto ai partecipanti italiani, dove più del 90% erano disposti a far assumere ai propri figli il vaccino raccomandato. Tuttavia, dati recenti ottenuti da Napoli riportano che una porzione notevolmente inferiore di genitori (meno del 20%) permetterebbe ai loro figli di essere vaccinati».

Perchè si esita 

Alla base dell'esitazione c'è la convizione che il vaccino non sia necessario, che l'esposizione naturale alle infezioni dia la protezione più sicura, che i test sui vaccini Covid-19 siano stati insufficienti, che le autorità sono motivate dal guadagno finanziario piuttosto che dalla salute delle persone, e avevano credenze cospirative e credevano che il Covid-19 fosse sopravvalutato. «In Australia, i partecipanti identificati come disposti a vaccinare hanno riferito di essersi esposti alla copertura mediatica in misura maggiore. Tra coloro che sono stati identificati come favorevoli al vaccino, alcune delle ragioni identificate e le percezioni che avevano riguardo al futuro vaccino Covid-19 erano: avere fiducia nei professionisti medici e nel governo, esprimere la loro preoccupazione per l'epidemia, il desiderio di tornare alla vita normale e di proteggere se stessi e i bambini e gli altri o ancora: si percepivano come appartenenti a un gruppo ad alto rischio.

Troppo poco tempo per sviluppare un vaccino: questo è una delle tesi preferite da chi è indeciso. «Tra la comunità scientifica comunità, è noto che la natura rigorosa del processo di approvazione di qualsiasi vaccino Covid-19 non è stata compromessa», si legge nello studio. E i ricercatori suggeriscono che «tale comprensione dovrebbe essere adeguatamente trasmessa al pubblico, principalmente utilizzando tecniche di comunicazione sanitaria su una varietà di piattaforme mediatiche, nonché utilizzando i leader della comunità e personaggi influenti all'interno di una data comunità. Inoltre, la comunicazione sanitaria comunicazione deve essere impiegata per assicurare che gli individui siano consapevoli del loro rischio percepito della malattia. Promuovere l'adozione della vaccinazione con un atteggiamento positivo riguardo alla protezione di se stessi e come gli anziani e le persone più vulnerabili può contribuire ad aumentare accettazione».

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 4 Settembre, 12:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA