Coronavirus, ipotesi epidemia a cicli. «Durerà 18 mesi, il mondo non può azzerare il contagio»

Sabato 21 Marzo 2020 di Pietro Piovani
Il grafico elaborato dall'Imperial College di Londra

Coronavirus, in questo grafico proposto nei giorni scorsi dagli studiosi dell'Imperial College di Londra viene descritto lo scenario a cui potremmo assistere nel prossimo anno e mezzo. Una prospettiva così spiacevole che pochi hanno voglia di parlarne a voce alta. È lo scenario – ipotetico ma verosimile - dell'epidemia a lunga durata con andamento a ondate. È un quadro che può richiederci di cambiare radicalmente e per molto tempo i nostri stili di vita, le regole di comportamento e le dinamiche dell'economia mondiale. Uno sconvolgimento per il mondo del lavoro, il commercio, l'istruzione, la cultura, i rapporti personali. Nessun Paese, neanche la Cina arrivata a quota zero contagi dopo quasi tre mesi di misure rigidissime, può pensare di esserne fuori.

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Il grafico rappresenta (con la linea arancione) un percorso altalenante dei contagi, con cicli trimestrali: due mesi di discesa e uno di risalita. Alla base di questa ipotesi c'è un presupposto di cui tutti gli esperti sono consapevoli, anche se in questa fase si evita di sottolinearlo: azzerare la presenza del virus nel mondo, o anche solo in un unico Paese, è impossibile, nemmeno un isolamento sociale mantenuto molto a lungo può ottenere il risultato di eliminare per sempre il Sars Cov-2. Adottare misure drastiche resta fondamentale, ma solo perché così si può scongiurare il rischio di collasso per le strutture sanitarie, con le conseguenze che si sono cominciate a vedere in molte province lombarde, non per liberarci definitivamente del coronavirus. Su queste premesse, lo schema immaginato dagli studiosi britannici prevede un meccanismo di quarantene ripetute: periodi di due mesi (nel grafico sono indicati con i rettangoli blu) in cui le comunità rispettano la regola della distanza sociale riducendo del 75% i contatti tra le persone; e in alternanza, un periodo di un mese di riapertura. La cadenza trimestrale è un'ipotesi, elaborata immaginando che dopo un mese di – chiamiamola così - società aperta il numero di nuovi contagi raggiunga una soglia tale da richiedere un nuovo “lockdown” di due mesi, il tempo ritenuto necessario per riportare nuovamente l'epidemia vicina allo zero.

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Come si vede, un sistema del genere dovrebbe essere mantenuto a lungo, almeno 18 mesi. E ogni ciclo comporta un inevitabile costo innanzitutto in termine di contagi e di conseguenti vite umane. Inoltre ci sarebbe il costo economico e sociale, che può essere attenuato solo se si riesce a riorganizzare i cicli produttivi, a rivedere i tempi della vita sociale e le regole della convivenza civile. Ma si tratterebbe comunque di uno sconquasso perquasi tutti i settori della produzione, dalla ristorazione all'industria culturale, dai trasporti al commercio alla manifattura, non c'è area dell'economia che non debba ristrutturarsi, attraversando un periodo di incertezza mai visto prima, qualcuno potrebbe guadagnarci, tanti altri potrebbero rimetterci, chissà quanti rischiano di finire a terra.

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E se invece si scegliesse una diversa politica delle restrizioni, non ciclica? Se cioè si imponesse un periodo di chiusura unico ma molto più rigoroso e mantenuto per un periodo di tempo più lungo? Lo studio dell'Imperial College di Londra non è ottimista: il risultato non sarebbe molto differente. Anche ipotizzando un “lockdown” di ben cinque mesi, con la successiva riapertura ci si dovrebbe aspettare ugualmente una ripresa dei contagi. E se il periodo di cinque mesi si concludesse con l'estate, si rischierebbe di arrivare a una nuova esplosione dell'epidemia in pieno inverno, il periodo peggiore per il sistema sanitario che già deve fare i conti con le complicanze dell'influenza e degli altri virus respiratori.

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La “MIT Technology Review” (pubblicazione della prestigiosa università del Massachussetts) ha esaminato questi possibili scenari in un articolo firmato dal direttore della rivista Gideon Lichfield. L'articolo immagina un possibile mondo di domani, in cui alle misure di distanziamento sociale di cui si è detto fin qui si aggiungerebbero altre misure complementari. Un mondo in cui si potrebbero introdurre nuove forme di tracciamento delle persone fino a oggi incompatibili con i principi di privacy del mondo occidentale. Chi viaggia in aereo, ad esempio, dovrebbe accettare di sottoporsi a una forma di schedatura sanitaria, firmare il consenso per essere seguito negli spostamenti successivi all'atterraggio, o almeno per essere raggiunto da un'allerta nel caso in cui si scoprisse che in quel volo c'era un passeggero positivo al virus. Lo stesso potrebbe accadere all'ingresso di grandi magazzini o uffici pubblici. E ancora, rilevazione della temperatura corporea quasi ovunque, a cominciare dall'ufficio o dalla fabbrica in cui si lavora, mentre nei locali e nei ristoranti potrebbe esserci chiesta ai clienti una certificazione di buona salute, magari con l'adozione di app sul telefonino analoghe a quelle che già sono obbligatorie in Cina. Quelle app che oggi, a Wuhan e nelle altre regioni colpite dal Covid-19, consentono a tutti i cittadini di sapere se c'è una persona positiva al virus nel proprio condominio o tra i clienti entrati in un supermercato o tra i passanti incrociati in strada.

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Tutte queste previsioni non includono però un'incognita, un'eventualità positiva (almeno quella) che potrebbe aiutarci a scongiurare la prospettiva angosciante di un'epidemia diffusa e a lunga durata. Ci riferiamo alla possibilità di avere un vaccino che blocchi la pandemia, o di un farmaco che possa curare i malati di Covid-19 moderando i danni prodotti dal virus sulle persone contagiate. Ma vaccini e terapie sono cose che richiedono tempo, nessuno sa quanto. Per il vaccino le previsioni più realistiche dicono che, se davvero si riuscirà mai a trovarne uno, non possiamo aspettarci di arrivare a nulla di realmente efficace in meno di 18 mesi. E così, nel frattempo, torna valido il grafico degli studiosi londinesi sull'epidemia a ondate per un anno e mezzo.

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Ultimo aggiornamento: 22 Marzo, 22:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA