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CORONAVIRUS

Long Covid, la nebbia mentale (che rende difficile guidare o fare la spesa) può durare anche più di un anno

Lunedì 28 Marzo 2022
Long Covid, la nebbia mentale (che rende difficile guidare o fare la spesa) può durare anche più di un anno

La "nebbia cognitiva", una delle conseguenze del Covid, può persistere anche per un anno dopo l'infezione. Si tratta di una sorta di rallentamento o stanchezza mentale che rende difficili anche le azioni quotidiane come lavorare, guidare la macchina o fare la spesa. Lo dimostra uno studio pubblicato su European Journal of Neurology dal Centro di Ricerca 'Aldo Ravellì dell'Università degli Studi di Milano e dell'Ospedale San Paolo, in collaborazione con l'Istituto Auxologico Italiano Irccs. Lo studio è stato condotto su 76 persone ricoverate presso l'Asst Santi Paolo e Carlo, sottoposte a diverse terapie con ossigeno in base alla gravità della malattia. E secondo uno studio su Nature, gli effetti sarebbero simili a quelli collaterali della chemioterapia o dell'Alzheimer.

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Il 63% dei pazienti ne soffre

I dati indicano che il 63% dei pazienti ha manifestato un disturbo/deficit cognitivo a 5 mesi dalle dimissioni ospedaliere e che il disturbo persisteva anche dopo 12 mesi nel 50% dei pazienti. «Il nostro studio conferma e amplia i risultati di studi precedenti, dimostrando che i deficit cognitivi come il rallentamento mentale e le difficoltà di memoria possono essere osservati anche dopo un anno dal contagio e potrebbero interferire con il lavoro e la vita quotidiana», osserva la coordinatrice dello studio Roberta Ferrucci, docente di Psicobiologia e Psicologia fisiologica alla Statale di Milano. Alberto Priori, direttore della Clinica Neurologica dell'Università di Milano presso il Polo Universitario Ospedale San Paolo, sottolinea «la necessità di valutare attentamente la progressione a lungo termine sia dei disturbi fisici che cognitivi nei pazienti post Covid-19».

 

Il Long Covid

Studiare il cosiddetto Long Covid è infatti fondamentale anche per il possibile impatto che potrà avere «sul disegno di nuove strategie terapeutiche per questi pazienti», aggiunge Vincenzo Silani, direttore del Dipartimento di Neurologia dell'Università di Milano presso l'Istituto Auxologico Italiano. Anche Ferrucci conferma la necessità di «interventi di riabilitazione, in particolare sui pazienti più giovani che potrebbero avere implicazioni sociali e lavorative significative, e sperimentare un aumento dell'affaticamento mentale e dello stress».

Ultimo aggiornamento: 29 Marzo, 20:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA