Sos salute: gli italiani longevi ma pessimisti. La metà vede negativo da qui a vent'anni

Da un’indagine promossa da Novartis e realizzata da AstraRicerche emerge anche preoccupazione rispetto alle nostre condizioni fisiche da qui ai prossimi cinque anni. A vedere più nero sono i medici

Sos salute: gli italiani longevi ma pessimisti. La metà vede negativo da qui a vent'anni
di Maria Rita Montebelli
Mercoledì 22 Novembre 2023, 18:25 - Ultimo agg. 18:27
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La sanità italiana è nella top ten mondiale per qualità secondo un’analisi pubblicata nel 2019 su The Lancet Public Health. Il rapporto longevità 2023 dell’Istat inoltre evidenzia che l’aspettativa di vita alla nascita nel nostro Paese è di 80,5 anni per i maschi e di 84,8 anni per le donne. Ma questa è solo parzialmente una buona notizia, perché lo stesso rapporto parla di un Paese sempre più “vecchio”: quasi un quarto degli italiani ha più di 65 anni e gli ultra 80enni rappresentano ormai il 7,7% della popolazione. A essere diminuito negli anni è invece il numero dei soggetti in età attiva (tra i 15 e i 64 anni) e degli under 14, che oggi rappresentano il 12,5% della popolazione italiana. Ecco perché, secondo l’Istat, la partecipazione dei giovani alla vita economica e sociale del Paese diventa cruciale per garantire un modello di sviluppo inclusivo e sostenibile e un corretto equilibrio del sistema del welfare. Ma gli italiani come immaginano il futuro della salute? Un’indagine demoscopica promossa da Novartis Italia e realizzata da AstraRicerche, rivela un sostanziale pessimismo dei nostri connazionali rispetto al futuro della salute. Il 40% degli italiani ritiene che la nostra salute sia destinata a peggiorare da qui ai prossimi 5 anni e uno su due dà un outlook negativo entro i prossimi 20 anni. I medici poi vedono ancora più nero: metà degli intervistati prevede un peggioramento già entro il 2028 e sei di loro su 10, entro il 2043. Insomma “La salute che verrà”, questo il titolo dell’indagine promossa da Novartis Italia, viene vista a tinte fosche. A pesare sulle previsioni future è soprattutto la percezione di un Servizio sanitario nazionale destinato a indebolirsi, con conseguente difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie (42%), l’aumento di incidenza delle patologie tumorali (38%), di patologie correlate a stili di vita errati (38%), di ansia e depressione (37%). I medici ripongono invece le loro preoccupazioni anche sui rischi inerenti alla crescente carenza del personale sanitario e al burn out (35%), ma anche all’aumento delle malattie croniche (33%). A ridare invece un po’ di speranza agli italiani rispetto alla salute futura sono l’innovazione terapeutica (39%) e diagnostica (40%), i progressi della ricerca per trattare malattie incurabili (39%) e quelli della tecnologia e della telemedicina (38%). Possibili driver di cambiamento positivo vengono individuati dagli intervistati nei ricercatori (73%), nei medici e negli infermieri (68%), nelle istituzioni (58%), nelle Associazioni Pazienti (55%) e nelle aziende del farmaco (60%). E un antidoto al pessimismo degli italiani rispetto alla loro salute arriva da Novartis, che ha annunciato investimenti per 350 milioni di euro entro il 2025 nel nostro Paese per potenziare la capacità di innovazione scientifica in Italia, aumentando al contempo la capacità produttiva dei propri stabilimenti. Oltre a una serie di collaborazioni strategiche con istituzioni, società scientifiche, associazioni pazienti e giovani. Novartis ha appena siglato un importante protocollo di intesa con il Consiglio Nazionale dei Giovani (organo consultivo del Governo in tema di politiche giovanili), con l’obiettivo di ridisegnare insieme a loro la salute di domani. I giovani, infatti, nonostante siano tra i più fatalisti e negativi in merito al futuro della salute, sono anche quelli più convinti (8 su 10) di poterlo influenzare. Per questo Novartis ha deciso di coinvolgere le nuove generazioni e attingere alla loro vision e ai loro suggerimenti per ridisegnare la sanità di domani.

LE PARTNERSHIP

Obiettivo delle altre partnership è facilitare l’accesso alle cure e ridurre le disuguaglianze sanitarie tra le diverse Regioni italiane, ma anche tra il nostro Paese e gli altri, creando modelli di accesso precoce che consentano ai pazienti italiani di beneficiare in tempi rapidi delle innovazioni in campo farmacologico e di migliorare il percorso di cura dei pazienti. Si punterà in questo caso a siglare accordi di partnership con tutte le Regioni entro i prossimi 5 anni. Gli investimenti annunciati per l’Italia da Novartis puntano ad aumentare il potenziale innovativo del Paese a partire dai due poli di eccellenza a Torre Annunziata e a Ivrea. Il primo produce 140 milioni di confezioni l’anno che dall’Italia volano verso 118 Paesi; il secondo invece è l’unico stabilimento in Italia e uno dei tre nel mondo dedicati alla produzione di radioligandi, l’ultima frontiera dell’oncologia di precisione; questi farmaci sono infatti in grado di riconoscere con estrema precisione le cellule tumorali per eliminarle con il “nucleare buono”, senza danneggiare le cellule sane circostanti.

Anche in questo caso il 75% della produzione sarà destinato al mercato estero. Investimenti importanti che si inseriscono a pieno nel nuovo posizionamento dell’azienda ora interamente focalizzato sull’innovazione: grazie allo sviluppo di piattaforme altamente tecnologiche, Novartis punta a migliorare la vita dei pazienti nelle 5 aree con maggior impatto clinico: cardiovascolare, immunologia, neuroscienze, tumori solidi ed ematologia. 

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