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Covid, il tasso di mortalità è crollato da inizio pandemia. Ma è allerta varianti: i monoclonali falliscono

Martedì 2 Febbraio 2021
Covid, il tasso di mortalità crollato da inizio pandemia. Ma è allerta varianti: i monoclonali falliscono

I tassi di mortalità tra le persone che finiscono in terapia intensiva con il Covid-19 sono crollati dall'inizio della pandemia grazie ai progressi nel trattamento: lo sostiene una nuova ricerca. La percentuale delle persone più colpite dal virus che muoiono è scesa dal 60% quando è comparsa per la prima volta all'inizio dello scorso anno al 36% entro ottobre, secondo uno studio che ha analizzato le tendenze globali. Il trend ha visto la mortalità scendere dal 60% (fine marzo), poi al 42% alla fine di maggio. I risultati, basati su 52 studi in tutto il mondo che hanno coinvolto 43.128 pazienti e sono stati pubblicati sulla rivista medica Anesthesia. Il dossier lo riporta il “Guardian".

I cinque autori, tutti specialisti di terapia intensiva o anestetici, sono guidati dal professor Tim Cook, dottore molto rispettato. che lavora presso il Royal United Hospital di Bath. Tuttavia, i medici che hanno intrapreso la ricerca avvertono che gli enormi progressi osservati nella mortalità da Covid nell'ultimo anno «potrebbero aver raggiunto un plateau». L'emergere di nuove varianti del coronavirus infatti, «potrebbero aumentare di nuovo i tassi di morte», dicono. Allo stesso modo, il programma di vaccinazione in atto in tutto il mondo potrebbe ridurre il numero di persone che necessitano di cure potenzialmente salvavita in terapia intensiva. «Nel complesso, la mortalità in tutti gli studi, è inferiore alla fine di settembre (35,5%) rispetto a quando l'abbiamo riportata alla fine di maggio (41,6%)», si legge nel report.

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l miglioramento è dovuto anche al modo in cui i pazienti ricevono l'ossigenoterapia e i liquidi, e nel modo in cui viene gestito il rischio di coaguli di sangue. «La mortalità nella maggior parte delle regioni del mondo è ora del 30% -40%», afferma il team di lavoro. Ad esempio, la media in Europa è del 33,4% e in Nord America del 40%. Tuttavia, la mortalità nello stato del Victoria in Australia, che include Melbourne, è insolitamente bassa (11%). Ed è insolitamente alto, al 62%, in Medio Oriente. Il dottor James Doidge, ha dichiarato: «Il 38% dei pazienti era in condizioni critiche a dicembre, contro il 43% inizialmente previsto».

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Anticorpi monoclonali

Gli scienziati britannici però, hanno scoperto che la grande speranza per i trattamenti farmacologici - gli anticorpi monoclonali - sta fallendo contro le varianti del virus, come quelle emerse in Sud Africa e Brasile. Lo scrive sempre il Guardian. Grandi erano le aspettative per questo tipo di cura. Uno dei medicinali di questo tipo, realizzato da Regeneron negli Stati Uniti, è stato somministrato a Donald Trump e potrebbe aver avuto un ruolo nella sua guarigione. Ora è in fase di sperimentazione su pazienti ospedalieri nel Regno Unito. Ma tutti e tre i principali contendenti - Regeneron e farmaci di Eli Lilly e GlaxoSmithKline - falliscono contro una o più delle varianti di Covid-19. Gli anticorpi hanno enormi vantaggi come trattamenti, ha detto Nick Cammack, che guida l'acceleratore terapeutico Covid-19 di Wellcome: «Sono derivati dalla clonazione di un globulo bianco umano e imitano gli effetti del sistema immunitario. Ma i cambiamenti del virus nelle varianti dello stesso eliminano questi anticorpi». I ricercatori ora devono trovare parti «conservate» del virus che non mutano per mirare agli anticorpi. I farmaci con anticorpi monoclonali funzionano ancora contro il virus originale e vengono utilizzati in Europa e negli Stati Uniti.

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Ultimo aggiornamento: 18:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA