Vaccini quali differenze tra AstraZeneca, Pfizer, J&J, Moderna, Sputnik? La guida completa

Venerdì 5 Marzo 2021 di Riccardo De Palo
Vaccini quali differenze tra AstraZeneca, Pfizer, J&J, Moderna, Sputnik? La guida completa

I vaccini vengono solitamente comparati per efficacia e sicurezza, ma l’arrivo di quello di Johnson & Johnson, in queste ore negli Stati Uniti, sta raccogliendo molto entusiasmo, per almeno due motivi: serve una sola dose per immunizzarsi, e gli effetti collaterali sarebbero modesti. 

Quali sono le differenze tra un prodotto e l'altro? J & J è un vaccino che usa una tecnologia già sperimentata, quella del vettore virale. Gli effetti collaterali tipici sono comuni, per lo più lievi o moderati. Gli Stati Uniti, riferisce il New York Times, stanno pensando di utilizzarlo in maniera estensiva per il vantaggio dell’unica somministrazione, specialmente per persone che si teme possano non ripresentarsi per una seconda iniezione (è il caso, per esempio, dei detenuti che vengono rimessi in libertà, o dei senzatetto). Un altro suo vantaggio, non trascurabile, è che può essere conservato in normali frigoriferi fino a tre mesi.

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Per questo, scrive il New York Times, ci sono stati come la Louisiana che si stanno attrezzando per utilizzarlo in maniera massiva. “Potrebbe costituire potenzialmente una svolta”, ha detto al giornale americano Joseph Kanter, massima autorità sanitaria di questo stato americano. Potrebbe essere usato per esempio per immunizzare le comunità più vulnerabili. L’efficacia dichiarata è del 75%, meno di quelle di Pfizer e Moderna che vantano fino al 95% e sono il prodotto di una nuova tecnologia, quella a mRNA (o a RNA messaggero), che invece di inoculare un virus inattivo e modificato per stimolare una certa risposta immunitaria, insegnano all’organismo a produrre una proteina che induce la stessa reazione nel nostro corpo. Ma  i diversi vaccini, avvertono gli scienziati, sono difficilmente paragonabili, perché le sperimentazioni sono state condotte in luoghi diversi, e seguendo modalità differenti.

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In Europa, l’agenzia preposta ad approvare i farmaci, l’Ema, dovrebbe approvare J&J l’11 marzo prossimo. E intanto sono disponibili i due a mRNA, Moderna e Pfizer, e l'AstraZeneca, che utilizza un vettore virale (e che ora anche in Italia potrebbe essere adottato anche per gli over 65). Ma intanto, altri sono in corso di sperimentazione, e di esame per l’utilizzo nel vecchio continente. Viste le difficoltà di approvigionamento, bisogna cercare anche altrove. L’Ema sta analizzando i risultati del tanto sbandierato Sputink V, il vaccino russo di cui si starebbe preparando anche una variante “Lite” che non necessita di richiamo. Anche questo è un vaccino del vecchio tipo (quindi anche il più sicuro e sperimentato), con vettore virale, e l’Ema deve valutare se i benefici superano i rischi, e quindi dare l’autorizzazione d’emergenza. Ci sono poi altri vaccini in lista d’attesa. Tra quelli in attesa dell’esame dell’Ema, ci sono quelli di  Curevac e Sanofi.

 

 

 

 

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Il tema dei vaccini italiani

Ci sono poi i vaccini italiani. Quello di ReiThera e dell’Istituto Spallanzani ha già superato la fase uno della sperimentazione e, se tutto andrà per il verso giusto, dovrebbe arrivare a tagliare il traguardo delle fasi 2 e 3 dei test entro giugno. Per fine estate-inizio settembre, il vaccino potrebbe essere quindi già approvato e in corso di distribuzione. Si tratta di un prodotto che utilizza, come altri, un adenovirus di gorilla (nessun timore, è innocuo per l’uomo), con il codice genetico della proteina spike del coronavirus: l’organismo, con l’inoculazione, impara così a riconoscerlo e ad attivare le “sentinelle” del sistema immunitario.L’efficacia, dai primi risultati, è apparsa buona, con lievi effetti collaterali: oltre il 94% dei volontari che hanno ricevuto il vaccino nella fascia d’età 18-55 anni vaccinati con una sola dose ha prodotto anticorpi, ed oltre il 90% ha sviluppato anticorpi con potere neutralizzante. 

 

 

Ma non si tratta dell’unico vaccino in preparazione nel nostro Paese. La la piccola azienda di biotech italiana Takis, di Castel Romano, in collaborazione con l’azienda Rottapharm Biotech di Monza, ha avviato la fase uno di sperimentazione, con ottanta volontari. Questo vaccino, denominato Covid-eVax, utilizza una tecnologia diversa da quella dell’mRNA e del vettore virale. Funziona infatti con il dna. Si iniettano frammenti genetici della proteina spike, per attivare la risposta immunitaria, e poi una lieve scossa elettrica facilita l’ingresso del dna nelle cellule. Secondo l’ad della Takis, Luigi Aurisicchio, il sistema ha il vantaggio di non dover richiedere la refrigerazione nel corso della distribuzione e del trasporto.

 

Ultimo aggiornamento: 6 Marzo, 13:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA