Variante Mu, i virologi: «Assai poco diffusa, avanza solo nei paesi con pochi vaccinati, determinante continuare la campagna»

Giovedì 2 Settembre 2021
Variante Mu, i virologi: «Assai poco diffusa, avanza solo nei paesi con pochi vaccinati, determinante continuare la campagna»

Nel mirino dell'Organizzazione mondiale della Sanità, la variante Mu del Covid-19, rubricata con la sigla B.1.621, resta ancora poco conosciuta e, per adesso, anche poco temuta al di fuori di una ristretta cerchia di paesi sudamericani. Ma di certo su una cosa i virologi sono d'accordo: nessun allarmismo, soprattutto sulla sua ancora presunta resistenza ai vaccini, ma avanti invece con la campagna vaccinale per mettere sempre più bastoni fra le ruote a questa e altre varianti del Coronavirus.

Matteo Bassetti

 «La variante Mu è fondamentalmente la quinta mutazione a livello globale del coronavirus, viene dal Sud America, Ecuador e Colombia, ma ad oggi la sua diffusione a livello mondiale è inferiore allo 0.1%. Per cui evitiamo il solito terrorismo delle varianti e un allarmismo eccessivo, certamente potrebbe essere resistente ai vaccini ma dobbiamo saperne di più e in questo momento riguarda il Sud America». Lo spiega all'Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore del reparto di Malattie infettive all'ospedale San Martino di Genova. La variante Mu «si è sviluppata in Paesi dove la vaccinazione non è stata fatta e in cui il virus circola liberamente - rimarca - quindi continuiamo a dire quello che abbiamo sempre detto: facciamo circolare meno il Covid e per farlo serve vaccinare tutti. Oggi vigiliamo sulle varianti ma è presto per arrivare a delle conclusioni su questa nuova variante, servono molti più dati».

La variante Mu è stata identificata per la prima volta in Colombia nel gennaio del 2021: secondo il report settimanale dell'istituto specializzato dell'ONU, la Mu presenta una «costellazione di mutazioni che indicano potenziali proprietà di fuga immunitaria», cioè di resistenza ai vaccini. La B.1.621, per ora, sembra circoscritta al alcuni paesi del Sud America, in particolare alla Colombia e all'Ecuador, dove sono stati riscontrati numerosi focolai.

Conosciuta anche come variante B.1.621, la variante Mu di COVID-19 è stata rilevata, come detto, per la prima volta in Colombia a gennaio ed è ora elencata come una delle cinque “varianti di interesse” (VOI) dall'Oms. Ciò significa che, sebbene l'Organizzazione mondiale della Sanità consideri la mutazione degna di un monitoraggio speciale, questa sarebbe da considerarsi meno rischiosa rispetto ai ceppi Delta o Alpha del virus SARS-CoV-2, che sono stati classificati come “preoccupanti”​ (VOC) a causa del loro maggiore grado di infettività.

<blockquote class="twitter-tweet"><p lang="en" dir="ltr">Vaccines 💉 can’t stop <a href="https://twitter.com/hashtag/COVID19?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#COVID19</a> alone, but by doing it all we can make a difference. <a href="https://t.co/746LlKfXQJ">pic.twitter.com/746LlKfXQJ</a></p>&mdash; World Health Organization (WHO) (@WHO) <a href="https://twitter.com/WHO/status/1432365758344949766?ref_src=twsrc%5Etfw">August 30, 2021</a></blockquote> <script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>

 

Massimo Ciccozzi

La variante Mu «la stiamo studiano in questo momento, abbiamo inserito nel nostro sistema i dati e nell'arco di una decina di giorni dovremmo avere i primi risultati su che tipo di mutazioni hanno interessato le aree che possono inficiare l'attività dei vaccini autorizzati. Capiremo anche che tipo di contagiosità possiede». Lo afferma all'Adnkronos Salute Massimo Ciccozzi, direttore dell'Unità di Statistica medica ed epidemiologia dell'Università Campus Bio-Medico di Roma. «Per ora l'Oms ha parlato di variante 'd'interesse' ma non di preoccupazione - ricorda Ciccozzi - stiamo parlando di una mutazione che riguarda due paesi del Sud America, aspetterei dati nuovi per dare certezze sulla pericolosità». «I nostri calcoli, molto complessi e lunghi, riusciranno a ricreare la struttura tridimensionale della proteina e in questo modo possiamo andare a monitorare se effettivamente la mutazione può rendere meno efficace il vaccino», prosegue Ciccozzi che sulla contagiosità aggiunge: «Non credo sia maggiore della variante indiana», ma è chiaro che questa Mu si è sviluppata in Paesi dove «hanno vaccinato poco e anche male e questo può creare il terreno per lo sviluppo di varianti».

Giovanni Maga

«Al momento la variante Mu è diffusa solo in America Latina in maniera più significativa. Globalmente rappresenta una quota residuale. Come tutte le varianti che sembrano avere una diffusione rapida quando vengono isolate è da tenere sotto controllo. Anche perché ha una carta d'identità genetica che potrebbe suggerire una maggiore contagiosità». Lo spiega all'Adnkronos il virologo Giovanni Maga, direttore dell'l'Istituto di genetica molecolare del Cnr di Pavia. Questa variante «è inclusa nei protocolli di sorveglianza per verificare se si tratta di un fenomeno locale, che si riesce a confinare nel Paese d'origine, o se ha un potenziale elevato di diffusibilità. Al momento non è possibile fare nessuna valutazione certa. È una delle varianti che l'Oms classifica come varianti 'd'interessè da seguire, non ancora pericolosa. Ma se ne deve tenere conto nella sorveglianza». Per ora, inoltre, «non sappiamo se davvero 'bucà il vaccino. È difficile fare previsioni sulla base delle caratteristiche genetiche. Quello che conta è vedere cosa succede nella realtà. Anche per la Delta, inizialmente, si pensava avesse capacità di evadere la risposta vaccinale. Invece abbiamo visto che è più contagiosa, e aumenta il numero di contagi tra le persone con una dose vaccinale, ma la vaccinazione completa è invece ancora efficace. Le previsioni sono sempre un pò azzardate».

Mauro Minelli

 Sulla variante Mu del coronavirus Sars-CoV-2, «prima di lanciare incontrollabili allarmismi s'impone una motivata prudenza da mantenere fino a che questa mutazione non verrà ufficialmente definita Voc (Variant of Concern), visto che al momento è ancora una Voi (Variant of Interest). Fa bene l'Organizzazione mondiale della sanità a evidenziarne la presenza, ma faremmo ancora meglio noi se, pur non ignorandone l'esistenza, evitassimo catastrofistiche fughe in avanti. In questo momento, oltre che non utili e anzi nocive», sarebbero «tutto sommato anche immotivate». Lo sottolinea all'Adnkronos Salute l'immunologo clinico e allergologo Mauro Minelli, coordinatore per il Sud Italia della Fondazione per la Medicina personalizzata. «Quest'ennesima mutazione del Sars-CoV-2, caratterizzata dalla comparsa di diverse sostituzioni nella sequenza degli aminoacidi che compongono la ormai famosa proteina Spike, certamente è andata rapidamente aumentando in Colombia dov'è stata identificato tra gennaio e aprile 2021. È funzionalmente simile alla già nota variante brasiliana, ma in Europa è molto poco frequente», osserva l'immunologo. «Al momento - aggiunge - dire che 'resiste ai vaccin' mi parrebbe affermazione piuttosto avventata. Potrà avere un suo proprio potenziale in grado di influire sulla trasmissibilità dell'infezione e, magari, potrà far sì che i vaccini diano risposte un pò meno efficaci. Ma quello che al momento si può credibilmente affermare - rimarca Minelli - è che c'è bisogno di studi nuovi e più approfonditi per valutare i ruoli biologici ed epidemiologici del pattern di sostituzione riscontrato in questo nuovo ceppo, tecnicamente definito B.1.621».

 

 

 

 

 

 

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