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Vaccino obbligatorio? Possibile in Italia (anche subito), ma serve una legge ad hoc

Giovedì 2 Settembre 2021, 20:51 - Ultimo aggiornamento: 6 Dicembre, 10:45

Obbligo, anche Speranza favorevole

Che si vada nella direzione di una estensione dell'obbligo dell'immunizzazione anti-Covid lo ha confermato lo stesso Draghi, insieme al ministro della Salute Roberto Speranza, in una conferenza stampa tenutasi oggi per fare il punto in vista della ripresa anche del nuovo anno scolastico. Attualmente, l'obbligo vaccinale è previsto per medici e personale sanitario, e sono già scattate le sospensioni dei camici bianchi - che restano comunque una netta - non vaccinati. Per gli insegnanti è invece previsto l'obbligo del green pass. La prospettiva di un obbligo vaccinale apparirà però ora più vicina e si tratta, spiega il giurista Amedeo Santosuosso, professore di diritto, scienza e nuove tecnologie all'Università di Pavia, di una strada «fattibile in tempi brevi attraverso una legge , che rispetterebbe tutti i crismi di costituzionalità».

Gli studi scientifici

L'articolo 32 della Costituzione infatti, chiarisce, «prevede la possibilità di imporre un trattamento sanitario obbligatorio attraverso una legge determinando così un obbligo generale per i cittadini. Una legge di questo tipo sarebbe giustificata dai benefici documentati che il trattamento, in questo caso il vaccino, porterebbe alla comunità ed ai singoli». Gli studi scientifici, rileva, «dimostrano infatti gli effetti positivi dei vaccini ed un requisito alla base di una legge che prevede l'obbligo per un trattamento sanitario è proprio la vantaggiosità per la comunità e anche per i singoli individui. Ci sarebbero dunque tutti i requisiti per una legge di questo tipo». Quanto ai tempi, afferma, «questi discorso dal Parlamento: in questo caso si tratta di una questione politica più che giuridica». Ad ogni modo, precisa l'esperto, «è comunque possibile, anche in mancanza di una legge nazionale, procedere a richieste vaccinali specifiche per singole categorie lavorative». E proprio ad un obbligo 'per settorì puntano altri esperti, a partire da Amerigo Cicchetti, direttore di ALTEMS, l'Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell'Università Cattolica di Roma. L'obbligo, attualmente non presente in alcun Paese, afferma è una «strada segnata, per l'Italia come per le altre Nazioni, al fine di bloccare l'epidemia: a mio parere è una strada percorribile senza particolari problemi giuridici ma ritengo che l'obbligatorietà vada prevista non per tutti ma per categorie precise, a partire dalla scuola e Università, la PA a contatto col pubblico ed i trasporti».

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