CORONAVIRUS

Senza baci e abbracci si parla con il sorriso

Mercoledì 15 Luglio 2020 di Carla Massi
Senza baci e abbracci si parla con il sorriso

Ha scatenato polemiche l’affettuoso saluto tra Mara Venier e Romina Power durante l’ultima puntata di “Domenica in”. La conduttrice, infatti, ha infranto i protocolli Covid della Rai: baci e abbracci dopo il ricordo di Taryn Power, sorella di Romina, appena scomparsa per leucemia. Un comprensibile gesto di conforto che, però, è vietato se non si è conviventi o parenti stretti. 

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Regole imposte per arginare la possibile diffusione del virus. Regole che vediamo sempre più spesso calpestate e dimenticate dagli assembramenti serali per strada o nei locali. Come se il trauma dell’isolamento e dei morti andasse rimosso velocemente. Come se tutto dovesse riprendere il suo corso, pacche sulle spalle comprese, nel più breve tempo possibile. Perché ripetono, senza sapere quello che dicono, «è una malattia dei vecchi». Proprio gli ultimi dati ci dicono che l’età dei contagi si sta abbassando. Si è arrivati a 47 di media.

LA VICINANZA
Quindi, è il momento di rafforzare quelle basilari regole di comportamento, come il no all’abbraccio, anche se, per gli italiani è davvero dura non manifestare affetto ed amicizia anche con una stretta di mano. Si deve imparare a parlare con il sorriso. «Dobbiamo trovare nuove modalità di approccio e dobbiamo anche a mantenerle per lungo tempo - commenta lo psichiatra Massimo Cozza che insieme alla giornalista Maria Emilia Bonaccorso ha scritto il libro Positivi-Ritrovarsi dopo il disagio emotivo da pandemia proprio per suggerire come trasformare le nostre vecchie abitudini. Immaginiamo un ritorno al passato. Sguardi e parole più che vicinanza corporea. Salutarsi con il gomito o toccandosi con i piedi può far sorridere ma salva e invita gli altri a fare lo stesso. Sicuramente dobbiamo mutare le regole ma l’abitudine al cambiamento deve essere vista solo il positivo».

Sicuramente, sul versante corteggiamento e nuovi amori, si è complicato tutto. Ed è per questo, che già si parla di “baci al plexiglass” e “abbracci alla plastica”. Che, ironia a parte, potranno e dovranno avere significati diversi senza scomparire. «Lo stringersi - spiega Giulia Maffioli, vice presidente dell’Associazione nazionale psicologi e psicoterapeuti - sembra essere un gesto che ci fa esistere. Ci protegge e ci rassicura. Fin da bambini l’abbraccio ci ha consolati, tranquillizzati, fatti sentire importanti per qualcuno. Quindi, ritrovarci ora così bloccati, non è certo facile. Si sa che l’abbraccio ha effetti benefici, favorisce il rilassamento. Per molti, la mancanza dell’abbraccio può equivalere ad una destabilizzazione. Quindi è molto importante riuscire a sostituire quel segno con altro. Con l’ascolto, con lo sguardo, con la presenza pur a distanza e la parola».

IL VISO
L’obiettivo ora è quello di imparare a comunicare in un altro modo con quelli che prima potevamo consolare con un braccio sulla spalla o un bacio sulla guancia. Un esercizio in più dopo l’ondata del virus che si deve fare per non mandare in frantumi le relazioni. «Perché sembra che sia tutto come prima di marzo - aggiunge Giulia Maffioli - ma non è così nei rapporti tra le persone. La diffidenza strisciante ha favorito un distanziamento molto più profondo di quello che si può immaginare. Anche se, purtroppo, ci troviamo a fare i conti con gli assembramenti di chi non vuole sapere». «Se il virus ha cambiato il mondo - commentano gli autori del saggio Maria Emila Bonaccorso e Massimo Cozza - ora forse noi possiamo cambiare qualcosa nelle nostre vite con un po’ di consapevolezza in più di quanta forza si nasconda dietro ad una maschera, o mascherina, di apparente fragilità».

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