Dopo il mobbing è imputato per truffa. La storia infinita del medico che ha denunciato la malasanità

Dopo il mobbing è imputato per truffa. La storia infinita del medico che ha denunciato la malasanità
Giovanni Del Giacciodi Giovanni Del Giaccio
Mercoledì 21 Febbraio 2024, 13:18
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Senza stipendio né pensione e, dopo 24 anni, nuovamente accusato di falso e truffa. Accue dalle quali dovrà difendersi nell'udienza preliminare in programma il 29 febbraio presso il Tribunale di Napoli nord. E' la storia senza fine del medico Nazario Di Cicco, l’ortopedico della Asl di Caserta già giudiziariamente riconosciuto "mobbizzato" una prima volta nel 2015, per fatti iniziati nel 2000. Vicenda dopo la quale venne reintegrato, prima di essere nuovamente licenziato nel 2023, per lo stesso motivo formale della prima volta (il superamento del periodo di comporto ovvero del periodo di malattia professionale). A ottobre 2023, Di Cicco ha iniziato a manifestare la sua attuale condizione davanti alla Camera dei deputati, poi in altre città d'Italia e, improvvisamente, si è fermato.

«Devo difendermi da questa nuova accusa e ho preferito sospendere la protesta - ha detto - a oggi non ho ancora pensione né stipendio, ma voglio sottolineare che nel 2019 ho iniziato io denunciando i rappresentanti dell’Asl per la situazione che si era creata.

Ora hanno fornito una documentazione sulla quale nutro più di qualche dubbio ma che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio nei miei confronti. Peccato che la Asl, nel frattempo, sia stata   condannata  per la truffa subita dalla stessa nel 2007, a opera dei suoi rappresentanti».

Una vicenda che ha dell'inverosimile, considerato che la Cassazione il 19 febbraio scorso si è definitivamente pronunciata riconoscendo le ragioni dell'ortopedico che dalla Asl è stato risarcito. Il superamento del "comporto", in sostanza, non vale in presenza di mobbing. «Quando il datore di lavoro sia responsabile di una determinata situazione nociva e dannosa, per essere egli inadempiente all'obbligazione contrattuale a lui facente carico  - scrive la Corte - per la tutela dell'integrità fisica e della personalità morale del lavoratore, l'impossibilità della prestazione lavorativa è imputabile al comportamento della stessa parte cui detta prestazione è destinata, le assenze del lavoratore non sono computabili nel periodo di comporto». 

«La tragica ironia - conclude Di Cicco - è che, in merito al risarcimento datomi dalla Asl  c'è da un lato la condanna definitiva e dall'altro questa imputazione nei miei confronti, con soldi pubblici che vengono praticamente buttati. Mi chiedo se il presidente De Luca sia al corrente di come si spendono i fondi che dovrebbero essere destinati a curare le persone».

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