Tumore «inoperabile» al fegato, ma il chirurgo a Bari le salva la vita con un intervento di 8 ore

“Era un caso ai limiti dell’impossibile, e senza intervento sarebbe morta”, spiega il chirurgo

Tumore «inoperabile» al fegato, ma il chirurgo le salva la vita con un intervento di 8 ore
Tumore «inoperabile» al fegato, ma il chirurgo le salva la vita con un intervento di 8 ore
Mercoledì 22 Novembre 2023, 13:12 - Ultimo agg. 13:16
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Tumore «inoperabile» al fegato, ma il chirurgo a Bari le salva la vita con un intervento di 8 ore. Come racconta Repubblica, è stato il dottor Leonardo Vincenti ad eseguire l'operazione sulla paziente, 42enne. La donna aveva una grande massa tumorale al centro del fegato. Si era rivolta a diversi ospedali, anche fuori regione, ma nessuno la voleva operare. “Era un caso ai limiti dell’impossibile, e senza intervento sarebbe morta”, spiega il chirurgo. Poi è andata all’ospedale De Bellis di Castellana Grotte: otto ore in sala operatoria. Ora è tornata a casa dove ha potuto riabbracciare la sua figlioletta.

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L'intervento

La 42enne, pugliese, aveva scoperto di avere una grave neoplasia cresciuta al centro del fegato. "Tramite un’amica in comune è venuta in ospedale il 13 ottobre – spiega Vincenti, direttore del dipartimento di Scienze chirurgiche al De Bellis – Abbiamo approfondito il caso con una particolare risonanza magnetica e ci siamo riuniti con l’anestesista, una figura fondamentale, l’oncologo per verificare se si potesse intervenire con qualche terapia per ridurre la massa, e con il radiologo con il quale abbiamo scannerizzato le immagini.

In considerazione della giovane età della paziente, non c’erano alternative valide”.

Le difficoltà

“Per la sede del tumore, e per il fatto che bisognava asportare circa tre quarti del fegato e ricostruire le vie biliari nel calibro di millimetri. Ci sono pazienti che possono non uscire vivi dalla sala operatoria dopo un intervento del genere. E poi otto ore è un tempo estremo, la concentrazione dev’essere altissima secondo per secondo”. 

Il post

Vincenti ha condiviso l’esperienza in un post su Facebook. “L’ho scritto non per vantarmi o per dire che siamo migliori di altri, ma perché c’è la tendenza a rinunciare a situazioni complesse. E siccome oggi c’è una grandissima paura dei medici in ambito giudiziario, quando le cose non vanno bene, si tende a voler selezionare i casi che potrebbero andar meglio e a evitare quelli che potrebbero portare problemi. Ma per scuola e impostazione di vita, non ci siamo mai sottratti a trattare le complessità”.

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