CORONAVIRUS

Wuhan, coronavirus creato in laboratorio? Ecco tutti gli indizi (e le false piste) sull'origine del Covid

Domenica 30 Maggio 2021 di Riccardo De Palo
Wuhan, "fuga" dal laboratorio? Ecco tutti gli indizi (e le false piste) sull'origine del coronavirus

Come ha avuto origine il coronavirus che ha provocato la pandemia, ucciso oltre 3,5 milioni di persone e messo in ginocchio l’economia mondiale? Per scoprirlo, cerchiamo di trattare il caso come un cold case internazionale, ed esaminiamo tutte le nuove ipotesi che stanno emergendo, sull’onda dell'auspicio del presidente americano Joe Biden, e dello stesso virologo Anthony Fauci, di fare chiarezza sulla questione. Con la premessa che tutti gli elementi che stanno emergendo sembrano davvero la trama di un film distopico, purtroppo diventato la realtà dei nostri giorni.

 

All’inizio dell’epidemia, all’inizio del 2020, i virologi bollavano come “improbabili”, o “teorie del complotto”, tutte le ipotesi di una fuga del Sars-Cov-19 dall’Istituto di virologia di Wuhan. Questo perché l’allora presidente Donald Trump tuonava contro il “virus cinese”, e accusava direttamente Pechino della pandemia; molti scienziati che non si riconoscevano nelle sue prese di posizione nette e controverse si sentirono in dovere di smentirlo. Inoltre, i primi studi sulla sequenza genetica dell'agente patogeno che causa il Covid sembravano poterlo apparentare a un coronavirus normalmente presente nei pipistrelli, e si era ipotizzato uno “spillover”, un salto di specie, grazie a un terzo animale risultato infetto. Si parlò del pangolino, e di altri animali venduti nei mercati cinesi a scopo alimentare, come possibile veicolo dell’infezione. Ma non è mai stata trovata prova di questo passaggio intermedio, che avrebbe permesso il contagio agli esseri umani. Di qui la necessità di prendere in esame anche altre ipotesi, come l’incidente in laboratorio.

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Il “paziente zero” è stato identificato in Cina tre settimane prima che venisse ammessa pubblicamente l’epidemia. In un’intervista alla rivista Health Times, il professore di biostatistica dell’Università di Wuhan, Yu Chuanhua, ha infatti detto di avere contato 47mila casi nel suo Paese, e ha precisato che il primo caso risale alla fine di febbraio del 2020. Si tratta di un paziente di nome Su, successivamente deceduto, che abitava nei pressi dell'Istituto di virologia di Wuhan e non lontano da una linea ferroviaria che può avere contribuito a diffondere il contagio. 

 

 

Ma ci sono casi precedenti e sospetti che vanno tenuti in conto. Nell’aprile del 2012 sei minatori che lavoravano in un sito infestato da pipistrelli del tipo ferro di cavallo minore, a Mojiang, nella regione di Yunnan, furono ricoverati per una misteriosa malattia respiratoria. I sintomi erano molto simili a quelli del Covid, e avevano sviluppato complicazioni polmonari. Tutti furono trattati in reparti specializzati con supporto respiratorio, alla Scuola di medicina dell’Università di Kunming, e dopo alcuni mesi tre di loro morirono. Alcuni campioni del loro sangue furono inviati all’Istituto di virologia di Wuhan, l’unico laboratorio abilitato in Cina a manipolare virus letali come l’ebola, l’aviaria, l’hiv. I campioni furono analizzati da Shi Zhengli, una ricercatrice molto nota nel mondo scientifico, e soprannominata “Bat Woman” per i suoi studi sui virus dei pipistrelli. Le sue conclusioni furono che i minatori morirono a causa dell’infezione di un patogeno che si annidava in una varietà di fungo che proliferava nel guano dei pipistrelli.

 

 

 

Il coronavirus è frutto di manipolazione in laboratorio? 

In uno studio di imminente pubblicazione anticipato dal Daily Mail, l’oncologo britannico Angus Dalgleish e lo scienziato norvegese Birger Sørensen, hanno scritto di avere «prove di una manipolazione in Cina» da un anno, che furono ignorate dal mondo accademico. L’analisi genetica del coronavirus da loro effettuata avrebbe infatti rilevato la presenza di aminoacidi che non avrebbero potuto assemblarsi in quel modo naturalmente. 

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I due ricercatori mettono sotto accusa le ricerche di “guadagno di funzione” effettuate sui virus. Si tratta di manipolazioni genetiche che permettono agli agenti patogeni di diventare facilmente replicabili e quindi trasmissibili, allo scopo di studiarne gli effetti sugli esseri umani e prevedere eventuali contromisure. Si tratta di un tipo di sperimentazione molto controversa, che fu vietata dall’amministrazione Obama tra il 2014 e il 2017. Gli Stati Uniti tuttavia, nota il Financial Times, hanno continuato ad effettuare ricerche del genere in diversi laboratori al di fuori del territorio americano, anche durante il periodo in cui i fondi erano stati bloccati.


 

Tra il 2015 e il 2020, un team internazionale dell’Istituto di virologia di Wuhan, formato da quindici scienziati - ha detto il celebre virologo Anthony Fauci in un’audizione al Senato - ricevette seicentomila dollari di fondi federali per studiare i coronavirus dei pipistrelli, e capire se potrebbero costituire un rischio per gli esseri umani. Faceva parte di questo gruppo di lavoro anche “Bat Woman” Shi Zhengli. Il team, che ha pubblicato nel 2015 i risultati del suo lavoro sulla rivista Nature,  ha fuso due coronavirus per crearne un altro, risultato molto più pericoloso, e capace di infettare gli esseri umani.


 

Fauci ha negato che le ricerche finanziate dagli Usa prevedessero esperimenti di “guadagno di funzione”. Tuttavia, la stessa ricerca del 2015 parlava di “crocevia” negli studi su questo tipo di manipolazione, e invitava a valutare se questi studi fossero troppo rischiosi: «La necessità prepararsi a combattere future epidemie deve essere valutata, rispetto al rischio di creare nuovi agenti patogeni pericolosi».

 

In una lettera aperta condivisa con altri scienziati, uno dei firmatari dello studio, il britannico Ralph Baric, invita a «prendere in considerazione sia l’ipotesi di una origine naturale o di una fuga di laboratorio», finché non avremo dati sufficienti. 

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L’ipotesi della fuga dal laboratorio di Wuhan va presa in seria considerazione?

La ricerca sul campo effettuata dall’Oms non ha dato risultati certi, e molti ricercatori hanno criticato la mancanza di trasparenza da parte della Cina, che non avrebbe fornito dati ritenuti “essenziali”. C’è chi, come il Financial Times, che accusa l’Istituto di Wuhan di avere avuto a disposizione un laboratorio con un livello di sicurezza 2, ovvero “moderato”, fino al 2018, quando è stata realizzata una struttura di livello 4. 

 

Ma torniamo ai mesi immediatamente precedenti alla pandemia. Nel novembre del 2019, tre ricercatori dello stesso laboratorio di Wuhan si ammalarono con sintomi molto simili al Covid 19, secondo quanto rivelato dal Wall Street Journal, che ha citato fonti dell’intelligence americana. Pechino ha ammesso l’esistenza di una nuova patologia respiratoria soltanto il 31 dicembre. Se veramente una fuga dal laboratorio c’è stata, la comunità scientifica invita a fare chiarezza, perché simili errori possano essere evitati in futuro.

Ma finora, la Cina smentisce tutto. Pechino ha inquadrato le affermazioni sul laboratorio di Wuhan come “teorie del complotto” create per distogliere l'attenzione dalla gestione del coronavirus da parte del governo degli Stati Uniti, suggerendo che dovrebbe essere invece messa sotto indagine una base militare nello stato americano del Maryland.

 

Di certo, servono indagini ulteriori dell’Oms, sollecitate dallo stesso Fauci, che ha dichiarato di non essere convinto di una origine naturale del coronavirus: «Penso che dovremmo indagare su ciò che è successo in Cina - ha dichiarato - certamente le persone che stanno indagando sostengono che l'emergenza nasca da un animale che ha contagiato gli individui, ma potrebbe essere stato qualcos'altro e noi abbiamo bisogno di scoprirlo. Per questo sono assolutamente a favore di un'indagine».




 

Ultimo aggiornamento: 16:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA