CORONAVIRUS

Coronavirus, il virologo Crisanti: «Ecco le tre condizioni per tornare alla normalità»

Lunedì 6 Aprile 2020
«La ripresa sarà lunga e costellata di focolai» e «potrà avvenire solo in presenza di 3 condizioni fondamentali. Sarebbe un errore partire con qualcosa di improvvisato», sostiene l'epidemiologo e virologo Andrea Crisanti, direttore del Laboratorio di virologia e microbiologia dell'università di Padova.

La sua ricetta prevede 3 pilastri, parlando alla AdnKronos della 'fase 2' dopo l'emergenza coronavirus: «La premessa è che la rimozione delle misure dovrà essere graduale e riflettere le situazioni locali, tener conto delle differenze estreme che abbiamo sia fra le Regioni che addirittura al loro interno, a seconda delle aree che prendiamo in considerazione. Punto primo: non si potrà prescindere dalla distribuzione su larga scala di dispositivi di sicurezza, dalle mascherine ai guanti e così via. Il secondo aspetto indispensabile è il rafforzamento della medicina del territorio e dei servizi sul territorio, a partire dai servizi di diagnosi, senza dimenticare il monitoraggio dei luoghi di lavoro. Ultimo aspetto non meno importante: occorrerà accettare di rinunciare in parte alla propria privacy per garantire il tracciamento elettronico dei contatti nel caso di soggetti infetti».

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Solo con la combinazione di queste condizioni «si potrà arrivare a ipotizzare il ritorno a una pseudo normalità. Come è successo in Corea del Sud. Il modello è quello. Ma sarà un percorso lungo e sarà, ripeto, costellato di piccoli focolai che andranno spenti drasticamente». Come? «Seguendo - spiega Crisanti - l'unico modello che ha dimostrato di funzionare, quando parliamo di piccoli focolai: il modello Vò Euganeo, dove abbiamo sottoposto tutti a tamponi, isolato chi andava isolato tracciando tutti i contatti, e ripetuto i tamponi dopo 8-9 giorni perché qualche caso può sempre sfuggire».



 


Cautela andrà seguita nella gestione del rientro dei guariti da Covid-19, ammonisce il virologo: «Senza un monitoraggio serio non potrà avvenire. In alcuni casi la positività continuava ad essere presente anche dopo 14 giorni dalla guarigione. Bisogna partire da un presupposto: non esiste guarigione senza guarigione microbiologica. Quindi la persona dovrà avere 2-3 tamponi tutti negativi». Quanto ai test rapidi e ai test sierologici, «ben vengano - sottolinea Crisanti - se si riveleranno adeguati e affidabili. Sono il primo a sostenere che se uno strumento può aiutare in termini di sostenibilità a portare i controlli su larga scala va adottato. La cosa peggiore - conclude - sarebbe una ripresa portata avanti in maniera improvvisata. E io sono fra gli esperti che hanno firmato una lettera in cui sollecitavano il governo a prendere iniziative per tempo su questo fronte. Bisogna inoltre dire tutta la verità agli italiani: la ripresa non arriverà tutta insieme e non sarà veloce».  Ultimo aggiornamento: 21:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA