Cucina e antichi, segreti e ricette: dall'ultimo pasto di Re Mida alla dieta mediterranea Etrusca

Sabato 27 Novembre 2021 di Laura Larcan
Cucina nell'antichità, segreti e ricette: dall'ultimo pasto di Re Mida alla dieta mediterranea Etrusca

I primi piatti “fusion” di duemila anni fa, la dieta mediterranea dei greci e degli etruschi, l’ultimo pasto gourmet del Re Mida, la cipolla vietata ai sacerdoti dell’Antico Egitto, e i carciofi ricercati dai greci per fare figli “maschi”. Curiosità miste a scoperte perché anche la cucina nell’antichità è una questione di prove archeologiche. Lo sa bene il direttore del parco archeologico di Vulci, Carlo Casi, che ha pubblicato un libro delizioso (nel vero senso della parola): “La cucina antica. Antico ricettario Etrusco Greco Romano Medievale e Rinascimentale”. Il volume, della collana AR History, ricostruisce l’arte del cucinare nei millenni attraverso fonti, indagini d’archivio, studio di reperti.

 

 

Chi mangiava meglio, allora, tra le varie civiltà? Gli etruschi meglio dei romani? «Probabilmente la cucina dei nobili romani è quella più ricca - spiega Carlo Casi - è la cucina dell’impero, varia, elaborata con una prima globalizzazione delle ricette e degli ingredienti. Per effetto della straordinaria espansione territoriale fu la prima ad aprirsi a quello che oggi chiamiamo “cibo multietnico”. Anche nel Rinascimento la cucina, che si arricchisce delle novità portate dalle Americhe, assume dei toni anche artistici perché i commensali devono essere stupiti non solo dai sapori ma anche e soprattutto dalla vista». Non a caso, nascono i primi veri cuochi che scrivono anche numerosi testi di cucina.

Ma è già con i Greci che, incredibilmente, si può parlare di dieta Mediterranea. «Con i greci e poi con gli etruschi che recepiscono, tra l’altro, le tecniche di coltivazione e di trasformazione dell’olivo - sottolinea Carlo Casi - Ortaggi, cereali, olio e in misura minore carne e pesce, sono già protagonisti sulle tavole del I millennio a.C.». Non mancano gli aspetti più sorprendenti della cucina antica, qualità che noi contemporanei non ci aspetteremmo, come la scoperta che alcuni piatti resistono al passare del tempo, magari subendo variazioni: «Mantenendo però la radice originaria come la piemontese e preistorica conserva di nocciole che con l’aggiunta del cacao (dopo la scoperta dell’America) è arrivata sino a noi in forma della famosa crema spalmabile, o la bottarga di pesce (uova essiccate) che gli antichi egizi davano ai bambini, per non parlare dell’acquacotta di verdure etrusca che probabilmente con pochissime modifiche ancora oggi perdura nei menù dei ristoranti maremmani».

Il volume mette insieme una serie di dati e notizie inedite sull’alimentazione antica. Il lavoro non si è limitato solo a raccogliere le fonti storiche, ma anche quelle bioarcheologiche, genetiche ed etnoantropologiche. Casi ha preso in considerazione, ad esempio, gli scavi che l’Università della Pensnsylavia di un tumulo rimasto intatto vicino Gordio in Turchia è appartenuto ad un alto dignitario che alcuni studiosi hanno associato al mito di Re Mida. «Qui furono rinvenuti ancora in posto tutti gli oggetti di corredo, compresi quelli contenenti l’ultimo pasto del defunto, quello non consumato - racconta Casi - Le analisi svolte in laboratorio hanno fatto individuare, tra l’altro, la presenza di un cibo composto da agnello e lenticchi. Da qui la realizzazione della ricetta de “L’angelo di Re Mida”. O anche il valore riconosciuto ad alcuni cibi ritenuti, più o meno propriamente, afrodisiaci».

Gli Antichi Egizi proibivano la cipolla ai sacerdoti mentre i Greci riconoscevano ai carciofi la capacità di far nascere figli maschi. E Ippocrate riteneva che le lenticchie avessero il potere di mantenere inalterata la virilità maschile sino ad età avanzata, come credeva anche Aristotele se associate allo zafferano o alla menta. Plinio invece riconosceva particolari “effetti collaterali” alle triglie, alle murene e alle anguille, mentre Giacomo Casanova era un fan convinto per lo stesso motivo delle ostriche almeno quanto Napoleone del tartufo.

Come funzionava una cucina antica? «I primi grandi cuochi nascono nel Quattrocento, a partire da Maestro Martino da Como e successivamente Bartolomeo Scappi - spiega Carlo Casi - Essi venivano supportati da altri professionisti come scalchi (camerieri), trincianti (addetti al taglio delle vivande e delle carni in particolare) e mastri di casa». Un’autentica cucina stellata.

Ultimo aggiornamento: 15 Dicembre, 08:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA