In Italia meno nascite ma cresce fecondazione assistita: tre parti su 100

Venerdì 18 Giugno 2021
In Italia meno nascite ma cresce fecondazione assistita: tre parti su 100

Meno nascite, più fecondazione assistita. È lo scenario italiano degli ultimi anni raccontato dal Rapporto annuale sull'evento nascita basato sul flusso informativo del Certificato di Assistenza al Parto, a cura del Ministero della Salute: Sono 20.000 i bambini nati in meno solo nel 2019 mentre aumenta il ricorso alle tecniche di fecondazione: sempre nel 2019 è stata effettuata in media per 3,06 gravidanze ogni 100. Nel 2018, invece, erano state 2,53 ogni 100. Resta alto, e riguarda oltre 3 parti su 10, il ricorso al cesareo. I punti nascita con meno di 500 parti l'anno sono 103 sui 433 analizzati e accolgono ancora il 7,3% dei parti, con maggiori rischi per madre e bambino. 

Nel 2019 i nuovi nati sono stati 421.913, ovvero 20.763 in meno rispetto ai 442.676 del 2018. Mentre sono state circa 12.800 le gravidanze con maternità assistita, nel 12% delle quali vi è stato un parto gemellare. «Di anno in anno, insieme a un aumento del ricorso alla procreazione medicalmente assistita sia omologa, ovvero con i propri gameti, che eterologa, vediamo una crescita esponenziale del numero di bambini nati grazie a queste tecniche. E un aumento del trend delle coppie che vi fanno ricorso lo abbiamo visto persino dai dati preliminari del 2020, ovvero nonostante gli ostacoli oggettivi e i rallentamenti dettati dalla pandemia», afferma Filippo Maria Ubaldi, presidente della Società italiana di Fertilità e Sterilità- Medicina della riproduzione (Sifes-Mr).

Il motivo principale, prosegue, «è il progressivo aumento dell'età in cui una donna arriva al primo figlio: se nel 1965 in media era intorno a 23 anni, oggi siamo oltre i 31. E, come noto, l'invecchiamento della donna comporta un doppio danno per i suoi ovociti, quantitativo e qualitativo. Tanto che nel 2017 oltre il 70% delle donne che si sono sottoposte a un trattamento di fecondazione assistita era over 35». L'età media della madre, mostra infatti il rapporto, è di 33 anni per le italiane mentre scende a 30,7 anni per le straniere. L'età media al primo figlio è per le italiane di 31 anni, mentre le straniere partoriscono il primo figlio a 28,7 anni. Le regioni meno prolifiche sono Sardegna e Molise.

Il rapporto conferma, anche se con una tendenza alla diminuzione, come richiesto dalle linee guida, il ricorso eccessivo al taglio cesareo, che avviene nel 31,8% dei parti. Anche in questo caso sono notevoli le differenze regionali e con un picco del 45,9% nelle case di cura accreditate, contro il 30,0% degli ospedali pubblici. Inoltre, solo 120 punti nascita su 433 analizzati, pari a circa uno su 3, può contare su un'Unità di Terapia Intensiva Neonatale, necessaria per garantire la sopravvivenza e le migliori cure ai bimbi pre-termine, che sono circa il 6,7%. Infine, nel 2019 sono, stati rilevati 1.095 nati morti, pari a 2,60 ogni 1.000 nati.

Ultimo aggiornamento: 19 Giugno, 10:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA