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Long Covid, spuntano le varianti: tre tipologie diverse e tutte con i sintomi differenti

Martedì 2 Agosto 2022 di Gianluca Cordella
Long Covid, spuntano le varianti: tre tipologie diverse e tutte con sintomi differenti

La morsa della pandemia mondiale da Covid ha messo in luce, via via, la capacità di mutazione del virus, con le sue differenti varianti che hanno complicato le operazione sanitarie di contrasto. A distanza di oltre due anni dall’inizio della catena di contagi, uno studio inglese mette in luce come differente non sia stato solo il ceppo del virus, ma anche il suo strascico. Il cosiddetto long Covid. Secondo i ricercatori del King’s College di Londra, infatti, la pandemia è stata accompagnata da tre diversi tipi di long Covid, ognuno con i propri sintomi. E, benché tutte e tre le tipologie si siano manifestate in ogni ondata di contagi, ci sono alcune reazioni più legate a un tipo di variante rispetto ad altre.

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Le tipologie

Un primo campione di guariti dal Coronavirus ha dovuto affrontare nel lungo periodo una serie di problemi neurologici, che variano dall’affaticamento al mal di testa fino alla cosiddetta “nebbia cognitiva”, quella sensazione di appannamento che veicola con sé disorientamento, difficoltà di concentrazione e confusione mentale. Questo tipo di strascico si collega maggiormente alle varianti Alpha e Delta.

Un secondo gruppo, dopo la negatività accertata, ha dovuto invece contrastare problemi respiratori, che anche in questo caso spaziano dal dolore toracico alle gravi insufficienze respiratorie. Questo tipo di long Covid si lega particolarmente alla prima ondata di contagi.

Infine c’è il terzo gruppo, alle prese con una vasta gamma di sintomi: palpitazioni cardiache, dolori muscolari, alterazioni alle pelle e ai capelli. Cui si aggiungono conseguenze più rare evidenziate da una ricerca dell’Università di Birmingham sullo stesso tema: amnesia, allucinazioni, incontinenza, disfunzioni erettili.

Secondo i dati dell’Ufficio nazionale di statistica, nel Regno Unito ci sono attualmente due milioni di persone alle prese con gli effetti del long Covid. Fra loro 1,4 milioni di persone ha dichiarato di aver avuto per la prima volta il Coronavirus almeno 12 settimane prime. Ma andando a ritroso si scopre che 826 mila persone hanno affermato di averlo avuto per la prima volta almeno un anno prima e 376 mila addirittura due anni prima.

Da qui due considerazioni: la necessità di prevedere cicli di cure che vadano anche molto più in là rispetto alla data di guarigione dal Covid e la possibilità di personalizzarli, visto il carattere multiforme delle reazioni da individuo a individuo.

«Questi dati mostrano chiaramente che la sindrome post-Covid ha diversi sottotipi, non è una semplice condizione - ha spiegato a Sky Uk la dottoressa Claire Steves, tra le autrici della ricerca - Capire le cause profonde di questi sottotipi può aiutare a trovare le strategie di trattamento più adeguate».

Lo studio evidenzia altri dati significativi. A partire dalla considerazione che le manifestazioni del long Covid sono più evidenti nelle donne di età compresa tra i 35 e i 69 anni, tra le persone che vivono in aree più svantaggiate e fra coloro che lavorano nell’assistenza sanitaria e sociale e nell’insegnamento.

 

Ultimo aggiornamento: 8 Agosto, 10:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA