Franco Pepe premiato da Mattarella: «Io Cavaliere ufficiale ma gli eroi sono altri»

Mercoledì 21 Ottobre 2020 di Valentino Di Giacomo

«Finito di ritirare l'onorificenza a Roma sono tornato subito nella mia pizzeria per lavorare». Franco Pepe, titolare del ristorante Pepe in grani di Caiazzo - in provincia di Caserta - è stato ieri premiato dal presidente Sergio Mattarella con il titolo di Cavaliere del Lavoro. In realtà, avendo già ricevuto l'onorificenza di Cavaliere al Merito lo scorso anno per il suo progetto sociale sul territorio, ora Pepe è Cavaliere Ufficiale della Repubblica, l'unico tra i 57 insigniti ieri al Quirinale, che può fregiarsi di questo titolo.

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Emozionato?
«Certamente, ma non mi sono montato la testa. Mi sono rimesso il grembiule e sono di nuovo ad impastare e infornare che è la cosa che amo di più».

Il presidente Mattarella ha voluto premiarla perché - durante il lockdown - ha tenuto il forno acceso per donare pane e pizze a chi non poteva permetterselo. Si sente un eroe dei nostri giorni?
«Ho fatto solo il mio dovere di italiano. Anzi, quando è finita la cerimonia sono corso a congratularmi con i veri eroi di questa brutta pagina della nostra storia: i medici e gli infermieri in prima linea. Ho fatto solo il mio dovere, so che questo titolo mi è stato consegnato in rappresentanza di tanti colleghi della mia categoria che hanno fatto lo stesso».

Tenere acceso un forno è un po' come tenere accesa la fiamma della speranza. Quante persone ha sfamato grazie alla sua generosità?
«Non ho fatto il conto, ma più che dare da mangiare abbiamo provato a vincere la paura con il sorriso, con un pasto caldo. Durante il lockdown abbiamo creato una mappa delle persone che vivevano da sole, anziane, impaurite. Bussavamo alla loro porta portando una pizza o un pezzo di pane, ma era di più la compagnia che volevamo portare, un messaggio per dire che non erano sole».

È in pizzeria a lavorare, ma presto si abbatterà la scure del corprifuoco. È preoccupato per gli affari?
«Stiamo lavorando con i giusti numeri, non mi lamento, i clienti ci premiano. A me basta che si riesca a mantenere il personale, il gruppo, le famiglie che lavorano con me. Non voglio guadagnarci, magari penso invece che se do il lavoro non peso sulle casse dello Stato per casse integrazioni o indennità di disoccupazione. Dobbiamo essere uniti».

Dedicherà una sua pizza al Capo dello Stato?
«Non credo. Nelle poche parole che ho potuto scambiare con Mattarella gli ho detto che il mio saper fare è tutto quello che posso mettere a disposizione della comunità insegnando ai più giovani un lavoro e i segreti che si acquisiscono con l'esperienza».

Altri colleghi avrebbero creato la pizza Mattarella...
«La moda dei pizzaioli di creare la pizza per qualche personaggio noto non la comprendo. Io non voglio fare solo una pizza buona, ma sana e per tutte le tasche. Nel mio locale si può prendere una pizza a portafoglio con due euro oppure fare degustazioni. Ma la pizza resta un pasto popolare, per tutti, per questo ho dedicato la mia elaborazione di pizza marinara a mio padre Stefano. Si chiama così pure mio figlio, spero rispetterà le tradizioni non solo al forno. Mio nonno è celebre a Caiazzo perché durante la seconda guerra mondiale tenne il forno acceso e donava pane, io non ho dimenticato ciò che ho appreso da lui».

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