Eleonora Ammannito: «Vi spiego perché dobbiamo andare su Marte»

Lunedì 24 Febbraio 2020 di Enzo Vitale
Marte, un foto elaborata dal JPl della Nasa

Da adolescente una sola fissa: fare l'astronauta. Voleva stare da sola nello spazio. Ma poi, col passare del tempo, scopre che la vita dei piloti di astronavi è tutta un'altra cosa, quindi studio e impegno passano direttamente a Fisica, pardon, ad Astrofisica.
Dall'Italia, dopo la laurea a La Sapienza e una prima esperienza all'Inaf, vola spedita negli Usa dove occupa un posto di ricercatrice all'Earth planetary and space science della University of California di Los Angeles.
Lei è Eleonora Ammannito ed è un'ex, o meglio, un'ex cervello in fuga visto che nel 2017 vince un concorso all'Agenzia spaziale italiana e ritorna finalmente nella sua Tivoli.


(L'astrofisica Eleonora Ammanito dell'Agenzia spaziale italiana)

Nell'ambito del ciclo di incontri Il futuro è uno spazio ospitale, organizzato dalla Fondazione LeonardoCiviltà delle Macchine al Teatro Palladium di Roma, oggi sarà lei la protagonista del meeting (ore 18) dal titolo: Andare su Marte, come quando e perché.

Eleonora partiamo subito dal perché
«E perché no? Il pianeta Rosso è la frontiera del XXI secolo e stiamo lavorando per raggiungerla. Non è facile ma nessuna della altre frontiere del passato è stata facile. Lo abbiamo sempre fatto perché esplorare e conoscere sono i motori che ci hanno portato a costruire una grande civiltà. Per come la vedo io la stranezza sarebbe non avere Marte come obiettivo».

Come le è venuto in mente di ritornare in Italia, gli Stati Uniti sono il top dello spazio...
«Scelte di questo tipo sono molto complesse, concorrono fattori professionali, personali, familiari, ambientali e si potrebbe continuare. Nel mio caso credo che quello che mi ha spinta ad andare in Usa è stata principalmente la necessità di nuovi stimoli professionali e sono tornata per lo stesso motivo. Faccio un lavoro che mi piace e mi appassiona, quando mi accorgo che mi divertirei di più altrove mi sposto».

Sistema Solare, a quali missioni ha partecipato ?
«Ho iniziato con Rosetta (la missione Esa verso la cometa 67P, ndr), poi sono passata brevemente a Venus Express (altra missione Esa verso Venere, ndr), poi Dawn (la missione Nasa verso l'asteroide Vesta e il pianeta nano Cerere) e ora ExoMars. Comunque quella che considero la mia missione è Dawn non ci sono dubbi. L'ho seguita da quando lo spettrometro italiano era in tanti pezzi da assemblare fino all'ultimo bit inviato dalla sonda prima di finire di carburante. Dal 2005 al 2018, un'avventura fantastica ricca di soddisfazioni».


(MIssione Rosetta: un rendering artistico dell'atterraggio del rover Philae sul nucleo della cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko)

I suoi interessi sono le comete e gli asteroidi, a che punto siamo con la conoscenza di questi oggetti? Trasportano i mattoni della vita?
«Difficile dirlo con precisione, i piccoli corpi come ad esempio comete e asteroidi sono tanti e molto diversi tra loro. Di certo sono dei trasportatori di materiale da una zona all'altra del Sistema Solare, inclusa acqua e molecole organiche ma da qui a fare una ricostruzione affidabile di tutti i processi che hanno portato allo sviluppo della vita sulla Terra il passo è lungo ma ci stiamo lavorando!»

Torniamo sul Pianeta Rosso, Trump ha annunciato che la prima a sbarcare sarà una donna, le risulta?
«Intanto io mi preoccuperei di sbarcare, poi se sarà un uomo o una donna lo ritengo irrilevante».

E chi ci arriverà per primo, un'Agenzia spaziale pubblica o una privata?
«Non vedo una competizione, sarà piuttosto una collaborazione tra soggetti pubblici e privati di tanti Paesi».


(Starship, il razzo con cui Elon Musk vuole arrivare sul Pianeta Rosso)

Due parole sulla ricerca che si fa in Italia
«Dipende dai settori, per quanto riguarda il contesto aerospaziale siamo ai massimi livelli internazionali. Ma non bisogna adagiarsi sugli allori, siamo in una fase di grande interesse per l'esplorazione spaziale ma questo vuol dire che dobbiamo sostenere una consistente accelerazione, se non dovessimo riuscire a stare al passo perderemmo il prestigio internazionale che ci siamo faticosamente guadagnati».

Torno a un tasto dolente: rimorsi per aver lasciato gli Usa?
«No, non direi. A volte mi mancano alcuni aspetti della vita americana come quando ero lì mi mancavano alcuni aspetti dell'Italia. Credo sia normale, ma ora sono concentrata a fare bene il mio lavoro qui».

Donna e scienziato: il fatto di essere donna le ha mai comportato difficoltà nella sua carriera?
«Io non l'ho mai percepito ed infatti a volte faccio fatica a capire molte delle discussioni sulla parità di genere. Ma quello della ricerca è un settore molto particolare, mi rendo conto che non è così per tutti».

Ma cosa le è capitato quella volta entrando negli Usa?
«Ma chi glielo ha detto?»

Un suo amico, la prego me lo confermi...
«Dovevo andare a un incontro e l'officer dell'immigrazione mi ha chiesto il motivo della visita. Quando gli ho detto che ero un'astrofisica e che stavo andando ad una conferenza di planetologia, ha cominciato a chiedermi se ci fosse acqua su Marte».

E lei?
«Ho capito subito che era un appassionato del tema ma a poco a poco si sono avvicinati suoi colleghi per capire perché non mi faceva passare. Poi, visto l'argomento, anche loro hanno cominciato a dire la loro e a discutere. Mi hanno fatto stare oltre mezz'ora. Dopo un volo intercontinentale, sa, è un'eternità».

Come ne è uscita fuori?
«Ho detto che andavo alla conferenza proprio per capire meglio e alla prossima visita li avrei aggiornati... dopo quella volta mi son detta: basta dire che sono un'astrofisica, ho sempre spiegato che andavo lì per turismo! Non mi hanno fermato mai più».

enzo.vitale@ilmessaggero.it
 

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