La scuola comincia il 14 settembre, ok delle Regioni. Cosa cambia, dalle mascherine alla didattica

Venerdì 26 Giugno 2020 di Lorena Loiacono
La scuola comincia il 14 settembre, è ufficiale. Cosa cambia dalle mascherine alla didattica

Qualche modifica, qualche promessa da mantenere entro le prossime settimane e la richiesta di un miliardo di euro in più: così si è arrivati al testo definitivo delle linee guida per la riapertura delle scuole il 14 settembre. Regioni ed Enti Locali hanno dato oggi il via libera alle nuove linee guida per il rientro. Finalmente, dicono presidi e l’intero mondo della scuola perché i tempi, ormai, sono strettissimi: l’ok di oggi significa infatti che si inizierà a progettare la scuola del post-Covid solo a luglio e che, quindi, restano solo due mesi per fare tutto. 

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Tutto cosa? Trovare o creare nuovi ambienti didattici, organizzare le lezioni facendo  un gioco di “incastro” tra le ore dei docenti a disposizione e quelle dei bidelli che, più del solito, dovranno essere in prima linea sul tema della vigilanza e della pulizia dei locali. Un lavoro enorme: basti pensare che negli anni passati, senza alcuna emergenza, i titolari delle cattedre e dei posti per il personale Ata arrivavano non prima di fine ottobre. Quest’anno non si può sbagliare: senza il personale al suo posto la scuola non riapre perché di certo le classi non possono essere accorpate. Risolta l'ultima incognita, ovvero la data di inizio lezioni, il 14 settembre. «Le scuole riapriranno l'1 settembre per i corsi di recupero e il 14 c'è la riapertura vera e propria». Lo ha ufficializzato il sottosegretario all'Istruzione Peppe De Cristofaro, intervenuto a SkyTg24. «Il 20 settembre - ha aggiunto - spero davvero che si riesca a fare quello che in tanti stanno chiedendo, cioè cercare luoghi alternativi alle scuole per svolgere le elezioni. Diversamente sarebbe onestamente un cazzotto nell'occhio e una vera beffa. Spero si risolva positivamente».

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Che cosa dicono le linee guida in tema di sicurezza? Il punto di partenza testa il documento del Comitato tecnico scientifico del 28 maggio scorso: la mascherina ad oggi è confermata, sia negli spazi comuni sia in classe seduti al banco. E’ stato però inserito, su richiesta dei Governatori, un aggiornamento al riguardo: prima dell’avvio dell’anno scolastico il Cts si riserva di tornare sull’argomento, perché qualora la situazione sanitaria lo permettesse, la mascherina potrebbe essere tolta una volta seduti al banco. Anche perché i banchi saranno opportunamente posizionati a distanza.

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Sempre in base a quanto previsto dal Cts, il metro di distanza resta confermato sia negli spazi comuni, come i corridoi o il cortile, sia in classe tra i banchi. La distanza di un metro, come specificato dalie aperti del Cts, deve essere calcolata “da bocca a bocca” come fonte di contagio.

Nelle linee guida è poi prevista una cabina di regia Covid-19 e tavoli regionali per monitorare le criticità sul territorio e intervenire, scuola per scuola, anche aumentando gli organici lì dove se ne presenterà al necessità.

Nasce poi il “cruscotto” informativo degli edifici scolastici: una sorta di App da consultare che contenga i dati messi a disposizione dalle Regioni con le caratteristiche delle singole scuole. Dalla disponibilità dei metri quadri al numero di studenti iscritti, dalla possibilità di usare la palestra al numero di docenti e bidelli in servizio. Una sorta di anagrafe in grado di evidenziare le carenze su cui intervenire.

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L’intervento delle Regioni, in prima fila nella nuova stesura delle linee guida, resta quindi fondamentale sia per la conoscenza degli edifici sul territorio sia per mettere in sinergia altri servizi locali primo fra tutti il trasporto pubblico: qualora le singole scuole avessero bisogno di fare i turni tra le classi e di scaglionare gli ingressi, andrebbero potenziati i trasporti in nuovi orari. Addio all’ora di punta, quindi, per scaglionare anche il servizio di bus e metropolitane.

L’idea dei turni è tra le possibilità che le scuole possono mettere in campo per garantire il distanziamento: ci sono poi gli interventi di edilizia, anche leggera, per creare nuovi ambienti didattici per cui la ministra Azzolina ha chiesto un miliardo di euro, da spendere sia per l’edilizia sia per il potenziamento degli organici. Si tratterebbe quindi di spezzettare le classi per dividere i ragazzi in gruppi e garantire a tutti il ritorno alla lezione in presenza.

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Ma potrebbe non bastare, in quel caso e solo alle superiori sarà possibile portare avanti al didattica online nell’idea di una didattica mista, metà in presenza e metà da remoto. Ma su questo punto le Regioni hanno chiesto certezze anche sui costi della connessione per tutti e hanno ribadito la necessità di raggiungere tutti gli studenti coinvolti dalla dad: se solo un ragazzo non riuscisse a collegarsi, tutta la classe dovrà tornare in presenza.

Il potenziamento della dad resta comunque uno dei punti cardine per la ripartenza: il motivo è chiaro, oltre all’uso dell’online come possibile strada del distanziamento, occorre considerare la possibilità, nella peggiore delle ipotesi, di un nuovo lockdown nazionale o anche territoriale. In quel caso la scuola non potrà farsi trovare impreparata. Non a settembre 2020, dopo 6 mesi dall’inizio dell’emergenza. tra santificazioni continui. 

Che cosa dicono le linee guida in tema di sicurezza? Il punto di partenza testa il documento del Comitato tecnico scientifico del 28 maggio scorso: la mascherina ad oggi è confermata, sia negli spazi comuni sia in classe seduti al banco. E’ stato però inserito, su richiesta dei Governatori, un aggiornamento al riguardo: prima dell’avvio dell’anno scolastico il Cts si riserva di tornare sull’argomento, perché qualora la situazione sanitaria lo permettesse, la mascherina potrebbe essere tolta una volta seduti al banco. Anche perché i banchi saranno opportunamente posizionati a distanza.

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Sempre in base a quanto previsto dal Cts, il metro di distanza resta confermato sia negli spazi comuni, come i corridoi o il cortile, sia in classe tra i banchi. La distanza di un metro, come specificato dalie aperti del Cts, deve essere calcolata “da bocca a bocca” come fonte di contagio.

In base a questa disposizione, gli studenti devono prendere in considerazione la possibilità dis volgere assemblee online: anche le riunioni mensili, in cui i ragazzi si confrontano sulle problematiche della scuola, potrebbero spostarsi online qualora la scuola non potesse garantire gli spazi necessari per ospitare tutti in sicurezza. Basti pensare che molti istituti, dovendo sfruttare tutti gli spazi a disposizione per far lezione, utilizzeranno anche l'aula magna per la didattica, da sempre luogo prescelto per le assemblee.

Nelle linee guida è poi prevista una cabina di regia Covid-19 e tavoli regionali per monitorare le criticità sul territorio e intervenire, scuola per scuola, anche aumentando gli organici lì dove se ne presenterà al necessità.

Nasce poi il “cruscotto” informativo degli edifici scolastici: una sorta di App da consultare che contenga i dati messi a disposizione dalle Regioni con le caratteristiche delle singole scuole. Dalla disponibilità dei metri quadri al numero di studenti iscritti, dalla possibilità di usare la palestra al numero di docenti e bidelli in servizio. Una sorta di anagrafe in grado di evidenziare le carenze su cui intervenire.

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L’intervento delle Regioni, in prima fila nella nuova stesura delle linee guida, resta quindi fondamentale sia per la conoscenza degli edifici sul territorio sia per mettere in sinergia altri servizi locali primo fra tutti il trasporto pubblico: qualora le singole scuole avessero bisogno di fare i turni tra le classi e di scaglionare gli ingressi, andrebbero potenziati i trasporti in nuovi orari. Addio all’ora di punta, quindi, per scaglionare anche il servizio di bus e metropolitane.
 

 

L’idea dei turni è tra le possibilità che le scuole possono mettere in campo per garantire il distanziamento: ci sono poi gli interventi di edilizia, anche leggera, per creare nuovi ambienti didattici per cui la ministra Azzolina ha chiesto un miliardo di euro, da spendere sia per l’edilizia sia per il potenziamento degli organici. Vale la pena sottolineare che non si tratterà di assunzioni in ruolo ma di contratti a tempo determinato, supplenze quindi: i concorsi ella scuola partiranno infatti in autunno. Si tratterebbe quindi di spezzettare le classi per dividere i ragazzi in gruppi e garantire a tutti il ritorno alla lezione in presenza

Ma potrebbe non bastare, in quel caso e solo alle superiori sarà possibile portare avanti al didattica online nell’idea di una didattica mista, metà in presenza e metà da remoto. Ma su questo punto le Regioni hanno chiesto certezze anche sui costi della connessione per tutti e hanno ribadito la necessità di raggiungere tutti gli studenti coinvolti dalla dad: se solo un ragazzo non riuscisse a collegarsi, tutta la classe dovrà tornare in presenza.

Il potenziamento della dad resta comunque uno dei punti cardine per la ripartenza: il motivo è chiaro, oltre all’uso dell’online come possibile strada del distanziamento, occorre considerare la possibilità, nella peggiore delle ipotesi, di un nuovo lockdown nazionale o anche territoriale. In quel caso la scuola non potrà farsi trovare impreparata. Non a settembre 2020, dopo 6 mesi dall’inizio dell’emergenza. 

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Ultimo aggiornamento: 27 Giugno, 06:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA