CORONAVIRUS

Scuola e ritardi, edifici fatiscenti o inagibili i nuovi sono solo sulla carta: 1 su 3 non è a norma

Martedì 1 Settembre 2020 di Lorena Loiacono e Camilla Mozzetti
Scuola e ritardi, edifici fatiscenti o inagibili i nuovi sono solo sulla carta: 1 su 3 non è a norma

Mascherina sì-mascherina no. Turbo banchi con le rotelle e tavolini monoposto per garantire le distanze tra gli studenti mentre le scuole d'Italia cadono a pezzi o restano chiuse perché inagibili o ancora sono formalmente insicure - ma non dal punto di vista sanitario - tanto più perché aspettano (ormai da anni) i lavori e i relativi certificati che attestino l'adeguamento ai sistemi di antincendio. Per il futuro, con le risorse del Recovery fund, il ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina promette un piano pluriennale di investimenti in materia di edilizia scolastica con la prerogativa di costruire nuove scuole. L'ambizione è quella di recuperare una quota parte importante degli oltre 200 miliardi di euro promessi all'Italia. Anche se la cifra resta da quantificare e per il momento il ministero ha richiesto 7 miliardi.

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Ma intanto al quartiere Vomero di Napoli, tanto per fare un esempio, l'istituto alberghiero Giustino Fortunato non può contare sulla sede succursale, dichiarata inagibile nel 2018. Fino a che il Covid-19 non era arrivato a stravolgere gli equilibri, gli studenti erano stati ricollocati nella sede centrale e certo, si erano anche create alcune classi pollaio. Oggi però «con il distanziamento da rispettare l'istituto Fortunato non è ancora tornato in possesso della succursale», spiega Franco De Rosa, a capo dell'Associazione nazionale dei presidi della Campania. E resta ancora da trovare una soluzione. Caso isolato? A Reggio Calabria sono in corso i lavori per l'adeguamento antisismico al liceo artistico Preti Frangipane e appare difficile che tutti gli studenti possano rientrare a scuola per la didattica in presenza. A Roma da quattro anni, per il terremoto del Centro Italia, è chiuso il liceo artistico Caravillani che subì diversi danni. Per ora è stata conclusa solo la progettazione dei lavori.

In Italia ci sono 40 mila edifici scolastici, il 70% dei quali costruito nella prima metà del Novecento. La loro gestione - a seconda che si tratti di scuole elementari, medie e superiori - spetta ai singoli comuni e alle province. Quanti interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria sono stati svolti negli anni? Banalmente, quanti impianti di riscaldamento sono stati aggiustati, quanti infissi sostituiti, quanti bagni ammodernati, quante infiltrazioni riparate?

GLI INTERVENTI
Con il decreto Agosto il ministero dell'Istruzione ha isolato per gli enti locali 70 milioni di euro per permettere l'affitto o l'acquisto di strutture temporanee dove svolgere la didattica «In quanto le scuole non bastano o versano in gravi condizioni», spiega Marcello Pacifico a capo dell'Anief, l'Associazione nazionale professori. Dai numeri elaborati da Legambiente (su dati Miur), risulta infatti che il 38,8% degli istituti nazionali necessita di interventi urgenti di manutenzione straordinaria per adeguamento alle norme e per l'eliminazione dei rischi. Questa necessità riguarda il Nord per il 28,8%, il Centro per il 41,9%, il Sud per il 44,8% e le isole per il 70,9%: una fotografia di un Paese sostanzialmente senza sviluppo, visto che dieci anni fa, la media nazionale era del 32,8% con una percentuale del 21% che riguardava il Nord, il 26,4% il Centro, il 47,3% il Sud e il 40,8% le isole. In tema di servizi, poi, il 74% delle scuole italiane non ha la mensa.

E pure di fronte al fatto che le scuole stiano usando i 330 milioni isolati a giugno per i cosiddetti interventi di edilizia leggera, propedeutici ad ampliare le classi e a permettere a tutti gli studenti la presenza, molti istituti - 40 solo nella Capitale - stanno usando i fondi anche per ristrutturare bagni, sostituire infissi, riparare caldaie. «Voci - commenta il capo del presidi romani Mario Rusconi - su cui si doveva intervenire già molto prima del Covid».

Dal ministero di viale Trastevere fanno sapere che gli enti locali beneficiari del contributo sono stati 5.654 (l'80% del totale) e che si sta procedendo con la verifica degli Uffici scolastici regionali per autorizzare gli interventi. Giacché i cantieri non sono partiti in tutte le scuole che ne hanno bisogno o sono ancora in corso. «Solo in Puglia - spiega Roberto Romito a capo dei presidi regionali - ci sono 660 scuole, in una quarantina i lavori in corso rischiano di non concludersi per la ripartenza ufficiale». Le scuole italiane, tra l'altro, nel 18% del totale, non hanno ancora il certificato sull'antincendio. Il Miur tempo fa finanziò con 96,2 milioni di euro interventi in 1.405 istituti. Ma dalla graduatoria, visibile sul sito, ci sono 7.193 richieste totali, la maggior parte concentrate in Lombardia, Lazio, Campania, Calabria e Sicilia.
(1-continua)
 

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