Scuole chiuse in zona rossa, Miozzo (Cts): «Preoccupati». Scontro su misure in arancione

Lunedì 1 Marzo 2021
Scuole chiuse in zona rossa, Miozzo (Cts): «Preoccupati da andamento epidemia»

Scuole chiuse nelle zone rosse e dove l'incidenza del contagio prevede 250 casi su 100mila abitanti. Ma è scontro sull'ipotesi di chiudere gli istituti anche nelle zone arancioni. L'allarme varianti e il progredire della curva epidemiologica spingono il governo a sorvegliare la scuola e a prendere provvedimenti: ma se la chiusura nelle zone rosse ha l'ok di tutti l'idea di mettere tutti in dad nelle fasce arancioni, sempre più numerose in un Italia alle prese con le varianti e dove le attività commerciali restano comunque aperte, ha creato una spaccatura tra i ministri. Proprio sulla scuola la cabina di regia, riunita già oggi a Palazzo Chigi, si riunirà nuovamente domani. Per ora solo una cosa è certa, con la risalita dei contagi e le varianti aggressive, il governo ha deciso che, come da indicazioni del Cts, chiuderà «tutti gli istituti nelle zone rosse», ha annunciato il capo del Comitato Agostino Miozzo. 

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Nodo scuole in zona arancione

Ma il nodo che divide i ministri è quali misure disporre per le scuole in zona arancione. Nella riunione di oggi si sarebbero recepite le indicazione del Cts anche sul criterio di ulteriore chiusura, a livello locale, in caso di 250 casi ogni 100mila abitanti anche nelle regioni non rosse. I ministri sarebbero però divisi proprio tra i favorevoli alla chiusura solo delle scuole e chi, invece, vorrebbe chiudere anche negozi e centri commerciali nelle zone arancioni: i rigoristi obiettano che non ha senso allontanare il contagio dalle classi e permettere ai ragazzi magari di assembrarsi nelle vie dello shopping ma l'ala degli aperturisti batte sul tasto dell'economia. Intanto si aggiungono le scuole che chiudono.

La sindaca di Ancora Valeria Mancinelli annuncia: «Da domani 2 marzo fino a domenica 14 sono sospese le attività didattiche in tutte le scuole di ogni ordine e grado, scuole d'infanzia e nidi compresi, pubbliche e private». Tranne che nel capoluogo delle Marche, per adesso, in tutte le altre situazioni la scuola resta in presenza come già stabilito dai provvedimenti in vigore: in presenza per gli alunni dell'infanzia, delle elementari e delle medie mentre per quelli delle superiori è pervista la didattica è in presenza almeno al 50% e fino ad un massimo del 75%. Bandire nuovamente la socialità dunque per puntare sulla sicurezza, perché, ha spiegato il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi, «il virus sta riprendendo quota anche per queste varianti che toccano anche i nostri bambini. Noi siamo pienamente responsabili e siamo certi che con l'aiuto di tutti ancora una volta porteremo avanti questo nostro Paese anche al di là di questa emergenza».

Tuttavia per rendere la scuola un luogo sicuro bisogna incrementare le vaccinazioni dei docenti, oggi arrivate a quota 150mila. «Troppo poche, si va a rilento», accusa Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione nazionale presidi: «150mila somministrazioni su 800mila docenti che, sommati agli Ata, arrivano a un milione, sono un pò pochine». E aggiunge: «Non penso che si debba necessariamente interrompere la didattica ma se ci sono le varianti e molte classi sono in quarantena, allora significa che teniamo aperte le scuole solo per una questione di facciata». Infine c'è il capitolo congedi e sostegno alle famiglie. «Sono già a lavoro per poter ripristinare quegli strumenti necessari per sostenere le famiglie in qualsiasi caso le scuole vengano chiuse: congedi parentali straordinari retribuiti e il diritto allo smart working -garantisce la ministra alle Pari opportunità Elena Bonetti- Stiamo studiando anche una misura ad hoc per i lavoratori professionisti, per le partite Iva» altrimenti «si andrebbe a dare un carico eccessivo alle famiglie» in modo «da evitare, ciò che è già avvenuto», ovvero «un aggravio sul lavoro femminile».

 

Miozzo: «Preoccupati su andamento epidemia»

«Domani ci sarà un'altra riunione» della cabina di regia sulle misure anti-Covid a Palazzo Chigi. Sulla scuola, «il Cts si è già riunito su questo, non è che siamo preoccupati, siamo preoccupati sull'andamento della patologia e dell'epidemia, questo è il problema. Sulle scuole ci saranno delle evoluzioni, le scuole saranno chiuse nelle zone rosse». Lo dice il coordinatore del Cts Agostino Miozzo lasciando Palazzo Chigi. Ai cronisti che gli domandano se verranno prese altre misure nelle aree contraddistinte da minor grado di rischio, Miozzo non dà alcuna risposta.

 

Lombardia, zona arancione rafforzata per Brescia, Como e altri comuni

Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha appena firmato tre nuove ordinanze con l'obiettivo di rafforzare le misure di prevenzione a contrasto del Covid su diverse aree del territorio, che entreranno in vigore da mercoledì 3 marzo. Diventerà zona arancione rafforzata, con la chiusura quindi di tutte le scuole, tranne gli asili nido, l'intera provincia di Como, ma anche diversi comuni della provincia di Mantova, della provincia di Cremona (incluso il capoluogo), di quella di Pavia e di dieci comuni della Città Metropolitana di Milano, tra cui Melzo e Binasco.

Anche nel territorio della provincia di Pavia viene disposta la fascia arancione rafforzata per: Casorate Primo, Trovo, Trivolzio, Rognano, Giussago, Zeccone, Siziano, Battuda, Bereguardo, Borgarello, Zerbolò, Vidigulfo. Inoltre, in provincia di Milano, l'ordinanza riguarda Motta Visconti, Besate, Binasco, Truccazzano, Melzo, Liscate, Pozzuolo Martesana, Vignate, Rodano, Casarile. Per tutti questi comuni viene stabilita la didattica a distanza per le scuole dell'infanzia, le primarie e le secondarie ad esclusione degli asili nido.

Vengono, poi, prorogate per un'altra settimana le misure già adottate per tutti i comuni della provincia di Brescia, sempre con esclusione degli asili nido. Così come sono confermate per un'altra settimana anche per i comuni bergamaschi di Sarnico, Gandosso, Viadanica, Predore, Adrara San Martino, Villongo, Castelli di Calepio, Credaro e per il comune di Soncino in provincia di Cremona. I comuni di Mede (Pv), Bollate (Mi) e Viggiù (Va), finora in fascia rossa, passano in fascia arancione rafforzata, in considerazione del miglioramento della situazione epidemiologica.

 

Campania, scuole chiuse da oggi

Scuole chiuse, aule deserte. Da oggi in Campania tutti gli studenti di qualsiasi ordine e grado sono nuovamente in didattica a distanza. Lo ha deciso la Regione Campania con un'ordinanza emessa nella giornata di sabato. Lo stop alle lezioni in presenza è previsto fino al 14 marzo.

Un rinnovato stop che ha spinto i genitori No Dad campani a scrivere al Governo perché - si legge nella lettera indirizzata al presidente del Consiglio Draghi e a numerosi ministri, in primis al ministro dell'Istruzione, Bianchi, - «vogliamo che arrivi al Governo il grido di dolore dei bambini e dei ragazzi della Campania che ormai da un anno non vanno più a scuola». Nella lettera i genitori e i docenti afferenti al Coordinamento Scuole Aperte Campania scrivono: «Una delle regioni più popolose d'Italia, con i più alti tassi di abbandono scolastico e con irrisolte problematiche di carattere sociale ed economico, si è presa il lusso di considerare la scuola come un servizio aggiuntivo e superfluo, meno importante anche di una ludoteca. Ci siamo rivolti alle autorità giudiziarie e siamo anche riusciti a riportare in classe i nostri ragazzi, tuttavia, in Campania le sentenze sono carta straccia».

Diversi in questi mesi, i ricorsi contro le ordinanze regionali e di alcuni Comuni presentati dal Coordinamento per ottenere la riapertura delle scuole. Ricorsi vinti e a seguito dei quali ad esempio lo scorso 1 febbraio si era avuto il ritorno in classe degli studenti delle superiori, in Dad in Campania dal 16 ottobre 2020. «Far valere i propri diritti è considerato - prosegue la lettera - solo un fastidio ad opera di una classe di genitori buontemponi ed irresponsabili».

Ultimo aggiornamento: 2 Marzo, 07:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA