Dark web, come funziona il lato oscuro della rete: droga, armi, pornografia e dati rubati

Sabato 11 Luglio 2020 di Francesco Malfetano

Droga, armi, materiale pedopornografico, virus informatici, dati rubati, documenti falsi, immagini gore e, purtroppo, tantissimo altro. Il lato oscuro della rete è meno distante di quanto si pensi abitualmente. Ad esempio ne attingeva a piene mani la chat degli orrori tra 20 minorenni bloccata dalla Polizia Postale in queste ore. Nonostante ai più appaia come un universo poco frequentato infatti, il deep web, la cosiddetta parte nascosta di internet, vanta un numero sempre maggiore di utenti. In realtà però, spesso si fa confusione già sui termini finendo con il faticare a comprendere la portata del fenomeno.

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SURFACE WEB, DEEP E DARK
Le porte di accesso alla rete per gli utenti sono i motori di ricerca (come Google) che, al di là di quanto si pensi, non indicizza affatto tutti i siti web disponibili ma “solo” 2 miliardi. Vale a dire meno della metà dei contenuti disponibili dato che si stima che in tutto possano essere quasi 550 miliardi. Gli indirizzi disponibili, indicizzati dai motori di ricerca tradizionali quindi, formano quello che è definito Surface Web, il web di superficie, facilmente accessibile a tutti. Il resto dei contenuti invece, fa riferimento a siti accessibili dopo un login o creati al momento dai server durante la navigazione di un utente. Questo è il Deep web, o web sommerso.
Fino a qui in realtà, nulla di strano. C’è però una porzione di questa rete, il Dark Web (quella oscura), che per essere visitata ha bisogno di particolari strumenti come il browser Tor. Una costola del web tradizionale nata per rispondere all’esigenza di una rete libera e anonima che però viene spesso sfruttata per svolgere attività illegali. In pratica non è un luogo sicuro.

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BERLUSCONI MARKET E CHAT
Lì infatti, sul Dark Web, circola di tutto. Ne è un esempio il Berlusconi Market chiuso a novembre scorso dalla Guardia di Finanza di Roma. La piattaforma, sfruttando l’anonimato del protocollo Tor che protegge completamente clienti e venditori, metteva a disposizione ogni genere di merce illegale (soprattutto armi e droga) come se fosse un normale sito di e-commerce. Più di 30mila annunci organizzati per categorie e gestito, tra gli altri, da uno spacciatore di Barletta, ora agli arresti, conosciuto nell’ambiente come goodoo.
Non solo. In delle specie di forum in cui criminali e acquirenti possono interfacciarsi, circolano enormi pacchetti di immagini «gore» (dall’inglese «incornare»), che sono la nuova frontiera della divulgazione illegale ed erano al centro della chat dei minorenni di Lucca chiusa questa mattina. Si tratta di video e immagini raffiguranti suicidi, mutilazioni, squartamenti e decapitazioni di persone, in qualche caso di animali, condivise dietro pagamento o per il solo gusto di guardarle. Queste foto improponibili purtroppo hanno un loro seguito e spesso, lasciano il proprio anfratto nel Dark Web per finire proprio nei gruppi sulle app di messaggistica istantanea. Soprattutto Telegram, nota per difendere l’anonimato degli utenti, ne è pieno. Si tratta dello stesso percorso che sempre più spesso fanno anche contenuti pedopornografici o di revenge porn.

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VIRUS E DATI
Inoltre, nella parte più nascosta della rete, si vendono anche virus informatici o le credenziali di accesso a milioni di account violati in tutto il mondo. Anche in questo caso l’acquisto è piuttosto semplice. Basta entrare in uno di questi siti, richiedere ad esempio un malware capace di bloccare i computer di un’azienda (per qualsiasi motivo) e pagarlo in bitcoin o altra valuta digitale. Queste infatti, permetto di tutelare l’anonimato di acquirente e compratore. Tuttavia, se non si ha a disposizione una di queste monete, ci si può anche affidare a servizi di intermediazione che, dietro pagamento più tradizionale ed esponendosi a dei rischi di essere rintracciati, gestiscono la transazione. Lo stesso vale per i dati degli utenti del surface web. Si stima che in questo momento siano in vendita sul Dark Web almeno 15 miliardi di credenziali. Si tratta di account violati, senza che i proprietari se ne siano accorti, e ceduti al miglior offerente che poi può utilizzarli come meglio crede. Le credenziali più costose sono, ovviamente, quelle bancarie, vendute a 259,56 dollari. Seguono, di poco, le password del bancomat (o carta di debito): 250,05 dollari. Decisamente inferiori, ed abbordabili, le credenziali PayPal, acquistabili con un po’ più di 40 dollari, e delle carte di credito, 33,88 dollari in media. C’è anche però chi richiede sui banchi digitali del mercato sommerso una patente: può essere sua al costo di 27,62 dollari. Per un passaporto invece bastano 18,45 dollari.
Il giro d’affari è evidentemente incredibile, al punto che, secondo i dati del Clusit aggiornati però al 2016, ammonterebbe a 500 mila dollari al giorno.
 

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Ultimo aggiornamento: 15:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA