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Nesli contro Fabri Fibra: "Ecco perchè non parlo da 10 anni con mio fratello"

Lunedì 18 Luglio 2016
Nesli e Fabri Fibra
MILANO - “Gigantesca. Badi, io lui non lo odiavo, ho imparato a odiarlo. Non parlarsi per una rottura, in famiglia, è un’anomalia. Figurarsi nella nostra, dove facevamo pure lo stesso pubblico lavoro”. Nesli racconta il suo litigio, che dura da dieci anni, col fratello Fabri Fibra; “Avevo 16 anni – ha raccontato a “Vanity Fair” - ero un teppistello, e un giorno in scooter con dei miei amici mi sono ritrovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Il posto era la campagna di provincia, intorno a Senigallia. Il momento era avere una Calibro 22 in mano e non saperla maneggiare. Esplode un colpo. Prende in pieno un mio amico. La pallottola diventa una biglia, il suo corpo un flipper: da sotto l’ascella va al torace, passa in una costola, buca un polmone e il rene, s’infila nella vescica. Quel ragazzo rischia di morire, sta un mese e mezzo in ospedale, si salva. Finisco sotto processo, nessuna conseguenza, era stato un incidente. Mia mamma mi dice: “Stattene un po’ buono, vai in garage con tuo fratello”. All’epoca lui faceva freestyle con un dj. Stare lì a guardare mi annoiava. Allora prendo in mano il microfono, e comincio anche io. Prendiamo treni, suoniamo nei locali. Poi Fabri decide di partire per l’Inghilterra: la musica era un hobby, meglio imparare l’inglese”.
Le cose poi però non sono andate bene: “Voglio produrre. Così tiro su uno studio, mi faccio insegnare come si fa. Ci chiama la Universal. Siamo in due. Poi qualcosa inizia a non andare. Per loro ero un accessorio, l’eterno secondo. Eppure, se non fosse stato per me, Fabri Fibra starebbe ancora a montare i tappi alle penne in Inghilterra. Sono stato io a creare gli album Ego e Home . Io a inventarmi il suono di Mr. Simpatia . I suoi primi successi. Quando lui torna da Londra per registrare, iniziamo a guardarci diversi, la bolla scoppia, e capiamo che stiamo combattendo una guerra su due fronti: lui su quelle basi musicali sparava a zero con un gusto morboso e una cattiveria gratuita, io ambivo al positivo, al lato buono che c’è, a costruire una carriera sana da professionisti, non sulla pelle dei cadaveri. Un parente che fa la tua stessa cosa con la stessa etichetta, se funziona, è un problema”.
Lui molla l’etichetta: “E lui da subito è poco rispettoso: cala il silenzio, che insieme all’ostruzionismo è una chiara dichiarazione d’intenti. Prende a collaborare con qualsiasi emergente, il mondo che detestava di colpo diventa friendly . Mi rinnega, mi ripaga a indifferenza, come fossi il suo peggior nemico. Già con Applausi per Fibra non eravamo più né soci né amici né fratelli. Estranei, che non si devono incontrare. Nelle interviste quando gli chiedono di me butta lì due o tre paroline, che stanno sempre per: “Scrive bene, ma qui siamo in serie A, non tiriamo fuori la C”.
Ultimo aggiornamento: 14:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA