Paul Walker, il padre querela "Porsche" per l'incidente mortale

Paul Walker
Paul Walker
di Giacomo Perra
Venerdì 27 Novembre 2015, 16:17
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Si è appena aggiunto un nuovo capitolo nella contesa giudiziaria che sta contrapponendo i familiari di Paul Walker e i vertici di “Porsche”. Dopo la denuncia della sedicenne Meadow, figlia dell’attore scomparso nel novembre 2013 a causa di un incidente stradale mentre percorreva una via della contea di Los Angeles a bordo di una Carrera GT, questa volta a citare l’azienda automobilistica tedesca è stato il papà dell’interprete di “Fast and Furious”.
Paul William Walker III, questo il nome del genitore, ha querelato il colosso teutonico per “negligenza e omissione di soccorso”.

Secondo l’uomo, esecutore del testamento del figlio, in pratica, la vettura su cui Walker viaggiava insieme al conducente Roger Rodas, anch’egli deceduto, sarebbe stata priva di una serie di strumenti che avrebbero dovuto garantire l’incolumità dei passeggeri: per la precisione, a mancare all’appello sarebbero stati il sistema di controllo per la stabilità, i rinforzi laterali delle portiere e una linea per la fuga di combustibile, indispensabile per far sì che il mezzo, come poi accaduto dopo l’impatto contro un albero, prendesse fuoco.

Le accuse del signor Walker fanno il paio con quelle lanciate a suo tempo da Meadow, secondo cui a risultare decisivi per la morte del padre sarebbero stati presunti difetti meccanici della macchina come la mancanza del citato sistema di controllo automatico. Accuse già respinte dai maggiorenti di “Porsche”, che, non più tardi di una settimana fa, stando a quanto riportato dal sito tmz.com, attribuirono l’origine dello schianto alle condizioni della Carrera GT, “usurata e tenuta male” e alla sufficienza della stessa star di “Fast and Furious”, che, a loro dire, “conosceva bene i rischi su velocità e tipo di strada percorsa”.

Alle obiezioni della società di Stoccarda, tramite un portavoce, Meadow Walker aveva risposto immediatamente con un duro comunicato: “E' deplorevole che “Porsche” stia cercando di deviare la propria responsabilità. Mio padre era il passeggero in una macchina non progettata per proteggere i suoi occupanti, in un incidente su una superficie asciutta, libera, in pieno giorno e con velocità ben al di sotto di quanto pubblicizzato”.

In attesa di conoscere il parere dei giudici, per ora l’unica verità ufficiale su quello schianto fatale è quella degli investigatori: per gli inquirenti, che non vi riscontrarono problemi tecnici, a determinare il botto fu principalmente l’alta velocità - tra i 130 e i 150 chilometri orari - del veicolo.