Dior sfila a Parigi tra le bandiere femministe: «E se le donne governassero il mondo?»

Lunedì 20 Gennaio 2020 di Costanza Ignazzi

«E se le donne governassero il mondo?». La scritta campeggia al Musée Rodin di Parigi mentre in passerella sfilano oro, tailleur laminati e pepli sfrangiati. Le donne Dior indossano accessori da Antica Grecia, luminose balze e delicate iridescenze; intorno a loro, come nella sala di un duello Medievale, si susseguono su enormi stendardi le domande ricamate dell'artista femminista Judy Chicago: «Se le donne governassero il mondo, ci sarebbe la violenza?», «La Terra sarebbe protetta?» e pure un audace «Esisterebbe la proprietà privata?». 

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Maria Grazia Chiuri, insomma, torna a cavalcare le cronache femministe dopo l'ormai celebre "T-shirt revolution" del suo esordio alla guida della Maison ("We should all be feminists"): lo fa coinvolgendo l'artista, oggi ottantenne, che negli anni Settanta ideò il Programma d'Arte Femminista al California Institute of the Arts, per dirne una. «Judy mi ha detto di voler ribadire l’importanza della donna e la sua divinità, oltre che realizzate un suo antico progetto di installazione, la Madre Terra», dice la designer: e sono proprio tante Dee quelle che scendono in passerella tra pepli preziosi, trasparenze di chiffon e voluttuose mantelle plissé.
 


Gli abiti sono tuniche arricchite da trecce di tessuto, distese di balze ed eterei monospalla, ma anche tailleur con gonne drappeggiate: tra foglie e farfalle d'oro regnano i colori della Natura e su un modello spuntano addirittura le piume di un pavone. «I tessuti scivolati - spiega Chiuri - diventano spalline e cinture. I capi vivono di intrecci e del minor numero possibile di cuciture». Una donna libera e luminosa, che incantevole ma decisa: proprio la tipologia che, secondo Maria Grazia Chiuri, potrebbe governare il mondo. 
 
 

 

Ultimo aggiornamento: 21 Gennaio, 08:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA