Innovazione, tradizione e ricerca:
al Museo della Moda ecco i giovani

Venerdì 13 Maggio 2022 di Cristina Cennamo
Innovazione, tradizione e ricerca: al Museo della Moda ecco i giovani

Il Museo della Moda di Napoli apre le porte ai giovani stilisti. Un vernissage tra innovazione, tradizione e ricerca. E' l’evento  voluto dall'amministratore unico della Fondazione Mondragone Maria d'Elia, in aderenza con i programmi regionali e comunitari, che ha visto ieri protagonisti quattro giovani stilisti che hanno raccontato il proprio progetto.

E' il caso di Simona Manzi, esperta in progettazione e stile, diplomata all’Accademia di Belle Arti e che ha ha come mission il zero waste: il recupero di tessuti di avanzo, donati da grandi aziende, le permettono di creare capi unici nel loro genere, dinamicità e unicità e ciò che contraddistingue le creazioni di questa giovane stilista. O di Pierluigi Paone, giovane imprenditore e figlio d'arte che con il suo socio Sergio Lanni hanno dato vita ad una collezione di T- shirt personalizzate NDOS e con l’utilizzo di materiali di avanzo delle grandi aziende creano capi singolari. Ancora, spazio al recycling con Alessandro Della Volpe, diplomato presso l’Università Vanvitelli: il suo brand 3000 presenta una capsule collection di capi riciclati e rivisitati ed il tessuto prevalentemente utilizzato è il jeans con uno stile molto fluido. Giovanni Gentile, titolare de «Gli Psicopatici», ha lanciato infine un e-commerce attraverso il quale l’utente può realizzare il suo capo ad hoc personalizzandolo partendo da modelli basici. Il direttore artistico Salvatore Liotta mira ad uno stile che possa comunicare la libertà dell’essere e per ciascuno di loro vige la regola della sostenibilità. Il motto è l’unicità di ogni individuo.

La moda, del resto, è arte, è costume, è espressione di un sentire collettivo ed i giovani stilisti hanno un ruolo importante nel percorso evolutivo di questo settore, sono molto più attenti alle esigenze del mercato e della società. Materiali innovativi ed eco-friendly, pratiche artigianali e slow, upcycling e zero-waste: questa è la tendenza dei giovani stilisti che hanno partecipato. Il Made in Italy, prodotto con tessuti organici o riciclati, è un manifesto dei problemi di questa società: tutela dell’ambiente, diversità, razzismo, violenza sulle donne, immigrazione sono solo alcuni dei temi trattati, raccontati però con un linguaggio ludico e giocoso. Parola d’ordine: No Genderless e No seasonal

© RIPRODUZIONE RISERVATA