Mascherine, oggetti cult ma a caro prezzo: modelli griffati introvabili, su Amazon anche a 200 euro

Domenica 2 Agosto 2020 di Maria Chiara Aulisio

I modelli griffati sono spariti quasi subito: introvabili quelli di Fendi (poco meno di 200 euro l'una) e di Marcelo Burlon (circa 100 euro a pezzo). Esaurita ovunque anche la mascherina di Off White, nera con le frecce bianche, al primo posto tra i prodotti moda più desiderati del mondo secondo l'ultimo report della piattaforma di ricerca Lyst. È lo stesso sito a rivelare che la cantante Billie Eilish - ancor prima che scoppiasse la pandemia - è apparsa sul red carpet dei Grammy Awards con una mascherina griffata di Gucci. Ormai è una vera e propria mania: più passa il tempo, più il Covid ci impone di indossarle, e sempre di più la mascherina si trasforma in un oggetto cult a tutti gli effetti da abbinare - almeno a voler stare dietro alle appassionate - perfino all'abito o alla borsa. Di cotone o di raso, di seta ma anche in lycra, leopardata, maculata o damascata. Insomma, c'è solo l'imbarazzo della scelta e le appassionate modaiole (ma non mancano gli appassionati) non dovranno far altro che guardarsi intorno. Anche senza ricorrere alle griffe la proposta online è davvero enorme e su Etsy spuntano intere pagine dedicate all'accessorio del momento. Lo stesso sito di shopping online ha dichiarato che tra il 4 e il 6 aprile i dati della ricerca di mascherine abbia raggiunto i 2 milioni di click, con 9 utenti al secondo a caccia del prodotto.

Cifre da capogiro per un affare milionario destinato certamente a crescere. Fa riflettere se si pensa che, inizialmente, il prezzo delle mascherine chirurgiche fissato a 50 centesimi più Iva, quindi 61 centesimi, sembrava addirittura troppo caro. Intanto - a proposito di dispositivi che nulla hanno a che fare con quelli medici - il New York Times ha riportato un'elenco dei tessuti più protettivi mettendo insieme i dati di varie ricerche svolte sul tema negli Stati Uniti. È venuto fuori che il lavoro migliore lo fanno i cotoni dalle trame più fitte come la flanella e il jeans, lavabili anche ad alte temperature e resistenti nel tempo: «Stratificarli almeno due volte è indispensabile. - si legge sulla ricerca - Fondamentale, poi, farli aderire bene al viso e intorno al naso: proteggono dalle goccioline più grandi (droplet) al 90% e filtrano quelle più piccole (aerosol) per un terzo». I cotoni leggeri invece (come quelli di foulard e T-shirt), si sono rivelati poco efficaci. Quindi, - suggeriscono gli esperti - prima di acquistare un prodotto, è bene informarsi sul materiale che lo compone e la fattura.
 

 

A proposito di mascherine doc, è un'azienda casertana - con sede anche a Maranello - a distribuire quelle che lo stesso New York Times - sulla base di una approfondita ricerca - ha definito le migliori al mondo. Si tratta della Cedi, leader nel settore della commercializzazione e distribuzione di articoli tecnici industriali. «Quando è scoppiato il Covid - spiega Francesco Taurisano, sales manager - ci siamo dati da fare per cercare di reperire il maggior numero di mascherine possibile». L'obiettivo era quello di trovare dei dispositivi che andassero oltre le quattro ore di utilizzazione previste per le mascherine chirurgiche: «Cercavamo un modello che non fosse usa e getta, anche per una questione ambientale, e che proteggesse bene dal virus. Lo abbiamo trovato in Inghilterra - conclude Taurisano - e pure la Ferrari ne ha acquistate parecchie».
 

La raccomandazione degli esperti è sempre la stessa: ok alle mascherine di tendenza purché efficaci. Per garantire maggiore sicurezza molti modelli in vendita nascondono una tasca per inserire i filtri certificati, in alcuni casi già offerti con il prodotto. Questo consente di abbinare a una protezione non sanitaria la garanzia di una certificazione. Un'altra soluzione, poi, è quella di sovrapporre la mascherina in tessuto a quella chirurgica: garantisce maggiore protezione e non penalizza l'estetica.
 

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