Rishpet, marchio napoletano nato per lottare contro l'inciviltà: «E quella felpa in Gomorra...»

Rishpet
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Giovedì 6 Gennaio 2022, 16:00 - Ultimo agg. 7 Gennaio, 16:33
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Il centro storico di Napoli è tra le mete più gettonate in cui ritrovarsi con gli amici, magari per bere un drink e ascoltare buona musica, ma non solo: tutte quelle attività che, dall'inizio della pandemia, troviamo sotto la voce movida. Questi luoghi, tuttavia, la sera diventano anche preda dell'inciviltà: non è raro trovare per le strade rifiuti e sporcizie di ogni tipo all'indomani di un venerdì o un sabato di baldoria, per non parlare della difficoltà ad addormentarsi che chi abita in quelle zone trova nelle ore notturne, a causa degli eccessivi schiamazzi.

Così Andrea Vettura, 39enne napoletano che si occupa di comunicazione a più livelli, nel 2012 ha deciso di prendere posizione contro questi problemi. In questo modo è nato Rishpet, brand di abbigliamento online che proprio grazie alla strategia comunicativa adottata ha riscontrato un sempre crescente successo: «In quegli anni lavoravo per alcuni bar del centro. Vedevo che la gente non rispettava le regole, ripetendo azioni irrispettose in continuazione, così sono nati questi cartelli per cercare di sensibilizzare le persone a non urlare sotto le finestre degli abitanti di quella zona, a non gettare rifiuti per strada e tanto altro. Rishpet nasce così, per spingere la cosiddetta gentemmerd a rispettare il prossimo».

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I cartelli di cui parla Andrea sono più che banali inviti al rispetto delle norme: le frasi che si leggono sugli adesivi e sui poster - e più di recente anche su maglie e felpe - sono tipici slogan napoletani mischiati con la lingua inglese. Uno dei più famosi, «Make spha ccim all uck affa?», è finito anche in Gomorra: «All'inizio questi slogan comparivano soltanto fuori ai locali del centro, poi le persone hanno iniziato a chiedermi di farne di nuovi, sempre più specifici e simpatici. A giugno, poi, mi sono lanciato nell'e-commerce: il merchandising è schizzato alle stelle quando una delle mie felpe, con sopra la frase più conosciuta, è finita in Gomorra. Ero consapevole che i produttori della serie erano sempre a caccia di nuovi brand, così dopo aver passato le selezioni dei costumisti il mio è finito tra i capi d'abbigliamento dei personaggi».

Il progetto di Andrea ha indubbiamente colpito nel segno, ma la strada verso la civilizzazione, a sua detta, è ancora lunga: «Quella contro la gentaccia, come racconto sul mio sito, è una battaglia destinata a durare nel tempo. Però devo essere sincero: questa tecnica di comunicazione, in cui si mischiano inglese e napoletano, funziona sicuramente di più rispetto ai classici cartelli che siamo abituati a vedere. Le persone si soffermano a tradurre ciò che scriviamo: non posso dire di aver combattuto la gente incivile, ma qualcosa è cambiato».

E le novità che Andrea ha in cantiere si prospettano molto interessanti: «Le prossime uscite riguarderanno la vita di coppia, abbiamo diversi progetti che potrebbero essere pronti per San Valentino. Cerchiamo di non fermarci e di trovare problemi da contrastare, sempre in comune con queste persone che hanno perso il rispetto».

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