Ambra Battilana: «Weinstein comprò il mio silenzio, poi gettò fango su di me per evitare le indagini»

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Ci sono due nomi assolutamente decisivi nell'ambito dello scandalo sulle molestie sessuali che ha coinvolto il produttore di Hollywood, Harvey Weinstein: il primo è quello di Ronan Farrow, giornalista del 'New Yorker' figlio dell'attrice Mia e di Woody Allen, il secondo è quello di Ambra Battilana Gutierrez, l'ex Miss Piemonte 2010 che per prima ha fornito prove schiaccianti nei confronti del terzo produttore più importante al mondo. Questi due nomi sono intrecciati tra loro, perché è proprio grazie ad una registrazione audio fornita da Ambra Battilana, poi pubblicata proprio sul 'New Yorker', che il caso è emerso assumendo dimensioni mondiali.




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Oggi la 24enne italo-filippina torna a parlare delle molestie subite e lo fa in un'intervista a Ronan Farrow, aggiungendo nuovi dettagli: «Prima, su consiglio dei miei legali, non potevo rivelare tutto. Weinstein, nel 2015, mi aveva costretta a firmare un contratto in cui mi impegnavo a non raccontare delle molestie subite in cambio di un milione di dollari. Non conoscevo ancora bene l'inglese e non capii bene il contenuto di quei fogli ma mentre firmavo il suo legale tremava: avevo capito che non stavo firmando niente di buono. Però poi mi convinsi di aver fatto bene, con quei soldi potevo aiutare la mia famiglia».


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Secondo il 'New Yorker', quello stesso accordo fu fatto firmare da Weinstein a decine di altre donne, tutte oggetto delle sue molestie: non solo attrici, ma anche modelle, assistenti, truccatrici e semplici dipendenti degli studios. A occuparsi dei pagamenti era stato, per sua stessa ammissione, il fratello Bob: «Harvey mi disse di aver fatto casini con alcune donne e non voleva che sua moglie lo sapesse, ma mi immaginavo relazioni extraconiugali, non molestie sessuali».


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Le violenze di Weinstein nei confronti di Ambra Battilana risalgono al marzo del 2015. Le modalità sono le stesse raccontate da altre attrici e modelle che poi hanno rivelato di aver subìto molestie da parte del produttore, ma in questo caso c'era stato un audio a inchiodarlo; quando la ragazza cercò di opporsi, Weinstein rispose «Sono abituato a fare così». Questo perché, subito dopo la prima molestia ricevuta, la ragazza si era rivolta alla polizia che l'aveva convinta a incontrare di nuovo il produttore, ma premurandosi di registrare tutto per avere delle prove schiaccianti. Il produttore, però, non rimase passivo: costrinse subito la ragazza a firmare quell'accordo e poi, per gettare fango su di lei, ingaggiò un team di esperti che prepararono un dossier sul suo passato come supertestimone contro Silvio Berlusconi nel processo 'Ruby bis'. Il procuratore che avrebbe dovuto indagare contro Weinstein, alla fine, decise non solo di interrogare a più riprese la ragazza, come se questa fosse la colpevole, ma anche di archiviare le accuse a carico del produttore.


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Mercoledì 22 Novembre 2017, 10:42 - Ultimo aggiornamento: 22-11-2017 11:15
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