Avvelenano l'amico per rubargli duemila euro: Rivotril e Nozinan nella birra, l'uomo muore dopo una lunga agonia

Domenica 19 Gennaio 2020
Avvelenano l'amico per rubargli duemila euro: Rivotril e Nozinan nella birra, l'uomo muore dopo una lunga agonia

Avrebbero avvelenato un amico per derubarlo di meno di duemila euro, prelevando il denaro con il suo bancomat, per poi lasciarlo morire in macchina. Con questa accusa i Carabinieri hanno fermato due coniugi, Claudio Furlan, 54 anni di Bologna e Rita Di Maio, 49 anni di origini napoletane, indagati per morte come conseguenza di altro delitto, rapina pluriaggravata e indebito utilizzo di carte di pagamento. La vittima è il 63enne Vito Balboni, ferrarese residente a Bentivoglio (Bologna). La vicenda, anticipata oggi dal Resto del Carlino, è confermata dagli investigatori. Il cadavere dell'uomo fu trovato il 6 novembre scorso all'interno della sua auto, ferma in un parcheggio a Cadriano di Granarolo Emilia. Il decesso, in apparenza avvenuto per cause naturali, secondo le indagini dei Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di San Lazzaro e della Stazione di Granarolo, sarebbe invece stato indotto dalla somministrazione di due potenti psicofarmaci, probabilmente sciolti in una bevanda alcolica. 

L'uomo è morto dopo una lunghissima agonia, durata probabilmente più di 24 ore. Per stordirlo, i due gli avrebbero fatto assumere dosi massicce di Rivotril e Nozinan somministrati in una birra, secondo l'accusa consapevoli degli effetti collaterali dei due farmaci se mescolati e se presi con bevande alcoliche. A conferma della premeditazione del gesto, ci sarebbe anche il fatto che la donna risulta essersi fatta prescrivere dal medico i due psicofarmaci pochi giorni prima. Balboni è morto per arresto cardiaco, ma secondo quanto è emerso dall'autopsia sarebbe rimasto in stato comatoso per molte ore prima che il suo cuore cedesse. I due si erano sposati da poco e la donna era uscita dal carcere la scorsa primavera dopo avere scontato una pena di sei anni: era stata condannata per avere narcotizzato con un caffè adulterato e poi rapinato un venditore porta a porta che nel 2013 era andato a casa sua, a Monghidoro, per fare la dimostrazione di un elettrodomestico. In quel caso l'uomo si era salvato. Per lunedì è in programma l'udienza di convalida del fermo dei due coniugi.

La vittima era amico di lunga data della coppia, con la quale spesso passava le serate a giocare a carte. È probabilmente morto la sera fra il 31 ottobre e il primo novembre: a quel giorno risale infatti la denuncia di scomparsa presentata ai Carabinieri dalla moglie del pensionato. Il cadavere fu trovato quasi una settimana dopo, probabilmente perché era sdraiato sul sedile della macchina, completamente abbassato, e nessuno lo aveva visto. Il decesso, in apparenza dovuto a un malore visto che il 63enne aveva problemi di salute, era tuttavia apparso 'strano' agli investigatori, che avevano avviato accertamenti. Le indagini, coordinate dal Pm Roberto Ceroni, sono andate avanti più di due mesi, con pedinamenti, intercettazioni e analisi di filmati di videosorveglianza. «Con premeditazione e in concorso morale e materiale», scrivono i Carabinieri in una nota, quella sera i due coniugi avrebbero avvelenato l'amico per sottrargli telefono cellulare e bancomat. Con la carta elettronica della vittima sono stati fatti, fra il 31 ottobre e il 2 novembre, dodici prelievi di denaro per un totale di 1.900 euro. Da quanto è emerso, la persona che ha fatto i prelievi con il volto coperto sarebbe stata la donna. Secondo gli stessi investigatori, è possibile che la coppia non volesse uccidere Balboni, ma solo stordirlo per derubarlo, tuttavia forse sarebbe bastato chiamare un'ambulanza quando ha cominciato a stare male per salvargli la vita.

Ultimo aggiornamento: 22:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA