Divorzio, assegno, casa e figli: cosa è cambiato 50 anni dopo

Martedì 1 Dicembre 2020 di Valeria Arnaldi

La folla in attesa davanti a Montecitorio. Divorzio problema di libertà, Per un popolo adulto, sì al divorzio: queste alcune delle frasi sui cartelli portati da uomini, donne, famiglie con bambini. Poi, l'annuncio di Antonio Baslini e Loris Fortuna, fotografati mentre fanno con le dita il segno della vittoria. Sono passati cinquant'anni da quando il divorzio è stato introdotto nell'ordinamento giuridico italiano. Era il primo dicembre 1970, quando la legge n.898 in tema di Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio - la cosiddetta Fortuna-Baslini - veniva approvata. Oggi la normativa sul divorzio, per taluni aspetti, è profondamente diversa. Varie sentenze di Cassazione, e anche alcune nuove leggi, rispondendo ai mutamenti sociali, hanno nei decenni modificato le norme, introducendo differenti principi per l'assegno divorzile, ma anche per la valorizzazione della casa, senza trascurare la genitorialità. E la trasformazione è ancora in corso.  

IL REDDITO 

Dal 2015 ad oggi, numerose sentenze hanno mutato i principi per il riconoscimento dell'assegno di divorzio: trent'anni fa, l'assegno andava al 60% delle donne divorziate - rarissimi gli uomini - oggi va al 15% dei coniugi divorziati: 11% donne e 4% uomini. «Negli ultimi anni si è assistito ad un alternarsi di sentenze della Cassazione, spesso in contrasto tra loro, che hanno mandato in soffitta il riferimento alla conservazione del tenore di vita goduto nel matrimonio. Prima a contare era la differenza reddituale, oggi si guardano durata del matrimonio, età e capacità lavorativa del coniuge richiedente, contributo dato da ciascuno alla formazione del patrimonio comune - afferma l'avvocato Marco Meliti, presidente nazionale DPF-Associazione Italiana di Diritto e Psicologia della Famiglia - Si è ritenuto che il matrimonio non possa più essere visto come una sistemazione definitiva, fonte in alcuni casi di rendite economiche parassitarie in favore dell'ex-coniuge. I principi sono diventati più stringenti».

«Nel 2015 si è iniziata a stabilire la revocabilità dell'assegno ai coniugi che convivevano con altri - spiega l'avvocato Gian Ettore Gassani, presidente dell'associazione Avvocati matrimonialisti italiani - Nel 2017 l'assegno era riconosciuto solo a chi non fosse in grado di mantenersi. Nel 2018, è stato corretto il tiro: nei matrimoni lunghi si valuta l'assegno al coniuge che abbia contribuito alla crescita professionale, economica e via dicendo dell'altro. Lo scorso ottobre, la Cassazione ha stabilito però che l'assegno si può perdere se si ha una relazione solida, pure senza convivenza. Ciò probabilmente sarà rivisto. A parer mio, può violare anche principi costituzionali».

LA CASA

Diverso è l'approccio al tema della casa coniugale. «La giurisprudenza - aggiunge Meliti - ha confermato l'assegnazione della casa al genitore con cui stanno i figli, ma il valore della casa incide sull'eventuale assegno divorzile, tanto che se si perde l'assegnazione, si può chiedere un aumento dell'assegno».

LA BIGENITORIALITÀ

Nuove regole hanno inciso sull'affidamento dei figli, con l'introduzione del principio di bigenitorialità, nel 2006. Anche il legislatore è intervenuto più volte in materia di divorzio. «La legge sul divorzio è stata una delle più grandi rivoluzioni culturali del nostro Paese - dice Gassani - inizialmente doveva essere rettificata in alcuni punti. Non era intervenuta sulla patria potestà, questione affrontata nel 1975, con il riconoscimenti di eguali diritti per i genitori».

I TEMPI

Modifiche anche per i tempi del divorzio. «Nel 1970 - prosegue - per divorziare bisognava aspettare cinque anni, poi si è passati a tre e, con la riforma del 2015, il divorzio breve, a sei mesi per la separazione consensuale, dodici per la giudiziale. Il cambiamento c'è stato, nel nostro codice c'è però traccia di paternalismo: imporre un periodo per riflettere prima di divorziare è inaccettabile». «Abbiamo fatto molto per uniformarci al resto del mondo con il divorzio breve - dichiara l'avvocato Daniela Missaglia - ma di fatto, si può divorziare in sei mesi solo in via consensuale. Ci sono molti cavilli nella legge, la causa di divorzio può essere portata avanti per anni».
Molti i cambiamenti operati, ma pure quelli da fare, a partire dai Patti Prematrimoniali. «Esistono in tutta Europa - sottolinea Gassani - in Italia le regole di fine matrimonio le definisce lo Stato». 

Ultimo aggiornamento: 08:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA