Twiggy addio, il peso non è più un tabù e le donne si liberano da un’ossessione

Sabato 18 Luglio 2020 di Maria Latella
Twiggy addio, il peso non è più un tabù e le donne si liberano da un’ossessione

Quando è iniziata l’ossessione? Quand’è che la taglia 46 è diventata qualcosa di cui vergognarsi? Una data certa non c’è ma forse tra poco potremo ricordare la data di liberazione da un’ossessione che ha reso infelici almeno quattro generazioni di donne e, da qualche anno, anche molti maschi adolescenti.

Beatrice Bettoni: «Abbiamo vinto noi, ora la gente ama modelle con le curve»

La data di liberazione potrebbe coincidere con quella che vedete stampata sul Messaggero oggi: 18 luglio 2020. Coincide con quel che dice Beatrice Bettoni nell’intervista che leggete qui sopra. «Non date peso a pochi tweet, i modelli non sono più quelli di prima, le curvy piacciono e qualche commento sui social non rappresenta più il pensiero diffuso».
Anche io credo che lo spirito del tempo sia cambiato. Più per il fatto che le donne sono diventate più consapevoli della loro forza e meno disposte a farsi dettare modelli che non per un soprassalto di saggezza collettiva.
L’ondata di follia che ha travolto e - lo ripeto - reso infelici molte ragazze da metà anni 60 ad oggi è partita con Twiggy, la modella inglese sottile come un grissino e forse comincia a rallentare solo oggi. In mezzo, in questi demenziali 50 anni, abbiamo avuto indossatrici e attrici diventate eroinomani per restare magre. Abbiamo avuto donne morte sotto i ferri del chirurgo estetico perché, non riuscendo in altro modo, ricorrevano all’ultima risorsa: farsi tagliare pezzi di corpo.
Senza arrivare agli estremi sopra citati, abbiamo avuto quindicenni paffute, taglia 46 o 48, per le quali una sessione di shopping era considerata un calvario e non un momento di felicità perché le commesse si stringevano nelle spalle: «Non abbiamo niente della tua taglia» e quando le madri, consapevoli del dramma in corso, provavano a suggerire «Che ne dici se diamo un’occhiata in quella boutique per curvy?» di solito il dramma esplodeva in tragedia, con teenager in lacrime e madri che non sapevano dove sbattere la testa.
È stato un incubo dal quale ci farebbe piacere risvegliarsi, ora che le donne si sono a loro volta sottratte l’incantesimo del modello androgino imposto da stilisti uomini, aziende del lusso che non producono oltre la taglia 44, direttori di magazine di moda che non prendevano neppure in considerazione l’idea di avere in redazione una giornalista pesante più di 50 chili.
Andre’ Leon Talley, leggendario editor at large di Vogue ha scritto nel suo libro di memorie che l’algida e ovviamente cinica ultramagra Anna wintour, sua direttrice per oltre un decennio, l’aveva escluso dal suo inner Circle «perché sono diventato troppo vecchio, troppo grasso, poco cool».

IL CAMICIONE
Il paradosso di questi decenni di follia in cui avendo dei bei fianchi era meglio nasconderli sotto un camicione, il paradosso, dicevo, è che l’esaltazione della magrezza ha coinciso con l’obesità crescente in tutte le generazioni e soprattutto nelle fasce più povere della popolazione delle metropoli. Abbiamo bambini obesi che, una volta adolescenti, sperimentano la crudeltà dei commenti, a scuola e naturalmente sui social. «Erano fissati con le diete» ha ricordato il padre dei due quindicenni uccisi a Terni dal mix di metadone, codeina e chissà cos’altro. Due quindicenni rotondetti e già consapevoli di come, nel momento in cui è cruciale farsi accettare dal gruppo, quei chili in più sono una barriera.
Perciò davvero speriamo che il 18 luglio sia ricordato come il giorno in cui la Bettoni ha detto una cosa di buonsenso «Guardate che non è più come prima. Le curvy piacciono e basta». Speriamo sia davvero così. E forse è cosi sul serio se in Gran Bretagna la terra dove tutto cominciò con Twiggy, e dove da allora l’obesità è cresciuta fino a diventare uno dei seri problemi sanitari del Paese, in Gran Bretagna insomma, la Cadbury, premiata azienda del cioccolato, ha ridotto il peso delle sue famose barrette. Ora sono più piccole e così si è ridotto anche il senso di colpa. Dopo decenni in cui troppo è ruotato attorno al peso, e al cibo, dimenticare le due ossessioni potrà farci solo più felici.

Ultimo aggiornamento: 19 Luglio, 10:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA