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Andrea Cannavale e papà Enzo: «Edwige Fenech, Sophia Loren e la notte di Natale»

Venerdì 16 Aprile 2021 di Maria Chiara Aulisio
Andrea Cannavale e papà Enzo: «Edwige Fenech, Sophia Loren e la notte di Natale»

È stato tra i protagonisti del film premio Oscar di Tornatore Nuovo Cinema Paradiso. Ha recitato con Massimo Troisi, Luciano De Crescenzo e Vincenzo Salemme, ma anche con Nanny Loy, Marco Ferreri e Lina Wertmuller. Straordinaria spalla nei migliori film comici degli anni 70 e 80 - grande attore di teatro con Eduardo De Filippo e Aldo Giuffrè - Enzo Cannavale è stato pure un fantastico papà. Andrea, che ne ha in parte seguito le tracce fondando - insieme con il fratello Alessandro - la Run Film, un'azienda di produzione cinematografica, lo ricorda col sorriso.

 

Papà Enzo.
«O in scena o a casa non c'era differenza: ironico, sornione, battute a raffica, sempre pronto allo sfottò».

Chi era il suo bersaglio preferito?
«Tutti, indistintamente. In famiglia poi eravamo undici, il materiale su cui ironizzare non mancava mai».

Undici persone sotto lo stesso tetto?
«Mamma, papà e noi tre figli. E poi due nonni e quattro zie, una delle quali, poverina, con la testa altrove. Quando la mattina si incontravano in cucina per il caffè, zia Grazia guardava papà e gli diceva: È tanto tempo che non vedo Enzo, chissà che fine fatto. Non ci viene mai a trovare. E poi aggiungeva: Voi lo conoscete mio nipote?».

Cannavale che cosa rispondeva?
«Ogni giorno ne inventava una diversa. Le raccontava storie assurde, alla fine scoppiava a ridere anche la zia insieme con tutti noi. Papà le voleva molto bene, era contento quando riusciva a farla divertire almeno un po'».

Un contesto familiare variegato, insomma.
«Un teatrino, vi assicuro. Il pranzo e la cena sarebbero stati da filmare, una commedia quotidiana. A Natale poi era l'apoteosi».

Perché? Racconti.
«La premessa è che mio padre era un tradizionalista, affezionato alle consuetudini, quelle napoletane in particolare. In più era anche assai superstizioso».

Un mix niente male.
«Una miscela esplosiva che la notte della vigilia raggiungeva il culmine. A mezzanotte in punto tutta la famiglia era chiamata a partecipare alla processione».

Modello Natale in casa Cupiello?
«Esatto. Solo che noi eravamo qualcuno in più rispetto ai Re magi di Eduardo».

La formula però sarà stata la stessa?
«Con una organizzazione ben precisa: il più piccolo portava il bambinello, il più anziano chiudeva la processione che, sulle note di Tu scendi dalle stelle, attraversava tutta la casa prima di fermarsi in salotto davanti al presepe dove veniva sistemata la statuetta di Gesù. In quel momento ricordo che mio padre si commuoveva sempre».

Processione triste, quindi.
«Per niente. A parte quella lacrimuccia finale, la famiglia che sfilava in corteo era un momento di comicità allo stato puro: papà tirava fuori il meglio di sé, ci faceva morire dal ridere. Venivano fuori veri e propri pezzi di teatro».

Parliamo della scaramanzia.
«Non è vero ma ci credo, questo era il suo motto. Da buon napoletano conosceva tutti i riti anti-malocchio: dal sale che non si passa a tavola al più tradizionale cornetto rosso. Scaramanzia e fissazioni, direi».

Quali?
«Una su tutte: guai a chi metteva piede nel suo studio. Io - curioso da sempre e soprattutto affascinato dal mondo del cinema - aspettavo che non ci fosse per piazzarmi alla sua scrivania».

A fare che cosa?
«Leggevo i copioni, papà li conservava tutti. Ne aveva collezionati diecimila. Una realtà fantastica nella quale rimanevo immerso per ore. Mio fratello ed io, quando papà è scomparso, li abbiamo catalogati e raccolti uno per uno».

Che cosa ne farete?
«Di qui a poco apriremo la prima Libreria del cinema e del teatro napoletano. Un regalo alla sua città da parte di Enzo Cannavale».

C'era un film di cui suo padre parlava con maggiore passione?
«Nuovo Cinema Paradiso, di Tornatore. È stato girato da un regista che è il numero uno, mi diceva. E poi si compiaceva del fatto che gli era bastato girare qualche scena per capire che quella pellicola sarebbe diventata un capolavoro».

L'attrice preferita da Cannavale?
«Mah, tante. Della Fenech raccontava che era una donna eccezionale, modesta, umile, che non si dava arie, sempre precisa e anche brava. Poi Sophia Loren».

In C'era una volta?
«No, no, in Sabato, domenica e lunedì, con la regia di Lina Wertmuller, da una commedia di Eduardo De Filippo. La Loren - mi raccontava - è una attrice eccezionale. Di una serietà, di una disciplina, mamma mia! Sempre la prima ad arrivare sul set».

E di Eduardo che cosa diceva?
«Quanto fosse persuasivo. Non ci poteva pensare al fatto che per spiegare le parti le interpretava tutte. Anche quelle femminili».

Un ultimo ricordo di papà Cannavale.
«La prima cosa che chiedeva appena sveglio».

Qual era?
«Avite accattate o giurnale???. Per lui o giurnale era uno solo: il Mattino, non esisteva nient'altro. La prima pagina che cercava era quella dei necrologi, doveva sapere chi era morto».

Lo fanno in tanti.
«Lui era proprio fissato. Leggeva e borbottava Gesù Gesù, vir nu poco.... Poi si rivolgeva a mia madre: Barbara, hai capito chi è morto??? Ma comme e succies?? A che ora sta o funerale, a quale chiesa??? Amma i'». 

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