Gianluca Pozzecco, l'ex cestista guarito dal Covid: «Avevo paura del vaccino e ho rischiato di morire»

Martedì 7 Dicembre 2021 di Graziella Melina
Gianluca Pozzecco, l'ex cestista guarito dal Covid: «Avevo paura del vaccino e ho rischiato di morire»

«Da oggi comincia la mia seconda vita. Sono felicissimo. Sinceramente fino a qualche giorno fa non pensavo che ce l’avrei fatta». Gianluca Pozzecco, triestino, classe 1970, è stato appena dimesso dall’ospedale dove era stato ricoverato per Covid. Commerciante da 25 anni, allenatore del cus e fratello del famoso cestista Giammarco, Pozzecco prima di ammalarsi aveva più volte provato a capire se il vaccino era affidabile. Ma alla fine si era convinto che si trattava di un farmaco molto rischioso. Ha lasciato perdere e non si è protetto.

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Veniamo subito al sodo. Lei perché non si era vaccinato?

«Non sono un no vax, però voglio spiegare da dove è nata la mia diffidenza. L’italiano medio pensa di sapere tutto, in realtà non ha l’informazione necessaria. Se per esempio accendiamo la televisione, vediamo in un programma di intrattenimento la presentatrice che ti spiega i vaccini. E poi senti che ne nasce un dibattito, tra inesperti, dove ognuno dice la sua. Ecco, penso che nessuno deve permettersi di dire ‘sì secondo me il vaccino funziona’ oppure ‘secondo me no’, a meno che non sia davvero un esperto.

Quindi sta dicendo che tutti questi dibattiti televisivi l’hanno disorientata?

«Certo. Ma non solo. Io lavoro con internet da 25 anni. Il mio lavoro è fare ricerche. Quindi ho avuto modo di vedere che ci sono dei casi di persone che hanno avuto problemi con il vaccino”. Ma dove andava a cercare queste notizie? “No, erano casi di persone che conoscevo... E poi il problema è anche che spesso si citano dati e percentuali senza spiegarli bene».

Ora però mi sembra che abbia le idee più chiare.

«Da quando in queste due settimane sono stato in ospedale, ho avuto la possibilità di parlare con alcune persone davvero esperte e competenti. E ho avuto la fortuna di conoscere il professore Roberto Luzzati, ordinario di malattie infettive dell’Università di Trieste. È una persona fantastica. E mi ha fatto capire molte cose. Solo le persone esperte come lui dovrebbero parlare di infezione da covid e di vaccini».

Forse prima pensava anche che grazie al suo fisico atletico il covid non le avrebbe causato grossi problemi?

 «Gioco a basket, non ho mai avuto un problema fisico, non ho mai fumato una sigaretta, mai bevuto una birra e neanche mangio dolci. Dal punto di vista fisico sono perfetto. Sì, non pensavo di aver bisogno del vaccino».

 Ma poi si è infettato.

«Mi sono contagiato dal figlio piccolo. Mia moglie ha avuto pochi problemi. Io all’inizio sono stato 10 giorni a casa. Mi sono curato seguendo le indicazioni del medico di base».

Non ha funzionato, evidentemente.

«Purtroppo no. Avevo la febbre alta, ma mi controllavo l’ossigenazione con il pulsossimetro. Dopo 10 giorni circa avevo difficoltà a respirare. Grazie a mio fratello che mi ha convinto, alla fine ho chiamato gli operatori dell’usca».

 E quindi hanno deciso di farla ricoverare?

«Sì. Da quel momento ho avuto la fortuna di incontrare persone stupende. Stavo in Pronto soccorso covid. Poi hanno trovato un posto libero e mi hanno ricoverato agli infettivi al Maggiore di Trieste. Sono arrivato al margine della terapia intensiva. Facevo fatica a respirare. Ero completamente sotto ossigeno».

 Ha avuto paura?

«Mi sono trovato in una situazione dove non stavo bene per niente. Ma ho trovato un medico che si è preso l’onere di farmi fare una terapia un po’ particolare, i monoclonali. E praticamente in tre giorni mi sono ripreso. Solo allora ti rendi conto che non hai nessun tipo di controllo su questa malattia. Quando cominci a non respirare, ti manca l’aria, non è che dici ‘ora mi alzo e respiro meglio’. È una situazione assolutamente tremenda. Devi affidarti alla medicina e all’esperienza delle persone competenti. Nel mio caso, la terapia ha funzionato».

 Ora sta meglio?

«Ho perso 10 chili. Quando sei in quelle condizioni fai fatica a mangiare, fai fatica a bere, fai fatica a fare tutto. Ora devo stare a riposo, tranquillo e devo seguire una dieta particolare».

Inutile dire che se solo avesse avuto meno paura del vaccino…

«Certo. Tornassi indietro mi sarei vaccinato, assolutamente, mille volte. Sicuramente il vaccino, come tutte le medicine ha controindicazioni, però il problema è che quando sei in ospedale e arrivi tardi, rischi di non uscirne più. E’ un’esperienza che non auguro a nessuno. E mi auguro di non farla mai più neanche io».

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 13:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA