Greta Thunberg e le sue sorelle: dall'economia allo sport, è stato l'anno delle donne

Lunedì 30 Dicembre 2019 di Titti Marrone
Che anno il 2019, cruciale per le donne. Non ce ne sono state mai così tante al top, dallo sport alla politica alle professioni alla guida di movimenti di lotta, di organismi internazionali o di garanzia costituzionale. Mai in tante, di tutte le età, sono apparse così centrali nel dibattito pubblico, nella vita scientifica e in quella quotidiana, e ciò detto va subito aggiunto che le tante ancora non sono abbastanza per poter dire che finalmente sì, il glass ceiling, il soffitto di cristallo che ne preclude i vertici, è stato infranto. Perché ancora, come disse la politica canadese Charlotte Elizabeth Whitton negli anni 70 del 900, «le donne devono fare qualunque cosa due volte meglio degli uomini per essere giudicate brave la metà, il che per fortuna non è difficile». E perché ancora il gender gap fa sì che nel mondo le donne percepiscano in ogni professione una retribuzione inferiore del 23% rispetto ai maschi.

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Ma a dare la forza per ripartire con foga maggiore può aiutare il segno lasciato dalle apripista. Cominciando da due donne che in apparenza più diverse non si potrebbero: l'ottantanovenne Liliana Segre e la sedicenne Greta Thunberg. La senatrice scampata ad Auschwitz a 13 anni incarna una testimonianza preziosa a cui tutti dovrebbero inchinarsi tacendo, invece di boicottare l'istituzione della commissione contro odio, razzismo e antisemitismo proposta a Palazzo Madama lo scorso ottobre. A pensarci bene, però, la ragazzina nominata da Time persona dell'anno ha molto in comune con la sopravvissuta alla Shoah. Questa si batte per contrastare l'imbarbarimento della vita pubblica tenendo alti i valori civili ed etici mentre con analoga determinazione, e un'autorevolezza incredibile perla sua età, Greta è riuscita a porre all'attenzione del mondo la drammaticità della questione ambientale, sfidando il Moloch trumpiano.

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Ma il 2019 è stato anche l'anno in cui le donne si sono proiettate sul proscenio della politica con una forza mai vista prima. Cominciando da Sanna Marin, la premier più giovane del mondo cresciuta da due madri in una famiglia arcobaleno, che a 34 anni in Finlandia è alla testa di una coalizione di centrosinistra con formazioni guidate da altre quattro donne, di cui solo una supera i 35 anni. Passando per il primo ministro danese Mette Frederiksen e continuando in Nuova Zelanda con Jacinda Arden, prima ministra donna, e in Argentina con Cristina Fernàndez de Kirchner, a cui la vittoria del candidato peronista Alberto Fernàndez ha riaperto le porte della Casa Rosada.

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La riscossa delle donne è apparsa forte anche a destra: così in Italia Giorgia Meloni diventa leader, espugnando un'enclave di norma dominata dagli stereotipi del virilismo anche con post sui social che, se usati a sinistra con intenti parodistici, funzionano a destra come consolidamento di un'immagine da quelle parti assai gradita. Ora a spiazzare le leadership maschili ispirate al culto priapesco del capo provvede anche Mara Carfagna, con la mossa del cavallo parricida e spregiudicata di Voce Libera, in una posizione di autonomia dalla destra che non esclude la possibilità di dialogo con Italia Viva di Renzi.

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Ma proprio la politica in Italia è una delle postazioni in cui più resiste il potere maschile. Tant'è che nel governo Conte la presenza femminile è al 17,1%, una delle quote più basse degli ultimi anni in Italia e in Europa, mentre le donne sindaco di Comuni italiani sono solo il 14% su una popolazione che vede il 30,6 milioni di donne cioè la maggioranza della popolazione contro il 28,7% di uomini. Ai tavoli politici della sinistra, poi, ci sarebbe da giocare a trova l'intrusa per scovare qualche rara presenza femminile, poiché a dispetto di dichiarazioni di contiguità ai diritti delle donne, qui il potere resta maschile. Per tornare dalle parti della politica di centrodestra, non va dimenticato che la seconda carica istituzionale è ricoperta da Maria Elisabetta Casellati, avvocato tra i fondatori di Forza Italia, prima donna nel ruolo super partes di presidente del Senato. Alla presidenza della Corte Costituzionale, è stata eletta per la prima volta una donna, Marta Cartabia, che appena eletta ha dichiarato ai giornalisti: «La neopresidente finlandese ha detto che età e sesso non contano più: spero di poter dire lo stesso in Italia».

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Anche le cronache italiane del 2019 sono state dominate da figure femminili a vario titolo incisive e capaci di incarnare coraggio e propositività. Su tutte spiccano Carola Rackete, la capitana protagonista di un duello memorabile con l'ex ministro dell'Interno Salvini, e Ilaria Cucchi che con ostinazione unica ha condotto in solitudine per dieci anni la sua battaglia per far luce sull'uccisione di suo fratello Stefano. A commuovere l'Italia è stata poi Nadia Toffa, che al tempo dei social ha insegnato come nessuno abbia il diritto di dare parole alla sofferenza di un altro. E nemmeno di criticare quelle di chi decide di usarne in pubblico, per raccontarsi. Le sue più belle, registrate in un video diffuso post mortem, sono state queste: «Non ho mai sospeso la vita per la malattia, per il cancro, e nessuno dovrebbe farlo».

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Sempre dalle cronache viene l'esempio dell'astronauta Samantha Cristoforetti che dopo essere diventata mamma di Kelsey Amal si sta impegnando in una nuova impresa spaziale. A dimostrazione del fatto che c'è chi osa tentare la quadratura del cerchio, senza rinunciare né ai figli né a una vita piena di sfide un tempo impensabili: e prendiamo ad esempio la prima donna mai seduta sullo scranno più alto dell'Europa, Ursula von der Leyen. Madre di sette dico, sette figli, poi quando questi sono diventati grandicelli ministra della Difesa della Germania con premier la sua amica Angela Merkel e ora presidente della Commissione Europea, fermamente determinata a imprimerle una svolta green. Ancora, sfogliando l'album delle più potenti al mondo spicca Christine Lagarde, già direttore del Fondo Monetario Internazionale dopo le dimissioni di Dominique Strauss Kahn (chissà se senza il #Metoo sarebbe mai avvenuto) ed oggi alla presidenza della banca Centrale Europea. Lagarde sostituita al Fondo da un'altra donna, la bulgara Kristalina Georgieva.

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Ma questa carrellata non si può chiudere senza destinare uno spazio allo sport, dove anche più che in altri campi il 2019 è stato l'anno delle donne. Qui hanno brillato le azzurre della pallavolo di Davide Mazzanti, ma soprattutto c'è stata la cavalcata delle atlete della Nazionale femminile di calcio ai Mondiali, guidata dal Ct Milena Bertolini. Sigillata dal 5-0 contro Malta, la prestazione delle nostre calciatrici ha entusiasmato ben oltre i confini nazionali. E proietta la squadra verso un 2020 che si spera vittorioso, coronato dal riconoscimento tanto atteso di professionismo, indicato nella Legge di Bilancio. Un gol tra i tanti che sarebbe ora di mettere a segno. Ultimo aggiornamento: 15:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA