Boom di influencer virtuali, le vere star di Instagram

Venerdì 13 Novembre 2020 di Erminia Voccia
credit: imma gram

Un bob color Big Babol, makeup sofisticato e trendy, su viso perfettamente armonico. È la bellezza orientale in stile kawaii di Imma gram, star di Instagram in Giappone ma famosa in tutto il mondo. Imma, una parola che in giapponese si traduce con "ora, adesso", potrebbe essere una ragazza vera molto carina e alla moda, con uno spiccato senso estetico. Si potrebbe incontrare Imma a passeggio per le strade di Harajuku, nei locali di Shinjuku e nei musei e le gallerie d'arte di Tokyo, se solo fosse reale. «Sono una ragazza virtuale, mi piace la cultura giapponese, mi interessano i film e l'arte», si legge sul suo profilo Instagram. Imma ama i libri, cambia pettinatura, fa video su TikTok, scherza con i fan che le chiedono espressioni diverse da quelle solite e appare sulle copertine delle riviste insieme alle modelle vere. Sembra una persona in carne e ossa e invece è una CGI, computer-generated imagery. Una creatura nata nel 2019 da ModelingCafe Inc, azienda di base a Tokyo, e arrivata a 324mila follower. O meglio, solo la testa di Imma è virtuale, il corpo è quello di una ragazza reale. Grazie alla tecnologia, l'immagine tridimensionale di Imma può apparire su uno sfondo qualsiasi, può muoversi, parlare e a guardarla nessuno potrebbe dire che è tutta una finzione. In una foto promuove un rossetto Dior, in un'altra posa per Burberry e in uno spot di Magnum China pubblicizza un gelato al the matcha insieme a un famoso attore cinese.

Imma non è certo l'unica, prima di lei, ha fatto il suo debutto su Instagram Lil Miquela, che ha tutto un altro stile. Di origini spagnole o brasiliane, Lil Miquela è stata la prima sexy influencer virtuale, è una cantante e vive a Los Angeles. Creata nel 2016 da Brud, è stata selezionata dalla rivista Time tra le persone più influenti del 2018. Liam Nikuro, un ragazzo nippo-americano è forse il più realistico. Cantante e produttore di Los Angeles, gioca a basket, veste Nike, va in palestra, mangia i ramen, a volte si tinge i capelli di verde e fa innamorare tante ragazze. Sua, invece, è tipicamente coreana e ispira molta tenerezza. In India, l'ultima arrivata è la modella virtuale Nila. I modelli generati al computer stanno avendo un enorme successo tra le case di moda e i marchi di lusso, ma non solo. Come dimostra un report di HypeAuditor del 2019 citato da Scmp, questi influencer creano interazioni a un tasso tre volte più alto di quelli veri. Il 32,1% di chi li segue è donna e ha tra i 18 ai 24 anni.

Ma Liam, come le altre star virtuali, ha una vera personalità. Parla ai più giovani nella loro stessa lingua e, come ha spiegato il suo creatore Hirokuni Genie Miyaji, fondatore della giapponese 1sec, non è stato creato solo per scopi di marketing. «Liam è stato pensato per combattere il cyberbullismo in Giappone», ha detto Miyaji ripreso dal giornale Scmp. E non è uno scopo da poco. A maggio 2020 Hana Kimura, wrestler giapponese famosa per lo show di Netflix Terrace House, si è tolta la vita proprio perché, a quanto pare, sarebbe stata vittima di bullismo. Per Miyaji, Liam può aiutare i ragazzi che pensano al suicidio offrendosi come amico con cui parlare o può ascoltare chi vuole solo sfogarsi dopo una brutta giornata. I messaggi positivi di Liam pubblicati su Instagram possono arrivare a qualcuno da qualche parte e magari aiutare i giovani che soffrono a sentirsi meglio. Molti infatti gli scrivono, ma per adesso risponde un addetto della 1sec.

Ma non finisce qui, Liam e Lil Miquela sono apertamente schierati contro il razzismo e sostengono il movimento Black Lives Matter. Imma in una campagna Ikea spinge i follower a prendersi cura di sé e della propria salute fisica e mentale, posando con una maschera sul viso e facendo yoga da casa. «Che lusso stare sul divano e dedicarsi alla lettura», scrive in un altro post, come a voler trovare l'aspetto positivo nel trascorrere tempo a casa quando a causa della pandemia è rischioso uscire. E proprio la pandemia avrebbe dato nuova linfa agli influencer virtuali, essendo diventato necessario trovare nuovi modi di lavorare evitando il contatto fisico. E a chi si chiede se gli influencer virtuali possano togliere il lavoro a quelli veri, basterebbe forse rispondere che invece ne creano di nuovi per chi si propone di operare con questa nuova realtà, e gli stimoli sono tanti. «Sì, ma sono finti», si potrebbe obiettare, ma, del resto, non lo sono tutti su Instagram?

 

 

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