Maradona, giornalista bergamasco choc: «Piangono i pusher, napoletani in lutto per non lavorare»

Venerdì 27 Novembre 2020 di Antonio Folle

Daniele Martinelli, giornalista d'inchiesta - come ama auto-definirsi - di origini bergamasche ci ricasca. Dopo il post-choc relativo alla vicenda dei carabinieri napoletani in servizio nella caserma di Piacenza, ora l'ex collaboratore dello staff comunicazione dei parlamentari del Movimento Cinque Stelle ed ex collaboratore del blog di Beppe Grillo se la prende direttamente con Diego Armando Maradona, puntando il dito contro il campione argentino e contro i napoletani. 

«Morto Maradona - scrive Martinelli - piangono pusher, narcotrafficanti, vinai, evasori fiscali e scendiletto. Ridono gli eredi e a Napoli è a gara tra chi fa più giorni di lutto per non lavorare». Un post decisamente fuori dalle righe quello di Martinelli che non è nuovo a provocazioni social fatte con ogni probabilità per ottenere un minimo di visibilità. A differenza del post-vergogna sui carabinieri napoletani in servizio a Piacenza - Martinelli sosteneva che i meridionali sono tutti predisposti a delinquere - stavolta l'autonominato guru della comunicazione non sembra aver ottenuto il risultato sperato. Poco più di una ventina di like e meno di dieci commenti per il post della disperazione scritto da un giornalista abituato forse più alla provocazione - con teorie al limite del lombrosiano e del razzismo scatenato - che al mestiere di giornalista. 

«Anche in questo caso tutto torna - il commento del presidente del Movimento Neoborbonico Gennaro De Crescenzo - il signor Martinelli qualche mese fa si distinse per alcune frasi scritte sui suoi social dove, a proposito di quella vicenda dei carabinieri arrestati a Piacenza, sosteneva che i meridionali sono predisposti a delinquere. Anche il giudizio che da su Maradona non è altro che razzismo e si chiamerebbe così in tutto il mondo. Se è vero che il signor Martinelli è un giornalista - prosegue il numero uno del Movimento Neoborbonico - l'Ordine dei Giornalisti dovrebbe fare qualcosa, anche se parliamo di un tizio che non gode di un seguito reale e diventa famoso solo se scrive queste cose che sono a dir poco vergognose».

Alla provocazione di Martinelli i napoletani contrappongono un'altra - e sicuramente più interessante - provocazione. Nelle scorse ore il Movimento Neoborbonico ha lanciato la proposta di intitolazione di piazza Garibaldi a Maradona. La foto del piedistallo su cui troneggia la statua di Maradona ha fatto il giro del web in pochissime ore, scatenando l'entusiasmo di gran parte dei napoletani. 

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Il post della vergogna del giornalista bergamasco non è il solo che in queste ore sta scatenando dibattiti e proteste social. Alcune ore fa altri volti noti del mondo dell'editoria e dello spettacolo - ha destato scalpore in tal senso il post, poi ritirato, di Laura Pausini - hanno fatto a gara per stigmatizzare la vita privata di Diego Armando Maradona e puntare il dito contro i napoletani che hanno celebrato in tutta la città la scomparsa di un grande campione dello sport che, al di là della vita sregolata di cui è stato la sola vittima, ha donato gioia ai tifosi di tutto il mondo. 

Martinelli, poche ore dopo il suo post-provocazione, ha pubblicato un secondo post dove, con un clichè ormai consolidato, ha puntato il dito contro la valanga di insulti che gli sarebbero piovuti addosso dopo le frasi choc - in realtà meno di dieci i commenti negativi -  citando l'articolo 21 della Costituzione e tentando di derubricare quelli che non sono altro che insulti razzisti in ironia.

A Napoli, in Argentina e in tutti i paesi del mondo che hanno amato e continuano ad amare Maradona sono tutti convinti che Diego avrebbe schivato con una velocissima finta l'entrata a gamba tesa di Martinelli e dei tanti che in queste ore stanno speculando sul genio e sulla sregolatezza di un uomo che, in fondo, aveva i pregi e i difetti di ogni essere umano.  

Ultimo aggiornamento: 13:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA