Oligarchi russi, la nuova vita dopo le sanzioni. Petr Aven: «Non riesco a pagare le bollette, posso riavere almeno una colf o l'autista?»

Venerdì 25 Marzo 2022 di Marco Prestisimone
La nuova vita (senza colf e autisti) degli oligarchi dopo le sanzioni: «Non riusciamo a pagare le bollette»

Povero oligarca, hai perduto anche l'autista. La nuova vita di chi è stato colpito dalle sanzioni è decisamente diversa da quella di qualche settimana fa. A raccontare le nuove difficoltà è Petr Aven, uno tra gli oligarchi russi colpiti dalle mosse che prima l'Ue e poi il Regno Unito hanno messo in atto per punire chi ha legami con Putin e con l'economia russa. In un attimo è andato tutto in fumo: congelati i suoi conti bancari e i suoi beni, compreso il suo appartamento all'ultimo piano nel ricchissimo quartiere londinese di St James. Non è un caso che la seconda moglie di Aven (la prima morì per un malore mentre nuotava a pochi chilometri dalla loro villa in Sardegna diversi anni fa) sia stata vista in missione, nei giorni precedenti alle sanzioni, girando tra i bancomat cercando di ritirare più soldi possibili in vista di ciò che sarebbe successo di lì a poco. 

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Petr Aven: «Ridatemi almeno l'autista e la colf»

Aven, ex ministro per le relazioni economiche con l’estero del governo Eltsin e uomo d'affari russo - patrimonio da circa 4,5 miliardi di sterline secondo le stime del governo - ha raccontato la sua nuova vita al Financial Times, nella quale ha difficoltà a pagare anche le bollette: «La mia vita è cambiata dall'oggi al domani, la nostra attività è completamente distrutta. Tutto ciò che stavamo costruendo per 30 anni è ora completamente rovinato. E dobbiamo in qualche modo iniziare una nuova vita». Una vita senza gli agi di prima e alla quale non sembra preparato: «Mi sarà permesso avere una colf o un autista? Non guido una macchina, forse guiderà la mia figliastra. Non capiamo come potremo sopravvivere», dice parlando da un tavolo imbandito di frutta e snack nel suo appartamento londinese, con la sua sala da pranzo a doppia altezza. Aven, che è stato fotografato con il presidente Vladimir Putin al Cremlino insieme ad altri oligarchi il giorno in cui è iniziata l'invasione russa dell'Ucraina il mese scorso, è stato accusato dall'UE e dal Regno Unito di essere vicino al presidente russo come direttore di Alfa-Bank. E ora rischia l'espulsione nel giro di 20 giorni. Lui, che ha un passaporto lettone e russo oltre che un visto statunitense, avrebbe anche diverse opzioni. Ma ora vuole solo rimanere a Londra con la moglie e il figlio di 8 anni: «Se vado via non potrò mai più tornare».

 

 

Il patrimonio di Aven e le difficoltà di trovare un avvocato

Aven, con il suo socio in affari Mikhail Fridman, ha costruito un conglomerato bancario di servizi finanziari e di investimento nella caotica Russia degli anni '90, incentrato sul gruppo Alfa. Gran parte della ricchezza di Aven e dei suoi soci in affari proveniva da investimenti petroliferi negli anni '90, che hanno formato una joint venture con BP nel 2003. Dopo una dura battaglia aziendale con il loro partner, nel 2013 hanno ceduto la loro partecipazione in TNK-BP a Rosneft, il gruppo petrolifero e del gas gestito da Igor Sechin, uno stretto alleato di Putin. Quasi 14 miliardi di dollari di proventi sono stati reinvestiti attraverso LetterOne, il gruppo di investimento con sede a Londra che è in comproprietà con altri partner sotto sanzioni come Fridman e German Khan. Aven è determinato a contestare le sanzioni contro di lui, che secondo lui sono infondate. Ma fa fatica a trovare un avvocato: «Gli avvocati britannici non vogliono lavorare con i russi - ha spiegato - Mi è stato detto che è quasi impossibile modificare le sanzioni».

 

Le ville sequestrate 

Secondo il Guardian, le autorità svizzere hanno sequestrato anche una sua lussuosissima casa di montagna con tre camere da letto che si trova al quinto piano di un complesso in un golf resort nel pittoresco Oberland bernese, circondato dalle cime innevate. Scattati provvedimenti della Guardia di Finanza anche per un complesso immobiliare a Punta Sardegna, in provincia di Sassari, che per un terzo (4 milioni il valore) è riconducibile a lui. 

L'oligarca ha respinto le affermazioni di essere vicino al Cremlino: «Per fare affari in Russia è necessario un contatto con il presidente, quando il suo ufficio chiama non c'è altra scelta che rispondere - ha detto al Financial Times - Cerchiamo di rimanere fuori dalla politica, non posso essere sanzionato solo perché incontro il presidente. Se un tribunale decide che sei corrotto sarebbe comprensibile, ma questo proprio non lo capisco. Siamo pronti a dimostrare tutto». Per riprendersi la sua vita. E se possibile, riavere l'autista. 

 

 

Ultimo aggiornamento: 26 Marzo, 16:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA