«Lana con il 'pelo' dei cani, così da Napoli ho conquistato Parigi»

Giovedì 10 Giugno 2021 di Maria Pirro
«Lana con il 'pelo' dei cani, così da Napoli ho conquistato Parigi»

Parigi premia un 24enne napoletano che vuole produrre maglioni in chiengora, il sottopelo dei cani che cade naturalmente. «Ma è un filato nobile, tipo cashmere. Anzi, più soffice e più termoisolante», spiega Ugo Apuzzo con Floriano Bollettini, suo coetaneo, vincitore del programma Hec-42 Launchpad promosso dalla business school di Parigi.


Perché utilizzare proprio il sottopelo dei cani?
«Il pelo è ruvido, il sottopelo no. Si trova sotto il primo strato, e solo in alcune razze, tra cui i Terranova e i Collie: è vera lana».


L'idea è sua?
«Floriano, il mio socio, è marchigiano di San Benedetto del Tronto e ha tre cani con il doppio mantello: ha fatto caso a questa caratteristica durante le feste natalizie, quando è rientrato in famiglia. E me ne ha parlato. Invece di prenderlo in giro, ho iniziato a informarmi e ho scoperto che c'è una tradizione secolare su questo tipo di tessuto. Mai portata, però, su scala industriale: è sempre rimasta una pratica artigianale».

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Com'è iniziata la vostra collaborazione oltralpe?
«Floriano e io ci siamo conosciuti prima, in Bocconi, e trasferiti poi a Parigi. Abbiamo anche lavorato entrambi a Dubai e Milano e, dopo la separazione per il Covid, ci siamo ritrovati a Parigi. Di qui la decisione di strutturare insieme il progetto».


Da dove avete cominciato?
«Abbiamo contattato innanzitutto gli allevatori, che spazzolano i cani durante la muta. In effetti, buttano chili di lana».


Secondo step?
«Per 15 giorni, abbiamo girato l'Italia e verificato che queste persone trattassero bene gli animali: ne abbiamo scelti un centinaio, tutti iscritti all'Enci, l'ente nazionale cinofilia italiana. Quest'estate torneremo da loro per raccogliere la lana da trasportare in centri di filatura e tessitura di eccellenza».


Non resta che disegnare la collezione.
«Al phygital sustainability Expo, il 5 luglio a Roma, presenteremo i prototipi realizzati con il sostegno di Daniela Piria, 50enne friulana, che ha grande esperienza. La collezione sarà, invece, a cura dell' Institut français de la mode per realizzare capi di qualità. Di lusso».


Quanto costosi?
«La materia prima è più economica, e anche il trasporto meno caro. Più alta è la spesa per la lavorazione, perché iniziamo con piccole quantità. I maglioni costeranno circa 200 euro».


Perché i clienti dovrebbero preferirli a quelli cashmere?
«Perché animal friendly. Le capre e le pecore vengono rasate e pettinate fino allo stremo in Tibet, Cina e Mongolia. I cani, invece, fanno naturalmente la muta e spazzolarli serve a migliorare il loro benessere. È la risorsa è anche riciclata».


Fin qui il progetto imprenditoriale. Ma com'è arrivato a Parigi?
«Dopo il liceo Umberto, mi sono iscritto a Economia e finanzia alla Bocconi. Durante gli studi universitari, ho trascorso un periodo alla University of California a Santa Barbara. Un percorso di sei mesi tipo Erasmus. Dopo la laurea triennale, mi sono spostato all'Hec a Parigi per fare una esperienza internazionale: è tra le business school più prestigiose e, nel mondo di oggi, è fondamentale sapersi interfacciare con diverse culture, per cogliere tutte le opportunità offerte alla mia generazione».


Ma poi è arrivata la pandemia...
«Ho sospeso un anno per lavorare in smart working in una azienda di consulenza e sono tornato a casa dopo aver lavorato prima in un'altra società a Dubai. Tutto ciò mi ha consentito di mettere in pratica le cose studiate».

Per tornare a Parigi.
«E concludere gli studi universitari. il progetto imprenditoriale nasce all'interno di questo corso di specializzazione».


Niente nostalgia?
«Napoli mi manca sempre, sono legatissimo alla città e appena posso ci torno. Ma sono fermamente convinto che sia importante, in un mondo globalizzato, sfruttarne a pieno le oppornità: imparare tanto e, si spera un domani, tornare per fare bene».


I suoi genitori la sostengono?
«Papà è avvocato, mamma dirigente in Regione Campania. All'inizio, come tutti, erano un po' scettici. Ora sono contenti di questo primo traguardo che credo sia stato possibile nella votazione finale anche grazie al sostegno di tanti amici di Napoli e in tutta Italia».


Primi tra 80 start-up.
«Dopo aver superato diverse selezioni, gli unici non francesi».

Qual è il premio?
«Un ufficio tutto nostro in un incubatore di imprese di 30mila metri quadrati, dove ci sono altre start-up ed è possibile avere gratuitamente consulenze per elaborare un logo, mettere a punto la strategia di marketing, affrontare le questioni legali e avere tanta visibilità che è decisiva per attirare fondi di investimento. Tutto questo in Italia manca».


Ci sono già sostenitori?
«Vogliamo al momento mantenere la proprietà del progetto. Kamil Skalli, un altro nostro socio, è un esperto di marketing : insieme vogliamo lanciare una campagna di crowdfunding, gli acquisti in prevendita per almeno 100mila euro di fatturato».

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