Scozia, tutti a setacciare il fondo dei fiumi: è ripartita la febbre dell'oro

Lunedì 28 Settembre 2020

L'oro di Scozia. In questi tempi di pandemia, tra preoccupazioni economiche, eccesso di tempo per le mani e imperativo di stare all'aria aperta, nelle Highlands si sogna forte e sono molte le persone che si sono messe a rastrellare i fiumi alla ricerca del più prezioso dei metalli. Come dargli torto, quando il prezzo ha raggiunto quasi cinquantamila euro al chilo e la presenza di pepite è certificata, o quantomeno suggerita, dal fatto che una miniera commerciale vera e propria inizierà ufficialmente gli scavi a novembre. 

Ma i nuovi cercatori d'oro non sono a caccia di tesori, né inseguono una ricchezza che cambi la loro vita, o almeno così raccontano. Piuttosto, aspettano che la fortuna metta loro in mano abbastanza pepite per fare un anello per una persona amata o per poter dire di aver trovato qualcosa al termine di piacevoli giornate con gli stivali di gomma ben piantati nell'acqua trasparente dei fiumiciattoli di Wanlockhead, zona a sud di Glasgow dove, ad onor del vero, nel 2015 un fortunato canadese ha trovato una pepita gigante da 18 grammi, del valore di circa 11mila euro. 
 


Erano 70 anni che non si trovava niente di così grande, anche se le ultime corse all'oro in Scozia risalgono a molto prima, all'Ottocento, quando ci si accapigliava magari senza accorgersi che quello che luccicava non era altro che un po' di pirite, minerale detto «l'oro degli stolti» perché è sì del colore giusto, ma non si piega e sa di uovo marcio.

La regione di Wanlockhead è famosa per le miniere di piombo, di cui esiste un museo che fino a prima della pandemia organizzava anche corsi per cercatori d'oro, cinque ore intensive per imparare le basi prima di buttarsi in acqua da soli. «Mi piace dire ai miei studenti che tutti tornano a casa con una scheggia o due di oro», ha spiegato l'istruttore Leon Kirk, anche se capita una volta ogni vent'anni che qualcuno porti a casa qualcosa di più grande.

Un altro caso ci sarebbe stato, ma la portata dell'evento è tale che le autorità non hanno voluto svelare l'esatta località, che comunque si trova molto più a nord, per contenere l'inevitabile interessamento di malavitosi e predatori vari: la pepita ritrovata a dicembre 2019 sarebbe stata talmente grande da valere 80mila sterline.

E quindi la speranza non abbandona certo chi sta trascorrendo questo strano periodo in una delle tende e dei camper o intorno a uno dei falò la cui presenza sta aumentando talmente tanto che pure il New York Times si è incuriosito ed è andato a intervistare un po' dei nuovi cercatori d'oro. «Che altro devo fare? Andare al pub? Non penso proprio, non voglio neppure andare al ristorante per via del Covid», ha spiegato un cassintegrato cinquantaduenne che ha scoperto per caso le gioie di restare per ore con in mano un setaccio e una calamita in un punto di acqua bassa e non troppo rapida.
 


«C'è una corsa all'oro, è pazzesco», ha osservato un altro. Non che tutta questa attività possa essere esercitata liberamente, anzi: per via del Covid, non solo il museo ha annullato i corsi, ma ha anche la concessione di licenze da parte del Buccleuch Estate, ossia la società che gestisce i terreni del Duca di Buccleuch (si pronuncia bucclù) è stata sospesa «per il futuro prossimo», anche per evitare che si scatenino guerre e attività illegali per il possesso dell'oro.

Che invece sarà ben chiaro nel caso di quello estratto dalla miniera di Cononish a nord del paese, nei pressi di Tyndrum, dove il metallo arriverebbe dalla formazione rocciosa dalradiana, che dall'est della Scandinavia passa sotto la Scozia e l'Irlanda del Nord verso il Canada. Sarà una miniera piccola, che punta inizialmente a estrarre 12mila once l'anno, ma di altissima qualità, tanto che i gioiellieri hanno già iniziato a fare la fila per il purissimo, preziosissimo oro di Scozia.

Ultimo aggiornamento: 07:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA