Sostenibilità, solo il 10% degli italiani usa applicazioni a supporto della riduzione dei consumi

Domenica 23 Maggio 2021
Solo il 10% degli italiani usa applicazioni a supporto della riduzione dei consumi

La tecnologia è potenzialmente uno strumento molto efficace nella lotta alla riduzione dei consumi, ma solo il 10% gli italiani usa regolarmente, in tal senso, applicazioni di supporto. È quanto emerge dalla ricerca «Italiani e Sostenibilità Digitale: cosa ne sanno, cosa ne pensano», realizzata dal Digital Transformation Institute, la prima Fondazione di Ricerca italiana per la sostenibilità digitale. Secondo lo studio, benché la maggior parte degli italiani abbia ben chiara l'urgenza di affrontare problemi come il cambiamento climatico (74%) e l'inquinamento (76%) la maggior parte di essi, che pur si dichiara consapevole delle opportunità che già oggi offre la tecnologia digitale per affrontare questi problemi, nella pratica quotidiana non fa quanto potrebbe per usarle come strumento di sostenibilità. 

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Il 27% dichiara di non conoscerne l'esistenza, ma il dato più significativo è rappresentato da quel 49% che - pur specificando di conoscerne l'esistenza, comunque non le adotta. E la situazione non cambia di molto se ci si riferisce alle applicazioni per la gestione del ciclo dei rifiuti (che il 38% degli italiani non conosce ed il 35% non usa pur conoscendole) e per quelle dedicate ad abbattere gli sprechi alimentari (sconosciute dal 48% degli intervistati e non usate dal 38% di quanti dichiarano di conoscerne l'esistenza). A ciò si aggiunge un ulteriore problema: se da una parte le persone non usano il digitale come strumento di sostenibilità, dall'altra non si rendono conto di quanto davvero esso - in ogni caso - impatti sull'ambiente. Più della metà degli intervistati sostiene che l'impatto ambientale della digitalizzazione sia forte (61% del totale), tuttavia sono solo il 13% coloro che riescono a quantificare correttamente il consumo effettivo di un'ora a settimana di streaming video (pari a quello di ben due frigoriferi collegati 24h). 

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Insomma: non solo non sfruttiamo appieno la tecnologia digitale come risorsa per lo sviluppo sostenibile, ma non ci rendiamo nemmeno pienamente conto di quale sia il suo reale impatto ambientale. Afferma Stefano Epifani, presidente della Fondazione: «La situazione non cambia di molto se guardiamo alla sostenibilità economica e sociale. Si pensi ad esempio al ruolo delle piattaforme digitali, dei social network, dei motori di ricerca: è evidente una forte difficoltà delle persone nel contestualizzare il problema in termini complessivi. Il 90% degli intervistati è d'accordo nell'affermare che aziende come Facebook, Google, Apple o Amazon abbiano oggi troppo potere rispetto alla possibilità di influenzare i comportamenti delle persone, ed una percentuale quasi analoga (87%) afferma - conseguentemente - che i Governi debbano preoccuparsi del problema.

Tuttavia il 50% degli intervistati è dell'idea che esse debbano essere lasciate totalmente libere di agire sul mercato». «Allo stesso tempo, il 92% delle persone sostiene che garantire la privacy degli utenti sia una priorità, ma il 50% sostiene anche che tutto sommato i servizi personalizzati siano più importanti della privacy. Insomma: stiamo ancora elaborando questa seconda parte di dati, che saranno presentati nelle prossime settimane, ma già emerge un quadro caratterizzato da moltissimi apparenti contrasti che dovremo comprendere in profondità. Farlo è fondamentale per capire come supportare il processo di sviluppo del Pnrr dal punto di vista delle aziende, delle Istituzioni e, naturalmente, dei cittadini», conclude Epifani. I dati della ricerca verranno presentati oggi (16-19) in anteprima durante una conferenza stampa condotta dalla giornalista Barbara Carfagna. All'evento prenderanno parte i partner della Fondazione ed interverrà Mauro Minenna, neo nominato capo Dipartimento del Dipartimento per la Trasformazione Digitale.

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Ultimo aggiornamento: 24 Maggio, 10:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA