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Luca Tommassini parla della violenza in famiglia: «Mia mamma Lina è finita in coma per difendermi»

Giovedì 26 Maggio 2022 di Alvaro Moretti
Luca Tommassini parla della violenza in famiglia: «Mia mamma Lina è finita in coma per difendermi»


Avviciniamoci con pudore, il massimo consentito per chi deve chiedere qualcosa di molto intimo e doloroso a una persona così solare come Luca Tommassini. Lui stesso, però, a un certo punto della sua vita ha deciso che il passaggio dal dolore ai lustrini e al successo lo doveva affrontare; il vissuto metterlo a disposizione di chi la violenza in famiglia, le botte e gli insulti su tua madre o su te stesso, la vive qui e ora. Nella serata di Women for Women, il premio di cui parliamo qui sotto, affida a un attore, Luca Capuano gli appunti disordinati di una confessione. Una serata bella, quella dei premi, di gente pronta a capire a empatizzare. E così l'uomo irriso e bullizzato a Primavalle, da un padre violento e compagni di strada ignoranti, è qualcosa di diverso da quello che fece ballare Madonna; che ha danzato per il suo mito Michael Jackson, il direttore artistico del più bell'X Factor del mondo e di Amici.


Che effetto le ha fatto sentire le sue parole, la sua storia interpretata?
«La sera prima dell'evento ho visto Luca, ed è stata una botta: ha cucito quei pensieri come una coreografia sulla mia vita. Ho avuto un crollo, ma la sera del premio non volevo nuovamente scoppiare in lacrime, come mi capita in tv. Dopo quel monologo gli abbracci dei vip in sala non erano più gli stessi».


Le ferite di quella violenza subita in casa non si cicatrizzano.
«Speravo di averla superata. Per 35 anni ho evitato di pensare alle scene di mia madre che, per proteggermi da un uomo che non nominava mai il mio nome, si prendeva le botte. Ho pensato solo al sogno che avevo dentro la testa come musica. Quando da casa andavo alla palestra di Enzo Paolo Turchi e Carmen Russo per ballare, intorno mi urlavano a frocio, ma il volume della mia musica nella testa lo sapevo alzare: non ce l'avevo il walkman. Poi ho solo lavorato, ogni giorno per diventare quello del tour di Madonna, il partner di Geri Halliwell, l'italiano che ha danzato con Michael Jackson, quello che diventa il direttore artistico di X Factor con i complimenti di Simon Caldwell, l'inventore. Le cicatrici si sono riaperte scrivendo il libro sulla mia vita: da allora non ho più evitato di guardarmi indietro, sono tornato il ragazzo di Primavalle con i sogni nati con mamma guardando Raffaella Carrà o la Cuccarini alla tv...».


Ne parla quando può, perché?
«Perché dobbiamo educare gli uomini, dobbiamo raccontare che i sogni esistono e possono essere realizzati. E perché un graffio o un singolo schiaffo segnano per sempre, condizionano la vita di un bambino o di una mamma».


Quando parla così duramente di suo padre che reazioni riceve dalla sua famiglia?
«Un mio cugino carnale, si definisce così, commenta sempre i miei post dicendo che non è vero niente, che Zio Mauro non era un violento. La verità è che questi soggetti godono della protezione dei circuiti familiari anche oltre ogni logica ed evidenza. Difendono l'indifendibile. Se lo odio ancora dopo la sua morte un perché c'è».


Che tipo è mamma Lina?
«Una donna celebrativa, ma anche un giudice severo, una dura: ha difeso i miei sogni ed è finita in coma per farlo. Lei diceva non ti girare e prendeva le botte lei. Vedi mi viene da piangere (dice asciugandosi gli occhi, ndr), rivivo la scena. Mi fa fatica, ma devo farlo. Diceva io resto qui a Primavalle, io non ce l'ho fatta ma tu lo devi fare per me e per te. Ho conquistato il mondo perché vengo da lì».


Una vita, la sua, segnata da figure femminili.
«Gli occhi e le mani di una donna sono famiglia per me. Quelle di Lina, quelle di Madonna, di Lorella Cuccarini o Laura Pausini. Sto recuperando il rapporto con gli uomini, l'altra metà del cielo: mi faceva impressione sentire il mio nome pronunciato da un uomo, come sta facendo lei ora. Mi chiedo se ti stia rivolgendo proprio a me».


Cosa sognava a Primavalle?
«Era come avere una wishlist sul frigo: ballare con Madonna, Whitney Houston, Michael Jackson, Whoopi Goldberg, ballare agli Oscar, ballare ai Grammy. Tutte cose depennate. Io mi trovo bene con le donne alfa. E ci metto pure Pausini, Giorgia, Lorella, Heather Parisi e Raffaella Carrà. Che ha molto in comune con Madonna».


Cosa?
«Talenti coltivati: Raffaella non era nata per ballare o cantare, era un'attrice. Ma viaggiava: a volte spariva e scoprivi che era a Broadway o Parigi o Londra a scoprire cosa c'era di nuovo da imparare nello showbiz. Anche l'ombelico nudo l'ha scoperto chissà dove. Una rivoluzionaria icona del cambiamento, come Mina».


Madonna, invece?
«Se sono direttore artistico lo devo a lei, ai suoi show. Ma con lei è amicizia vera: sono giornate sul divano con la testa sulla spalla e due spaghetti al burro. O il primo Natale a Los Angeles. Ero solo e lei mi fa: Non lo sei più, stai con me e mio fratello. Maniacale nell'inseguire sogni come fossero ossessioni: voleva essere Evita, per esserlo ha passato anni a studiarla, mi ha trascinato alla Casa Rosada. Ma, pur gelosa, mi ha concesso di ballare con Michael Jackson».


Ha lavorato alle coreografie di Le Fate Ignoranti di Ozpetek.
«Merito di Madonna: si innamorò del Bagno Turco, e di Alessandro Gassmann, e gli presentai Ferzan. Se dovessero fare un film sulla mia vita, lascerei tutte le scelte a Ozpetek».


Lei collabora con Pangea.
«Nella mia vita ho scelto di restituire, cercare di aiutare bimbi e mamme vittime come me. Ho incontrato Silvia Redigolo e Luca Lo Presti di Pangea: sono dalla parte giusta del mondo. Aiutano migliaia di donne e bimbi in tutto il mondo. Ma mi ha colpito accompagnarli in una casa famiglia segreta in Sardegna. Lì portano, anche di notte, le vittime della violenza: ti sfamano, ti accolgono. Alcuni bambini li tengono per mesi perché non possono, letteralmente, ascoltare la voce di un uomo senza restarne traumatizzati. Aiutarli è avvicinarsi a Dio, credo quella sia la culla più bella che ho visto».


Da 4 anni però a Primavalle c'è un murale dedicato a Luca.
«Mi ha scioccato: non ci credevo. Da quella zona sono scappato a 16 anni, non sono più tornato. Abbiamo anche perso la casa per i debiti di mio padre. David Pompili, artista della zona, ha avuto l'aiuto di tante persone di lì che nemmeno mi conoscono ma mi stimano. Se penso a quello che m'hanno detto e fatto su quelle strade, mentre andavo dal mio vero padre, Enzo Paolo Turchi. E il grazie lo devo anche a Carmen Russo che mi ha letteralmente insegnato la dizione italiana. E la cosa più bella è che quel murale non è stato mai sfregiato da nessuno».


A proposito di molestie, il caso alpini.
«Vedo gente scrivere post super fighi, poi tornare indietro di 50 anni per giustificare robe così. Via i fiaschi, un format nuovo: fatelo organizzare a me, il raduno: non c'è da fare un passo alla volta, si deve correre».


Si deve educare.
«A breve avrete una sorpresa: terremo dei corsi con complici importanti, parleremo ai ragazzi. Ma va educato anche il mondo a non scegliere per categorie, specie quelle sessuali. Io non sono inscatolabile in format sessuali: mi sono innamorato di persone varie, come sono vari i colori con cui mi tingo i capelli. L'ignoranza c'era quando ero bambino, ora non la tollero più. Oggi sono un uomo risolto e i problemi li lascio a chi se li fa. Anche se...».


Anche se...
«Sono fortunato: avevo un sogno, chi non ce l'ha pensa sia preferibile perdere la vita che rivivere il dolore della violenza».


 

Ultimo aggiornamento: 12:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA