Cioccolata e Covid, vendite al top spinte dalla quarantena: il fatturato del settore sale a 5 miliardi

Domenica 21 Febbraio 2021 di Carlo Ottaviano
Cioccolata e Covid, vendite al top spinte dalla quarantena: il fatturato del settore sale a 5 miliardi

Non servono psicologi o sociologi per scoprire che la cioccolata è il classico comfort food in tempo di crisi e di forzata quarantena. A dimostrarlo sono i bilanci delle società di produzione del cibo degli dei, quasi tutti con significativi incrementi di fatturato nel difficilissimo 2020. «Da una prima analisi provvisoria afferma uno studio appena pubblicato da Pambianco Strategia di Impresa emerge anche che la marginalità è percentualmente maggiore del resto del settore agroalimentare». Italia, Francia e Germania certifica Eurostat sono a pari merito i leader in Europa nella produzione (il 64% totale), seguiti a distanza da Paesi Bassi, Belgio e Polonia. 

Il dato definitivo aggregato del 2020 ancora non c'è, ma il fatturato italiano dei prodotti a base di cioccolato dovrebbe sfiorare i 5 miliardi di euro, con un buon incremento anche dell'export che nel 2019 dato dell'Unione Italiana Food era stato di oltre 340 mila tonnellate. Secondo Euromonitor, mediamente noi italiani ne consumiamo 4,9 chili l'anno pro capite (11 grammi al giorno): durante il primo lockdown il consumo è schizzato in alto del 21,9% rispetto allo stesso periodo del 2019, assestandosi poi su un più ordinario 4%. È rimasto altissimo, invece, l'incremento dei prodotti biologici e delle filiere certificate etiche, dove le buone pratiche agricole spaziano dal rispetto dei lavoratori nelle piantagioni fino a processi di lavorazione rispettosi dell'ambiente e della materia prima. Secondo l'Osservatorio Immagino Nielsen GS1 Italy l'aumento del giro d'affari dei prodotti certificati ecosostenibili nel 2020 è stato del 19,6%. Di conseguenza anche i dati delle singole aziende sono lusinghieri. A partire dal gigante Ferrero, che però gioca una partita a parte, viste le enormi dimensioni: il fatturato consolidato della capogruppo Ferrero International, approvato la scorsa settimana, ha chiuso a 12,3 miliardi di euro, con un incremento del 7,8%. La crescita ha precisato il gruppo - è stata trainata da alcuni brand iconici, come Nutella, Kinder Bueno, e dai prodotti freschi, ma anche dal lancio di nuovi prodotti, Nutella Biscuits per primo. 

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Positivi anche i bilanci delle aziende di dimensioni ben più ridotte. Tra gli specialisti italiani della cioccolata secondo la classifica Pambianco la leader è la Icam di Lecco che nel 2020 è cresciuta del 9,3%, passando da 161 milioni di euro a 177. I numeri sono la fotografia di quel che è avvenuto anche per gli altri competitors: calo delle vendite nei locali fuori casa a fronte di un incremento maggiore dei prodotti privat label per la grande distribuzione. Export a + 15%. «Al di là dei numeri ha affermato il direttore commerciale Giovanni Agostoni - la nostra soddisfazione è anche legata all'essere riusciti a garantire la continuità aziendale in un periodo così difficile».

Il secondo produttore in Italia è un marchio poco noto ai consumatori, Nutkao, con sede nel paesino piemontese di Canove di Govone (in provincia di Cuneo) e stabilimenti in Usa e Ghana. È leader nelle creme spalmabili a base nocciola o cacao, prodotte però con marchi privati di tutto il mondo (all'estero realizza il 43% dei circa 160 milioni di fatturato). Incremento di fatturato (bilancio non ancora approvato) anche nel 2020 pur non replicando il +24% che nel 2019 gli aveva assegnato il primato di top performer. Terzo gradino della classifica per Elah Dufour proprietaria del marchio Novi (121 milioni nel 2019). Nella classifica sui margini di guadagno al primo posto la Venchi (poco meno di 100 milioni di giro d'affari) con un ebitda del 20%. I risultati provengono principalmente dalla rete di cioccogelaterie. Perfino nel 2020 ne ha aperte a Hong Kong, Giappone, Cina, Usa, Indonesia e a Taiwan. Nel 2021 ha in programma 20 nuove aperture in Asia. «Il nostro business model è basato sulla crescita - dice l'ad Daniele Ferrero perché la crescita finanzia la crescita». 

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