«Sophia Loren - Original Italian Food», la diva inaugura a Firenze il suo primo ristorante

Venerdì 4 Giugno 2021
«Sophia Loren - Original Italian Food», la diva inaugura a Firenze il suo primo ristorante

Per «Sophia Loren - Original Italian Food» è previsto un piano di espansione non solo italiano: Napoli e Milano le prossime tappe ma anche Dubai e Miami, Hong Kong e Shanghai. La partnership siglata tra la società Dream Food, presieduta da Luciano Cimmino, imprenditore già alla guida del gruppo italiano Pianoforte Holding, a cui fanno capo i brand Yamamay e Carpisa e la diva stessa, progetta un vero e proprio piano di sviluppo nonché un accordo di licenza con Sophia Loren per una catena di locali con il suo brand.

Il ristorante, sofisticato ed accogliente, progettato dallo Studio di Architettura ed Ingegneria Redaelli e associati, in collaborazione con Costa Group, azienda leader per la creazione di arredi per il settore del food&beverage, è caratterizzato da ampie vetrate che affacciano sul portico a doppio volume prospiciente via de' Brunelleschi. Il locale si sviluppa su una superficie di oltre 1.500 mq e si estende su 3 livelli, di cui due adibiti a ristorante ed uno alle cucine, al magazzino ed ai locali di servizio. Con i suoi 270 coperti, le 2 cucine professionali e i due forni, il ristorante «Sophia Loren - Original Italian Food» offre un servizio di ristorazione, bar, caffetteria, pasticceria e cocktail&wine bar.

All'entrata del locale il cliente viene subito attratto dal protagonista indiscusso: la pizza ed i suoi ingredienti primari di eccellenza che la compongono. Frontalmente, l'ampio banco in marmo dedicato alla preparazione della pizza è delimitato dalla quinta prospettica generata dal lievito madre contenuto nelle sue numerose botti e messo in risalto dal rivestimento delle pareti e dei forni: una texture color oro brillante che genera una superficie tridimensionale e che rimanda ad uno scrigno prezioso che custodisce ed esalta la materia prima di qualità superiore marcando il caposaldo della tradizione della pizza napoletana; il celebre «Oro di Napoli». Questo oro diviene il fil rouge dell'intero concetto architettonico-spaziale.

Le bottiglie stesse, opportunamente illuminate e collocate nelle partizioni ad arco-parete, diventano protagoniste e completano, con altri preziosi elementi di autentica oggettistica ed alcune opere di grande valore, l'attenzione posta alle pareti. Prima tra tutti è l'installazione di Luigi Masecchia, artista italiano conosciuto nel mondo per la sua capacità di trasmettere arte con un numero infinto tappi metallici che, come dei pixel, ricostruiscono il volto sinuoso di Sophia. Il poliedrico artista napoletano Ernesto Tatafiore si è invece occupato di disegnare le illustrazioni dei sottopiatti che riportano il volto di Sophia. Il verde delle piante ed i fiori adornano con eleganza l'intero impianto architettonico alternandosi tra le lampade preziose e le immagini iconografiche di Sophia Loren accuratamente scelte tra migliaia di possibilità. Ogni minimo dettaglio è stato ponderato e cucito su misura dalle stoviglie, ai sottopiatti ed ai bicchieri. L'intento è stato quello di creare un contesto unico a cui vengono consegnate le chiavi all'abilità ed alla magia degli chef. 

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E le sorprese non finiscono qui: le pizze nel menù sono state firmate da Francesco Martucci, miglior pizzaiolo d'Italia 2020 con il locale «I Masanielli» a Caserta, due dei primi piatti lo «Spaghetto al Pomodoro» e il «Mezzo Pacchero Provola e Pancetta» da Gennarino Esposito, chef con due stelle Michelin patron del ristorante «Torre del Saracino», a Vico Equense e la pasticceria da Carmine di Donna già guida della pasticceria del ristorante pluristellato «Torre del Saracino». Il format garantisce una spiccata tipicità dell'offerta proponendo un menu italiano tradizionale ma esclusivo e ricercato, per un pubblico attento ed esigente, in un ambiente elegante e confortevole. Particolare cura è stata dedicata alla scelta del caffè che più autenticamente rappresentasse l'ineguagliabile espresso servito a Napoli. Dopo una lunga selezione, che ha incluso anche piccole torrefazioni con esperienze pluridecennali, la scelta è caduta su Caffè Vesuvio, «cuore napoletano». 

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