Giorgetti: «Crescita a rischio se si alzano ancora i tassi». Fitto: «Flessibilità sul Pnrr»

Il ministro dell’Economia: la guerra all’inflazione può provocare la recessione. Il titolare degli Affari europei: dal Piano arriveranno 8 miliardi di euro per Roma

Giorgetti: crescita a rischio se si alzano ancora i tassi. Fitto: «Flessibilità sul Pnrr»
​Giorgetti: crescita a rischio se si alzano ancora i tassi. Fitto: «Flessibilità sul Pnrr»
di Luca Cifoni
Lunedì 19 Giugno 2023, 23:57 - Ultimo agg. 20 Giugno, 16:47
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Occhio al rialzo dei tassi. La «guerra all’inflazione» dichiarata dalla Bce può avere l’effetto di «indurre recessione». L’allarme, pacato nei toni ma chiaro nella sostanza, viene da Giancarlo Giorgetti, nel corso dell’evento per i 145 anni del Messaggero. Un incontro al centro del quale, in una prospettiva sia romana che nazionale, ci sono proprio la crescita e gli investimenti. Concetti che per il nostro Paese in questa fase sono strettissimamente legati al Pnrr, sul quale si sofferma Raffaele Fitto, il ministro che all’interno del governo ha la responsabilità del coordinamento del Piano. Il messaggio centrale, ancora una volta, è che «la scadenza fondamentale non è quella di questo mese di giugno ma quella di giugno 2026». Dunque il lavoro di revisione deve essere fatto «velocemente ma non in fretta».

LA PARTITA

Tutti questi temi naturalmente fanno parte di una partita importante e delicata, quella dei rapporti tra l’Italia e le istituzioni europee. Che al momento si gioca su vari tavoli. Il Pnrr appunto, ma anche il Patto di Stabilità e crescita e il Mes, il meccanismo di stabilità europea. Sulle nuove regole contabili che dovrebbero entrare in vigore dal prossimo anno Giorgetti si limita a notare come le diverse posizioni dei vari Paesi riflettano interessi diversi, che rappresentano anche «i desiderata degli elettori». Come gli altri «l’Italia gioca le sue carte» e alla fine si dovrà arrivare a «un compromesso che sia di soddisfazione per tutti». Quindi il nostro governo condivide l’obiettivo di riduzione del rapporto debito/Pil, ma ritiene che proprio per questo sia necessario «fare crescita». In questo ambito si colloca il ragionamento sulle scelte di Francoforte, che la crescita rischiano appunto di deprimerla. Le ombre di crisi che si sono già viste in Germania potrebbero presto propagarsi all’Italia. Senza contare che «se si ferma il colosso tedesco, che è il nostro principale partner economico, le conseguenze per noi saranno inevitabili». Secondo il ministro allora «sia la politica monetaria che quella fiscale devono dosare i propri interventi». Un’indicazione, quella della gradualità, che ricalca anche alcuni recenti interventi del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco.
In Europa si discute anche di Mes, nodo che però secondo il titolare dell’Economia al di fuori del nostro Paese «non è questione di vita o di morte».

Mentre il confronto tra commissione europea e autorità italiane sul Pnrr rischia di diventare «una battaglia tra due burocrazie». E qui arriva la frecciatina ai funzionari di Bruxelles: in particolare l’unità che si occupa del Piano «ha un approccio particolarmente cavilloso e formalistico» del quale «si lamentano un po’ tutti e non solo l’Italia».

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IL VERSAMENTO

Le interlocuzioni però non sono solo sulla rendicontazione degli obiettivi scaduti alla fine dello scorso dicembre, che devono sbloccare il versamento della terza rata non pervenuta nella casse del ministero dell’Economia. Ancora più importante è il confronto sugli aggiustamenti da fare per correggere le criticità. «Quando è stato definito il Piano nessuno immaginava di utilizzare l’articolo 21 in corrispondenza di una guerra» rimarca Fitto. L’articolo 21 è appunto quello che permette di correggere in corsa i progetti messi a punto in una fase storica completamente diversa. La strategia enunciata dal ministro ha un pilastro ben definito, quella della flessibilità. Il ministro ha ricordato come dal suo dicastero dipendano sia i programmi del Pnrr, sia quelli dei fondi di coesione che vengono ugualmente dall’Europa e sono destinati in particolare alle Regioni del Mezzogiorno. Questo vuol dire che «se ci si renderà conto che un obiettivo non può essere realizzato entro il giugno del 2026, allora potrà essere spostato su altri programmi». Programmi che hanno una scadenza più lontana nel tempo oppure, nel caso delle risorse nazionali, non hanno uno specifico vincolo temporale.

I FONDI

Il Pnrr incrocia anche Roma, con i circa otto miliardi complessivi che - ricorda il titolare delle Politiche europee - dovranno prendere la via della Capitale. Per i progetti legati al Giubileo, ma non solo. Un’occasione per la modernizzazione della città, incalza a sua volta Giorgetti. Visto che fondi ingenti andranno alla digitalizzazione dei servizi e della stessa pubblica amministrazione. «I turisti che arriveranno per l’Anno Santo del 2025 e potenzialmente per l’Expo devono trovare una città più accogliente» sintetizza il ministro dell’Economia.

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