Lo smart working, pro e contro per i dipendenti pubblici e privati

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Lunedì 4 Ottobre 2021
Lo smart working, pro e contro per i dipendenti pubblici e privati

Dal prossimo 15 ottobre sarà necessario avere il green pass per entrare in qualsiasi luogo di lavoro, pubblico o privato. Che cosa cambia per lo smart working?

Da oltre un anno a causa dell’emergenza Covid 19 la maggior parte delle aziende private e pubbliche hanno adottato lo Smart Working.

Sebbene il lavoro da casa abbia portato numerosi vantaggi, come la riduzione dei tempi e dei costi del pendolarismo, la riduzione delle assenze, il maggiore rispetto delle scadenze, l’aumento dell’autonomia lavorativa, la riduzione dei costi aziendali, una maggiore flessibilità di orari e di spazi, non mancano gli aspetti negativi legati alla nuova condizione sia per i dipendenti pubblici che privati.

Tra i benefici del lavoro agile per una parte dei lavoratori c'è il poter realizzare un migliore equilibrio tra vita lavorativa e vita privata, poiché ci si può organizzare in modo autonomo in merito a tempo e spazio per lo svolgimento del lavoro, con una conseguente diminuzione dello stress da lavoro. Ma attenzione solo nel caso in cui vengono rispettati gli orari di lavoro.

Infatti la maggiore flessibilità di orari ha causato conseguenze negative sulla vita delle persone: stare a casa anche per lavoro ha favorito una condizione di connessione perenne.

In molti casi è risultato difficile riuscire a fare una netta distinzione fra le ore dedicate al lavoro e quelle per il tempo libero, i confini fra la vita personale e quella lavorativa si sono assottigliati. Infatti in alcune aziende si abusa sull’orario di lavoro e nel tempo molti dipendenti accusano malanni. Alcune analisi statistiche hanno rilevato come questo nuovo assetto lavorativo tenda a diminuire lo spazio fisico e psicologico tra vita privata e vita lavorativa.

È ovvio, però, che si devono considerare sempre i singoli casi, poiché i benefici (o gli svantaggi) derivanti dal lavorare da remoto dipendono anche dalle peculiarità caratteriali individuali: bisogna sempre individuare ciò che funziona meglio per ogni persona.

Dal governo è stato stabilito che per i prossimi mesi è stato previsto un accordo individuale con i dipendenti, verranno concordate la durata, le giornate di lavoro in smart working e anche il luogo dove lavorare (che non potrà essere fuori dal nostro Paese).

Per il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta sarà una fase molto particolare da gestire soprattutto dopo il Green pass obbligatorio al lavoro che sarà obbligatorio dal 15 ottobre. Bisognerà trovare un modo per regolare il lavoro da remoto per 3,2 milioni di dipendenti pubblici.

Dunque il lavoro agile continuerà a esserci, anche dopo la fine della pandemia del Coronavirus. Ma a un patto, ovvero che vengano «rispettati i criteri di regolarità, continuità ed efficienza», come specificato da Brunetta quando venne cancellato l’obbligo del 50 per cento di lavoro in smart working per i dipendenti pubblici, previsto durante l’emergenza dall’ex ministra per la Pubblica amministrazione Fabiana Dadone. La novità è che, dopo il 31 dicembre (data fissata, al momento, come fine dell’emergenza), ogni ufficio dovrà avere un suo piano organizzativo per il lavoro agile, con un massimo del 15 per cento di attività da svolgere in remoto. Brunetta ha già fatto sapere che «tra un mese, per la prima volta per il nostro Paese, ci sarà un vero e proprio contratto per il lavoro agile, ci vorrà un pacchetto organizzativo parallelo al lavoro in presenza sul lavoro da remoto».

Che cosa cambia nelle aziende private?

Nel caso di aziende private la gestione sarà diversa. Molte aziende hanno avviato già da tempo il processo di digitalizzazione.

Le aziende possono disporre il lavoro da remoto per tutti i loro lavoratori fino al 31 dicembre 2021, data che segna la fine dello stato d’emergenza e quindi anche della possibilità dello smart working d’emergenza: fino ad allora, si può disporre il lavoro da remoto senza accordi individuali preventivi, come invece prevede la legge sul lavoro agile (la numero 81 del 2017, che fissa regole, diritti e doveri di azienda e lavoratori).

Con la pandemia e lo stato d’emergenza, è stato introdotto lo smart working semplificato: l’azienda può decidere di far lavorare da remoto tutti i suoi dipendenti anche senza accordi preventivi, con turni a rotazione oppure al 100%.

Lo smartworking dovrebbe essere un modo per agevolare i lavoratori permettendogli di gestire al meglio la loro vita privata e per lavorare più serenamente.  – dichiara Mattia Della Rossa, Ceo della Gauss Jordan, azienda che si occupa di consulenza e formazione Sap. – “Nel corso del tempo, invece, si è rivelato un vero e proprio incubo in alcuni settori come la consulenza informatica. Non ci sono più orari di lavoro prestabiliti. Si lavora ininterrottamente oltre le ore 18 ad oltranza. Alcuni manager non rispettano la privacy contattando i propri consulenti SAP a qualsiasi orario (orario di pranzo, prima delle ore 9, oltre le ore 18). Se qualcuno protesta gli viene risposto che lavorando da casa è normale essere contattati. Ormai – continua Della Rossa – “dopo un anno e mezzo questa modalità di lavoro è diventata routine. Ho visto molti colleghi andare in ansia, io per primo. Difficoltà a dormire la notte, difficoltà nel gestire le proprie faccende quotidiane come ad esempio sostenere una visita medica dopo le 18, accudire un genitore anziano, andare a fare la spesa e normali faccende domestiche. A mio avviso – conclude Della Rossa - ci dovrebbe essere un controllo per salvaguardare la salute dei dipendenti che spesso si ritrovano a lavorare in questa modalità ‘malsana’ e gestiti da manager il cui unico interesse è fatturare a discapito degli stessi. In primis l’azienda ha il compito di gestire questi manager e stabilire delle regole per quanto riguarda la gestione degli orari dei lavoratori”.