Stefania Casadio (Esia): “L’impatto ambientale delle imprese? Spesso le aziende sopravvalutano i costi di gestione”

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Giovedì 24 Febbraio 2022

Per molti imprenditori - e non solo per loro - l’Italia è il paese delle carte. Di quelle necessarie ad avviare un’attività economica, a ricevere un finanziamento, a certificare lo stato di salute di un’azienda e, alla fine, a pagare le tasse. Eppure, dietro alla burocrazia non c’è solo l’aspirazione, peraltro spesso disattesa e frustrata, di un controllo capillare da parte dello Stato, ma ci sono anche regole dotate di senso e animate dalla volontà di tutelare lavoratori, ambiente e, in fin dei conti, l’identità e l’economia di queste terre.

 

È in questo contesto che si inserisce l’esperienza, lunga più di un quarto di secolo, di Esia, azienda campana che si occupa di consulenza ambientale e analisi di laboratorio a beneficio di quelle imprese - locali e nazionali - che devono ottemperare a una serie di obblighi di legge. Si va dalle autorizzazioni per le emissioni in atmosfera alla classificazione dei rifiuti, passando per l’analisi del microclima negli uffici, per le valutazioni del rischio biologico e tanto altro ancora.

 

Per molti manager e imprenditori tutti questi obblighi di legge rappresentano poco più di tasse surrettizie, eppure è immediata la relazione tra l’attrattività turistica di un paese e la gestione corretta degli scarichi industriali; tra la viabilità di campagne e città e la salute idrogeologica di un luogo; tra la produttività e la capacità di assicurare ambienti di lavoro sani e puliti.

 

Nonostante ciò sia intuito dai più, sussiste un atteggiamento quantomeno scettico rispetto a tutto ciò che attiene alla salute del territorio e alla relativa responsabilità sociale delle aziende. Eppure, qualcosa sta cambiando ovunque e la Campania non fa eccezione. A testimoniarlo è Stefania Casadio, Direttore generale di Esia, che, se da un lato conferma che imprenditori e manager sono mossi prima di tutto dalla necessità di adempiere a obblighi di legge, dall’altro osserva che qualcosa sta migliorando: “Esia svolge consulenza ambientale da oltre 25 anni. In un quarto di secolo sono cambiate molte cose e troppe, a dire il vero, sono rimaste tali e quali. Ciò che però è cambiato in meglio è l’atteggiamento di molti imprenditori. Si tratta spesso, ma non sempre, di leve più giovani, sinceramente preoccupate dell’impronta ambientale della propria azienda”.

 

Una delle variabili più importanti nella relazione tra settore produttivo e territorio è la dimensione aziendale. In tal senso, il Sud Italia può non essere favorito. Mentre le grandi aziende sono strutturate per attenzionare determinate problematiche e sanno di essere maggiormente soggette a controlli, le società più piccole possono non avere contezza di alcune norme o, intimorite dai costi, possono rimandare alcuni adempimenti. “Si tratta spesso di paure infondate - osserva ancora il Direttore Casadio - perché il più delle volte i costi paventati sono sopravvalutati… viceversa dover riparare a un danno o pagare le sanzioni sono eventualità che alcuni imprenditori ritengono addirittura irrealizzabili. Ecco, va chiarito che il controllo del territorio da parte delle autorità può non essere sempre capillare, ma, quando accade e certifica la mancata ottemperanza alle norme, non importa che tu sia piccolo o grande: sarai multato”.

Stefania Casadio