Coronavirus, le vittime
della mancata programmazione sanitaria

Venerdì 23 Ottobre 2020 di Marco Trabucco Aurilio

È servita una pandemia a far comprendere che tagli indiscriminati, perpetuati dai vari governi che negli anni si sono succeduti, hanno eroso alla base il nostro Sistema sanitario nazionale. Un anno dopo l'altro i bisogni di salute sono aumentati, scontrandosi drammaticamente contro una sanità a due velocità. Il Covid ha reso più evidente e veloce un processo che ha radici profonde. Abbiamo voluto declinare attraverso le Regioni i valori nazionali alla base dell'articolo 32 della Costituzione, ma così facendo abbiamo solo valorizzato le diseguaglianze tra un territorio e l'altro. Tra chi ha puntato su una sanità ospedalocentrica, chi ha creduto sul potenziamento del territorio e chi, stritolato dalla spending review, ha semplicemente tagliato tutto il tagliabile (e anche di più). È servita una pandemia a comprendere l'errore. Ma abbiamo veramente imparato la lezione? Al di là dei buoni propositi, qualche dubbio viene. Oggi l'intero sistema sanitario è concentrato ad arginare l'onda d'urto del Covid. Ed è anche comprensibile. Quello che non si comprende è il tempo perso. Perché, forse, si trascura che purtroppo non esiste solo il Covid. Così, nelle regioni del Sud, è stato annunciato e realizzato il blocco di tutte le attività sanitarie programmate e non urgenti. E la misura sarà presto nazionale. Stop ad interventi non indispensabili e, senza annunci, freno a mano tirato su screening e visite di prevenzione. Proprio la prevenzione per anni sottovalutata e sotto finanziata ed unica - per ora - arma in questa difficile battaglia.

Gli effetti di questo cortocircuito sanitario generato dalla pandemia sono già purtroppo manifesti nei tanti appelli provenienti dalle associazioni di pazienti, dalle tante famiglie che si trovano costrette a vivere da vicino il dramma di una malattia rara o una malattia oncologica: tutte vittime di una mancata programmazione.

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