Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

«Dalla pillola blu al laser verde,
addio alla chirurgia»

Lunedì 13 Giugno 2022
«Dalla pillola blu al laser verde, addio alla chirurgia»

L'andrologia ha avuto negli ultimi decenni uno sviluppo straordinario, tanto da riuscire a risolvere problemi per i quali prima non esistevano soluzioni. Fabrizio Iacono, professore di ruolo di Urologia all'Università Federico II di Napoli, è stato uno dei pionieri dell'andrologia napoletana. Allievo del professore Tullio Lotti (fondatore dell'urologia universitaria partenopea) Iacono, dopo aver conseguito la specializzazione in urologia, nel 1990 si è specializzato anche in andrologia a Pisa, quando a Napoli questa branca non veniva presa quasi in considerazione. «Nel 1982 - spiega lo specialista - Tullio Lotti, mio mentore, iniziò a farmi conoscere e a trasferirmi la passione per questa disciplina ultraspecialistica. Era convinto che avrebbe avuto uno sviluppo straordinario e mi disse che me ne sarei dovuto occupare. Nel 1983 feci un lungo stage negli Stati Uniti per acquisire conoscenze più avanzate che avrei poi importato a Napoli».

Da allora moltissimo è cambiato.
«Sì. All'inizio degli anni 80, ad esempio, avevamo poche possibilità di diagnosticare correttamente e curare la disfunzione erettile. Importai dagli Stati Uniti un sistema per registrare le erezioni spontanee notturne che tutti gli uomini sani hanno durante la fase Rem del sonno. Cominciammo quindi a distinguere la disfunzione erettile di tipo psicologico da quella organica. Purtroppo, le possibilità terapeutiche erano poche, si usavano cure su base ormonale che poco risolvevano e si passava direttamente alla chirurgia. In quegli anni eseguimmo i primi impianti di protesi penine idrauliche. Fu solo dopo il 1983 che il francese Ronald Virag propose le prime iniezioni intracavenose con papaverina, aprendo la via farmacologica alla terapia della disfunzione erettile».

Oggi come si cura?
«Il grande cambiamento si è avuto nel 1999 con l'arrivo del primo farmaco orale per la cura sintomatica della disfunzione erettile, il Sildenafil , la famosa pillola blu. Una svolta epocale. Oggi abbiamo 4 molecole, somministrabili per via orale, che servono allo scopo e funzionano nel 70 per cento circa dei casi. Ovviamente sono farmaci che vanno prescritti da un medico, meglio se specialista del settore. Hanno precise indicazioni e possono avere sia controindicazioni che effetti collaterali».

Se questa terapia non risponde?
«Si può ricorrere all'iniezione intracavernosa di prostaglandina da eseguire in autosomministrazione pochi minuti prima del bisogno o l'impianto di protesi penine idrauliche di ultima generazione che mimano la funzione erettile in modo molto naturale».

Esistono alternative non farmacologiche e non invasive?
«Sì, sono un sostenitore delle terapie riabilitative nei casi di lieve calo della funzione erettiva, magari legata all'età che avanza o ad altre situazioni acquisite. L'impiego di particolari integratori brevettati di ultima generazione, in associazione a sedute di onde d'urto a bassa intensità, riescono a migliorare sensibilmente la funzione sessuale maschile con risultati duraturi nel tempo».

Per l'infertilità maschile che progressi terapeutici ci sono stati?
«Straordinari. Basti pensare alle azoospermie, l'assenza cioè di spermatozoi nel liquido seminale. Questi erano casi praticamente irrisolvibili in passato. Oggi le tecniche microchirurgiche ci consentono di prelevare spermatozoi direttamente dal testicolo ed eseguire poi una fecondazione in vitro risolvendo circa il 50 per cento dei casi».

Passi importanti anche per l'ipertrofia prostatica benigna. Quali sono le ultime soluzioni?
«L'impiego dei laser ha trasformato completamente questa chirurgia, rendendo la procedura minimante invasiva e con una degenza di 24-48 ore. La parte ingrossata della prostata può essere letteralmente vaporizzata per via endoscopica con il laser verde (Green laser) in circa 30 minuti, riducendo al minimo il sanguinamento e facilitando la ripresa post operatoria rendendola estremamente breve». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA